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Dietmar Höss: UNO DI NOI, un film su Alexander Langer...e la resistenza

Quando Dietmar Höss ha deciso di realizzare il film “Uno di noi” di Alexander Langer aveva solo una vaga conoscenza. Diplomatosi nel 1997 alla Scuola di Cinema e documentario Zelig di Bolzano, aveva realizzato alcune opere pregevoli che avevano in comune la scelta di svelare la grandezza che si nasconde in persone sconosciute ai più, quando sono messe nelle condizioni di raccontare i loro pensieri e sentimenti unici.
Questa volta Dietmar Höss ha deciso di confrontarsi con una personalità pubblica. Aveva chiarito fin dall’inizio che non era nelle sue intenzioni di realizzare una biografia di Langer, ma di voler affrontare alcuni temi a lui cari, tenendolo in sottofondo come un ispiratore discreto che ancora spinge all’azione e promuove libertà di pensiero piuttosto che ripetizione passiva di schemi ideologici.
Di Alex Langer ha riproposto alcuni interventi al Parlamento europeo che conservano intera la loro attualità, mentre ha affidato alcuni ricordi affettuosi a Adriano Sofri e Daniel Cohn-Bendit, due suoi amici che, pur con storie ed esiti apparentemente molto diversi, hanno in comune una forte sentimento di ribellione all'ingiustizia e insieme una costante attenzione alla responsabilità degli individui e insieme delle istituzioni.
Questa parte è un film nel film, con tempi lenti, primi piani, lunghi silenzi che vogliono lasciare il tempo per un lavorio interiore delle parole sentite e per consentire di decifrare la personalità e la sincerità degli autori. Sofri parla dalla prigione in cui è stato rinchiuso, fino alla provvisoria scarcerazione per malattia, parlando delle difficoltà e della solitudine, forse disperazione, di chi s’impegna per invertire la ruota imprevidente della storia.. Cohn-Bendit interviene dal suo ufficio di presidente del gruppo Verde al Parlamento Europeo che viene inquadrato dalla cinepresa come simbolo dei “palazzi” in cui si barricano i potenti del mondo. Ma le cose che dice sono più che ragionevoli, a partire dalla drammatica constatazione che se la politica volesse cambiare radicalmente e rapidamente gli stili di vita delle persone, come da più parti auspicato, si troverebbe ad essere inesorabilmente sfiduciata dagli elettori.

Dietmar Höss inserisce nel film due storie emblematiche mescolando interviste a immagini eloquenti. E affida il compito di analizzare gli squilibri generati da un rapporto ingiusto tra Nord e Sud del mondo, tra paesi poveri e paesi ricchi, a due pensatori molto noti nel mondo di lingua tedesca: lo svizzero Jean Ziegler, consulente Onu per l’alimentazione, e il germanico Franz Josef Radermacher cofondatore del “Global Marshall Plan” e vice-presidente dell’Ökosozialer Forum Europa.
Il film propone dunque una lunga testimonianza di Lena Zühlke, una giovane “alternativa” di Amburgo che con il suo fidanzato aveva raggiunto Genova pensando di poter manifestare in forma pacifica contro il vertice del G8 in quel luglio 2001. Aveva 24 anni ed era uscita in barella dalla Scuola Diaz per essere ricoverata in ospedale con due costole rotte. E mostra immagini dure del pestaggio di manifestanti, tanto più odiosi perché commessi da uomini che dovevano essere addestrati a controllare la violenza, anche dei piccoli gruppi di violenti, infiltrati nei cortei, che con il loro stupido comportamento hanno pure contribuito ad uccidere un promettente movimento di massa nata a Porto Allegre.
Racconta inoltre la storia della CAP Anamur, una nave messa in mare dall’omonima associazione tedesca, il cui comandante Elias Bierdel è ancora sotto processo ad Agrigento perché accusato di aver portato clandestinamente a Palermo, nell’estate 2004, 37 profughi del Darfur, che aveva salvato da un gommone in panne nei pressi delle coste libiche.
Pur mancando il racconto dei diretti interessati, poi espulsi, questa è la parte più convincente del film, con una storia compiuta, immagini drammatiche, le testimonianze del comandante della nave, di Salvatore Cavallero un ironico volontario del Laboratorio sociale Zeta, di un pacato e acuto docente universitario di Palermo, il prof. Fulvio Vassallo, che spiega le ragioni di questo inarrestabile esodo che preme dall’altra sponda del Mediterraneo e che inquieta così tanto governi e cittadini non per questo razzisti.
Come si legano queste storie ad Alexander Langer? “Uno di Noi – scrive nella presentazione del film Dietmar Höss - si confronta con le speranze europee elaborate da Alexander Langer. Presenta alcuni discorsi da lui tenuti al Parlamento, tra il 1989 e il 1995, e dà la parola ad alcune persone che sono in sintonia con la sua sensibilità e il suo modo di agire. Per strade diverse s'impegnano tutte per un mondo più giusto e solidale e cercano di promuovere una resistenza attiva alla violenza dominante, per rendere concreti le utopie e gli obiettivi che si sono dati. Il film mostra com'è difficile condurre questa lotta e come deve fare i conti con una violenza (statuale e privata....) quotidiana senza fine. Guarda con preoccupazione a come questa nostra unica terra stia andando fuori controllo e come acquistano sempre più importanza le persone che, come Langer, s'impegnano per mantenere fermi almeno alcuni principi etici di condotta”.
Questo il Film. Nessun accenno al Sudtirolo, forse perché non esistono ancora oggi le condizioni per consentire ad un profeta della convivenza di essere considerato un patria come una risorsa.
“Solo in lingua tedesca – dice Adriano Sofri a conclusione del film – la parola Frieden, pace, si associa alla parola cimitero, Friedhof”.

(edi rabini)

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Dietmar Höss. Nato nel 1959 a Monaco di Baviera ha studiato architettura a Rosenheim e poi scienze politiche a Monaco. Dal 1996 lavora come autore, regista, produttore. Tra il 1996 e il 1999 ha studiato alla Scuola di cinema e documentario Zelig a Bolzano.
Dal 2000 fa parte dei soci fondatori della Blue Star Filmproduktion che dirige dal 2005. Nel 2003 fonda la casa discografica Salon Rot.
Filmografia: 2007 Uno di noi; 2003 H€imat; 2000 Cianci Gatti; 1997 Fisch; 1995 Max und Moritz