pro dialog

Alexander Langer

Un viaggio a Mosca
Sono stato a Mosca dal 9 al 18 marzo 1988, invitato dall'associazione Ecologia e pace, che è una sezione del Comitato sovietico di difesa della pace, per partecipare alle celebrazioni dei 125 anni dalla nascita del naturalista e filosofo Vladimir I. Vernadskij, con una relazione sulla presa di coscienza "verde" nel mondo occidentale, tenuta in un seminario vernadskiano alla presenza di relatori e discussants sovietici, polacchi, statunitensi, cecoslovacchi. Il viaggio a mie spese, il soggiorno organizzato dal Comitato, all'Hotel Ukraina: cosi ho potuto capire bene quale peso ufficiale relativamente modesto, alloggio al sedicesimo piano si è voluto dare alla mia visita; il mio omologo statunitense David Krieger, della Nuclear age peace foundation, era sistemato in una stanza più lussuosa, al quarto piano, del medesimo albergo. Ho avuto modo di girare parecchio, anche da solo, e ho incontrato moltissime persone: ufficiali, informali e gente comune. In genere venivo presentato come "un leader verde italiano".Era il mio primo viaggio in Unione Sovietica, viziato dalla mia non conoscenza della lingua. Le comunicazioni avvenivano prevalentemente in inglese, talvolta anche in altre lingue europee occidentali. Due guide "alternative" mi sono state particolarmente utili a Mosca. Una dal vivo, l'altra stampata. Quella stampata si chiama Mosca e Leningrado, di Giampiero Piretto, edita dalla Clup. Quella dal vivo la voglio chiamare Svetlana; graduata in filosofia, molto attenta a tutto ciò che riusciva a sapere dal mondo occidentale e dal suo mondo sovietico, fondamentalmente pessimista sull'esito della perestrojka gorbacioviana. Anzi, diffidente verso la sua stessa ispirazione e sincerità."Fumo negli occhi, riverniciatura di facciata, tentativo di prolungare la vita di un sistema agonizzante", al quale tuttavia non vede alternative e quindi si rassegna, temendo che la stagione di certe liberalizzazioni possa già finire dopo un anno. E' "invidiosa" di quante notizie sulla vita interna dell'Urss io riesco a carpire in pochi giorni, di cui lei forse non saprà mai nulla. Ne è come offesa. Anche l'ambita "Moskovskie novosti" non riesce quasi mai a procurarsela. Non mi crede quando il sabato le annuncio che il giorno dopo ci sarebbe stata un'assemblea al cimitero armeno di Mosca, e cosi se la perde, con grande rabbia del giorno dopo. E sorpresa di quanta vita "alternativa" spunti tra le maglie del sistema e ammira ma non segue i giovani che credono di poter cambiare qualcosa. "Tutto quello che vedrete di grande e ritenuto bello qui si chiama Lenin", ci avverte fin dal primo momento. Ride di gusto quando commento una serie di monete celebrative con i padri fondatori del marxismo con la definizione "la sacra famiglia".

Verdi sovietici. Il mio interesse principale e rivolto a conoscere dei verdi sovietici, a rendermi conto dell'impatto prodotto dalla tematica ecologista. Non resto deluso. Persino il termine zelenji (verde) viene usato con naturalezza. "Ecologia" sembra essere il grimaldello magico del momento, che apre le più svariate porte: quelle tra Est e Ovest, tra ambienti informali e persone (o gruppi) più vicine al regime, quelle della critica politica, dell'impegno giovanile, e sicuramente anche di certa moda intellettuale e politica. Sento toni di sincera preoccupazione per lo stato della biosfera (da parte di scienziati), di desolazione per come il patrimonio storico e architettonico russo e stato distrutto (tematica su cui va forte la cosiddetta "ecologia culturale", molto diffusa a Mosca e Leningrado, come mi viene riferito), di indignazione per la dissipazione dell'immenso patrimonio naturale dell'Urss. Troverò gruppi e persone che si considerano verdi, e raccolgo giudizi sui verdi e sul ruolo dell'ecologia: tutto sembra indicare che davvero si nasconde una notevole potenzialità in questa tematica, non cosi facilmente riducibile allo schema regime/opposizione o Est/Ovest.

