pro dialog

Euromediterranea

Biancamaria Bocchio e Maria Luisa Bassi: Come un’archeologa
Com’è cambiato il ruolo dell’ostetrica?

Bocchio B: A grandi linee, la figura dell’ostetrica è cambiata molto nel rapporto con le donne. La nascita domestica si è trasformata in un parto ospedaliero di massa. Anche il rapporto tra le donne e le ostetriche è molto cambiato. Il parto è diventato “tecnico” e di conseguenza anche il lavoro delle ostetriche. Questo cambiamento è iniziato negli anni 50-60. In ospedale il rapporto dell’ostetrica con le donne non era più così personale e individuale come a casa. L’esperienza del parto si allontanava dall’esperienza della famiglia, dall’esperienza della collettività. Il parto veniva inoltre fortemente medicalizzato. Dopo gli anni 80 si è incominciato a parlare dell’umanizzazione del parto. Si voleva rendere importanti le persone del parto, innanzitutto la mamma e il bambino, ma anche il padre che assieme alla madre alleverà il bambino.

Nell’area tedesca, in quella anglosassone, nei Paesi Bassi e in quelli scandinavi questi temi sono molto sentiti, vi sono numerose ostetriche che fanno tutto per rendere il parto un’esperienza di valore per la famiglia. L’Alto Adige - essendo una regione di confine - ha molti di questi impulsi ed è una terra dove si partorisce bene (globalmente bene, rispetto a molte altre zone in Italia), anche in ospedale.

Insieme alla riscoperta del valore del parto per la donna, anche l’ostetrica ha riscoperto la fisiologia del parto. Alla fine degli anni 80, all’apice della medicalizzazione, le donne e le ostretiche hanno incominciato a chiedere cose diverse: si è così tornati al parto a domicilio, ma non tanto quello degli anni 40-50 o di prima della guerra. Il parto in casa è diventato una scelta consapevole. Questa è comunque però sempre rimasta una via di nicchia, la gran parte delle donne partorisce in ospedale. Anche molti ospedali hanno contemporaneamente intrapreso un percorso di umanizzazione della nascita. La rivalutazione del ruolo dell’ostetrica oggi passa sia per le nuove conoscenze scientifiche acquisite sia attraverso il valorizzarsi come figura di riferimento personale per la donna, non solo nel momento del parto e della gravidanza, ma anche nell’adolescenza, nel passaggio della vita da ragazza alla vita adulta fino alla menopausa, che segna la fine della fertilità.

Com’è cambiato il lavoro nell’AIED?

Bassi ML: Negli anni ’70 l’evoluzione della scienza medica aveva espropriato e medicalizzato pratiche da sempre in mano alle donne, alle ostetriche o esperte in medicamenti tradizionali ed alternativi. Il consultorio A.I.E.D. nasce nel 1973 da un collettivo femminista, il gruppo Alexandra Kollontaj, facendo proprio lo slogan “le streghe sono tornate” proprio contro questo nuovo approccio al corpo delle donne e perché volevamo per noi e per le altre donne luoghi ed opportunità che consentissero una gestione personale , consapevole e responsabile del proprio corpo. Attraverso la pratica della condivisione tra le operatrici e le donne che si rivolgevano al consultorio, nei primi anni ci siamo occupate principalmente di contraccezione e di sessualità, cioè di liberare il corpo delle donne da una maternità non desiderata.
Circa dieci anni dopo, con l’obiettivo di restituire alle donne anche l’esperienza della gravidanza e del parto, abbiamo iniziato a proporre percorsi di preparazione alla nascita e affidato all’ostetrica il compito di seguire e sostenere le donne durante questa importante fase della loro vita.


Le vostre attività principali e il loro scopo?

Bocchio B: Seguire la gravidanza, il corso di accompagnamento della nascita e il corso dopo-parto, sono tutte attività che di per sé perseguono tutte lo stesso scopo, vale a dire restituire alla donna la competenza di avere un bambino, di partorire, di allattare e di educare il bambino.
È noto che le donne che frequentano corsi di accompagnamento alla nascita partoriscono meglio e allattano di più.

Avete seguito un esempio?

Bocchio B: Verena Schmid è una maestra ostetrica, fondatrice del “Marsupio”, la Scuola Elementale di Arte Ostetrica. È un’ostetrica con molte virtù e molto carisma. È stata una maestra per noi, nel senso che lei ci ha aiutato a scoprire le nostre qualità in ostetricia. Lei sostiene che il nostro lavoro è simile a quello di un archeologo: tirare, rispolverare, tirare via quello che c’è sopra e trovare la potenza femminile originale.


Biancamaria Bocchio ostetrica
Maria Luisa Bassi cofondatrice del consultorio AIED



AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica

Die Vereinigung AIED wurde am 10. Oktober 1953 von einer Gruppe von Journalisten/-innen und Wissenschaftlern gegründet.
Die Beratungsstelle AIED in Bozen wurde als Teil der Vereinigung AIED im Jahre 1973 durch die Frauengruppe Alexandra Kollontaj geplant und eröffnet. Präsidentin wurde Andreina Emeri. Als Mutter von vier Kindern und praktizierende Anwältin wurde sie mit den vorgebrachten Forderungen auch von Männern ernst genommen. In der Beratungsstelle übernahm sie unentgeltlich den Dienst der Rechtsberatung.
AIED war und ist eine Anlaufstelle für Frauen mit dem Ziel, Informationen im Zusammenhang mit den Verhütungsmitteln zu vertiefen und zu verbreiten. Man wollte einen Treffpunkt schaffen, an dem man frei über Gesundheit und allgemeine Frauenprobleme sprechen kann. In der Beratungsstelle lernt man den eigenen Körper besser kennen, kann die eigenen Schwierigkeiten und Ängste mit anderen teilen und die nötigen Kenntnisse erwerben, um selbst weitgehend für die eigene Gesundheit zu sorgen.
Zum Aufgabenbereich der Vereinigung zählen Beratung und ärztliche Betreuung bezüglich Verhütungsmittel, Beratung und Betreuung bei sexuell übertragbaren Krankheiten oder bei Schwangerschaftsunterbrechung, psychologische und Sexualberatung. Neben frauenärztlichen Untersuchungen werden Hilfe bei Stillproblemen, sowie Vorbereitungskurse zur Geburt und Kurse für junge Mütter nach der Geburt, sowie Psychotherapien und Beratung beim Rechtsanwalt angeboten. Auch für Frauen in den Wechseljahren steht bei verschiedenen Treffen die Tür offen.
Zu Beginn basierte die Arbeit auf rein ehrenamtlichem Engagement der Beteiligten, heute arbeiten mehrere Mitarbeiterinnen in dieser Beratungsstelle.
Der kostenlose Dienst steht allen offen: Gruppen, Paaren oder Einzelnen. Auch wenn diese noch nicht Volljährig sind, brauchen sie keine Erlaubnis der Eltern.

Eine weitere Anlaufstelle ist die Familienberatungsstelle Lilith in Meran, die 1979 von der „Meraner Frauengruppe“ gegründet wurde. Lilith ist eine zweisprachige sozial-sanitäre Einrichtung, die allen zur Verfügung steht.


Informationen erhalten Sie unter:

AIED Bozen, Eisackstr. 6, Bozen,
Tel. 0471 979399, www.aied.it oder consultorio.aied@virgilio.it

Familienberatungsstelle Lilith, Plankensteinstr. 20, Meran
Tel. 0473 212545, www.frauenforumdonne.it/de/frau/lilith.htm oder lilith@dnet.it