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Andreina Emeri: presentazione

26.11.2005, Andreina 1936-1985

In una notte chiara di 20 anni fa, Andreina Emeri si è addormentata per sempre: un libro aperto sulle ginocchia, il silenzio del mare, il desiderio di pace, alcuni compagni di viaggio nelle vicinanze.
E’ forse successo anche a lei come al visir del racconto di Ivo Andric “Quel ponte sulla Zepa”. Improvvisamente, senza ragione apparente, si sentì sola e desiderò il silenzio sopra ogni altra cosa.
O forse il male oscuro della politica, con quel suo naturale espandersi di relazioni strumentali e l’innaturale restringersi degli spazi per la cura di sé e delle amicizie personali che erano state il sale della sua straordinaria vita, l’aveva molto affaticata.
Leggendo i verbali del Consiglio provinciale e i suoi scritti che si trovano qui raccolti; parlando con persone che l’avevano conosciuta e molto amata, i suoi familiari in primo luogo, il ricordo di lei ha cominciato a prendere sempre più corpo.
La sua baldanzosa presenza, nel piccolo Liceo di piazza Domenicani, ricordata dai suoi compagni di scuola, racconta l’ingresso di una giovane donna, ben sostenuta da una famiglia premurosa e rispettosa, in un mondo di adulti occupato a curarsi le ferite di una guerra sanguinosa prodotta da due dittature feroci.
In quello spazio vuoto, Andreina rifiuta di aggrapparsi alla nostalgia di un passato sconfitto e sceglie di dedicarsi all’invenzione di un modo nuovo di stare nella vita, a cogliere il meglio di ciò che fioriva tra le macerie: la complicità amicale ben declinata già allora al femminile, lo studio e le buone letture non solo scolastiche, l’esplorazione di una natura accogliente, i primi viaggi e i primi amori.
Con in dote questa potente consapevolezza di poter generare in proprio idee e nuova vita, di dare con gioia e di ricevere con riconoscenza, Andreina ha percorso la sua strada: gli studi universitari, il precoce matrimonio, la famiglia subito numerosa, il sogno comunitario del ’68, l’accompagnare i figli alla libertà adulta, lo stare con la stessa curiosità nel piccolo e nel grande mondo.
E il femminismo, prima di tutto, subito ricco di concretezza e progettualità sociale. E la politica infine, naturale approdo di un’autorevolezza e una rappresentatività spontaneamente riconosciuta.
Con questo ancora incompleta raccolta, che speriamo altri vorranno in futuro arricchire, vogliamo tentare di restituire a lei, a 20 anni dalla morte, un po’ di quanto ci ha regalato con una generosità senza limiti.
E di metterla nell’albo prezioso delle donne sudtriolesi che hanno molte solide ragioni per essere nel tempo ricordate e ri-conosciute.

Edi Rabini

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