Verdi ufficiali ed informali. " T. fa l'ecologista per poter viaggiare in Occidente", "N. fa il verde per fare carriera", "M. e più attivo nei convegni che nella realtà": sono giudizi che ricorrono qualche volta, anche all'interno e tra le maglie di Ecologia e pace, l'aggregazione verde incentivata dall'alto. Se non altro vuol dire che è un richiamo forte, quello dell'ecologia. Noto che tra i gruppi informali come per esempio Obscina, Dop (squadre di protezione della natura), Il popolo delle foreste, Wachti mir (guardia della pace), Montagna Calva, Spasenie (salvaguardia, una specie di Italia Nostra sovietica, informale), ecc. e le associazioni più ufficiali, come Ekologia i mir o l'organizzazione giovanile Eko-Centr o il Consiglio giovanile per la protezione della natura, non c'è quel gelo che contraddistingue i rapporti tra pacifisti dissi- denti e pacifisti di regime, o più in generale tra oppositori e moderatori. Lo stesso mio viaggio e potuto avvenire grazie a un intreccio di sollecitazioni informali e più ufficiali. La rivendicazione di eko-glasnost' (termine da me coniato scherzosamente e subito accolto con divertito entusiasmo) e comune e generalizzata: si vorrebbero valutazioni di impatto ambientale, audizioni pubbliche, perizie imparziali su pro- getti, diritti di ricorso e di protesta, libertà di manifestare, accesso alle informazioni ambientali... Non stupisce troppo la mia informazione che anche da noi non e molto radicata la eko-glasnost'.

Studenti. Ho alcune occasioni di incontrare degli studenti di straforo: in una delle torri dell'università (uno dei sette "grattacieli di Stalin"), dove hanno i loro alloggi, e una sera a una festa in un collegio per studenti esteri (prevalentemente dei paesi dell'Est e del Terzo Mondo, ma anche con qualche ospite occidentale). Sanno di essere dei privilegiati, e che il loro privilegio e precario. Gli alloggi nella torre universitaria (tre studenti per stanza, dodici-quindici altri quadrati) non tradiscono questo privilegio. Sono tutti molto interessati a sapere a quali filosofi ci si ispiri in Occidente, e in particolare a quali filosofi si ispirino i verdi. L'unico nome che conoscono tra la ventina che menziono, nella speranza di far balenare un punto di contatto, e quello di Erich Fromm, di cui uno studente ha letto un libro in traduzione inglese, avuto per vie traverse. Anche Tolstoj e Gandhi sono conosciuti, di nome, e quasi si stupiscono di sentirli citare tra i "padri" dell'ispirazione verde occidentale. Sono molto attratti dalla critica antitecnologica, e suggerirebbero ai verdi occidentali di pronunciarsi apertamente contro la tecnologia, sicuri che i consensi che in tal modo si guadagnerebbero sarebbero superiori alle perdite.

Mi domandano quali filosofie vengano insegnate nelle nostre università, e si stupiscono del pluralismo e dell'indifferenza di cui racconto. Nelle vetrine dei loro istituti spiccano solo testi ortodossi; il nome più "stravagante" che incontro e Gramsci. L'ultimo giorno della mia permanenza noto una ragazza con il distintivo del millennio cristiano: san Vladimiro che erige una grande croce. Racconto ad alcuni di questi studenti (di storia e di filosofia) del mio incontro con Roy A. Medvedev: un nome che non conoscono neanche, e quando riferisco dei suoi studi, delle sue pubblicazioni all'estero, delle sue opinioni espresse nel corso di una lunga conversazione, si sentono come defraudati.

Est-Ovest. Tra i personaggi più interessanti che incontro c'è Viktor Hirschfeld, figlio circa sessantenne di un alto esponente dell'ambasciata sovietica a Berlino prima del l939, ufficiale dell'Armata rossa in pensione. I suoi pensieri ruotano principalmente intorno alle questioni della sicurezza e del disarmo. Si muove lungo le linee della proposta Palme- Bahr e di ogni altra idea che suggerisca zone-cuscinetto a ridotta densità militare tra i blocchi, processi di parziale delinking di aree con una loro omogeneità potenziale (Scandinavia, Balcani, ecc.), spera molto in Gorbaciov, si attende dai verdi occidentali impulsi importantissimi che immagina poi le socialdemocrazie dovranno "rubare" e realizzare. Con lui, e con alcuni altri interlocutori, verifico la positività e la forza dell'idea di intensificare contatti e scambi informali tra Urss e Occidente. Non e facile, si sa e si ammette, ma " spera che ora le occasioni possano moltiplicarsi, che anche la posta cominci ad arrivare a destinazione e che qualche viaggio magari su invito di istituti culturali o scientifici inizi a essere autorizzato.

Sottopongo a diversi interlocutori le idee e il lavoro dell'East-West-Dialogue-Network, con segreteria a Berlino Ovest, di cui anch'io sono membro, ma noto in parecchi casi che esso o e del tutto ignoto o non gode di grande credibilità perché ha finora avuto come quasi unico interlocutore moscovita e sovietico il Moscow Trust Group, che non risulta molto stimato. Un lavoro, quello del Network, finora concentrato soprattutto sulla Polonia, sull'Ungheria e sulla Cecoslovacchia, che ora meriterebbe di essere rivisto ed esteso all'Urss e ad altri paesi.

Giovani "socialisti". Ho alcuni incontri con i giovani che fanno capo alla Federazione dei club socialisti (Fsok), organismo informale con una decina di club a Mosca (circa trecento aderenti), e altri federati in altre città. Come tutti i gruppi informali, anche loro hanno un raggio d'azione piuttosto limitato: i loro piccoli bollettini (dattiloscritti) e comunicati circolano in alcune centinaia di copie (non esistono fotocopiatrici accessibili), i loro dibattiti restano fortemente interni, ma negli ultimi due anni il loro orizzonte si e notevolmente allargato, anche attraverso scambi con la sinistra occidentale (tedesca e italiana, soprattutto). Nel loro definirsi "socialisti" si colgono soprattutto due aspetti: vogliono essere di sinistra, e lo ribadiscono continuamente, ma disprezzano tutto ciò che puzzi di comunismo. Vi confluiscono elementi del socialismo bakuninista e comunque premarxista russo, riferimenti al socialismo occidentale (pluralismo e coesistenza con il mercato, seppure magari addomesticato), speranze nei verdi (conoscono meglio i verdi tedeschi e li trovano a volte eccessivamente affascinati dal marxismo). Ritengono che sia doveroso e possibile "egemonizzare da sinistra" attraverso il movimento "ecologista culturale" il risveglio dell'identità russa, sottraendolo alla perniciosa influenza del Pamjat', "un movimento come quello di Le Pen".

Nuova borghesia. Passo una sera non per mia scelta in una casa della nuova borghesia. Si tratta di una famiglia di letterati di Stato (scrittori, editori e loro amici di pari grado). L'appartamento e nettamente diverso dalle piccole e anguste abitazioni che avevo visto finora, e assomiglia a una casa di stranieri occidentali (kapstran): moquette, elettrodomestici, bassi tavolini di vetro, luci indirette, mobili pretenziosi, attrezzi di elettronica hi-fi, pareti del bagno tappezzate di mattonelle e specchi, e il tutto insolitamente spazioso. La conversazione e salottiera e taglia fuori le don- ne, che non comprendono l'inglese. Tra l'altro si parla del- la Chiesa russa ortodossa, che viene criticata non solo in quanto oscurantista, ma anche per le ricchezze di cui disporrebbe: "Pensi un po', possiedono monasteri anche in Grecia e in Palestina...". Il buffet scomodo, in piedi, abbondante e con ricca scelta e all'occidentale.

A un certo punto io, che avevo creduto di essere l'attrazio- ne della serata, devo far posto (anche fisicamente, visto che ero seduto davanti al televisore) al vero ospite d'onore: un videofilm inglese con un comico che si esibisce in scenette un po' sexy sul tema della caccia a donne con forme procaci. Il tutto accompagnato da una monotona traduzione in russo che si sovrappone con una sola voce sul testo inglese. Cattiva anche la qualità dei colori e della copia del video. Tutti (salvo alcune signore che preferiscono intrattenersi in cucina) si spanciano dalle risate. Notano un certo mio disappunto e credono di averne capito l'origine: " Sa, deve scusarci, ma purtroppo da noi la qualità dei videofilm colore, doppiaggio, ecc. e ancora molto bassa".

Nuovi spazi. Nonostante che tutti si appellino alla glasnost' e alla perestroijka per legittimare le opinioni e le iniziative più diverse, pochi dei miei interlocutori credono che lo Stato sia un granché riformabile. Piuttosto sperano in nuovi interstizi da occupare e da attivare con le proprie idee ed energie. Per esempio, qualcuno pensa che avere a disposizione un computer aiuterebbe molto a elaborare e diffondere nuove idee e stabilire contatti. Altri pensano alla fondazione di un'istituzione per lo scambio di giovani tra Est e Ovest, al di fuori delle organizzazioni ufficiali, e dicono che lo scrittore Cingiz Ajtmatov, con il suo forum "Issyk-Kul", potrebbe farsene promotore o patrocinatore. Altri ancora cominciano a riempire i nuovi spazi economici lasciati alla piccola iniziativa privata: nell'ex monastero di Izmailovo ogni sabato si svolge un mercatino dove giovani artisti ed artigiani vendono collanine, quadri, oggetti di ceramica, di rame, ecc.: accanto a prodotti di cattivo gusto (tramonti e nature morte, nudi compresi) si trovano a caro prezzo veri e propri articoli di gioielleria povera e alternativa. Qualche ristorantino, come il Kolchida, di fronte al teatro delle marionette, e gestito da cooperative di giovani intraprendenti. I modi per procurarsi riviste e libri occidentali si moltiplicano e si di- versificano, e la stessa televisione ufficiale comincia a tra- smettere interviste non simulate: una militante critica del Comitato per la pace mi racconta con stupore che una sua intervista e stata integralmente trasmessa.

Uskorenie. Molte delle persone che incontro ragionano in termini di tempi lunghi, di storia. Intravedono, per esempio, un possibile nuovo rinascimento dopo il superamento della conflittualità tra i blocchi e la conseguente smilitarizzazione del mondo, e pensano che l'ecologismo possa sviluppare le idee necessarie per una nuova era. Altri sono più catastrofisti e temono che ormai il disastro ecologico "civile" possa colpire con maggior probabilità ed effetti più devastanti della stessa ipotesi di guerra o incidente nucleare. Nessuno di quelli che incontro si accalora in discussioni sulla superiorità di uno dei due sistemi o si fa grandi illusioni sulla modificabilità, in tempi brevi, di quei sedimenti della storia che hanno portato alla superiorità mondiale del sistema industrialista e alla partizione in blocchi contrapposti del globo, in particolare dell'Europa. Ma non si può negare che il nuovo corso gorbacioviano ha posto fine per molti al "periodo della stagnazione", come lo chiamano, e ha suscitato perlomeno nelle élites, perché a livello di gente comune non si nota, né potrei dire alcunché in proposito un clima di movimento, di aspettative, di fervore, di creatività. I sostenitori ufficiali di Gorbaciov usano spesso la parola uskorenie (accelerazione) per definire il compito del momento.