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Dichiarazione di appartenenza etnica

15.11.2005, seduta cons.reg. 28.3.1985
Il disegno di legge di cui discutiamo oggi è una piccola cosa e a mio parere potrebbe venire tranquillamente approvato, non solo dalla DC, ma anche dalla SVP, perché non va a intaccare minimamente i sacri principi, stabiliti dallo Statuto d'autonomia e dalle norme d'attuazione.
E' una piccola cosa, ma nel caso venisse respinto sarebbe un fatto molto grave, perché andrebbe a incidere sul diritto di elettorato passivo, limitandolo. Infatti l'esclusione anche di un solo cittadino dal diritto di candidare e di sottoporsi al giudizio degli elettori, significa la limitazione del diritto di tutti gli elettori di scegliere e quindi significa una grossolana limitazione del diritto di elettorato attivo di tutti.
Io credo che questo tipo di limitazioni possano essere poste da una legge solo quando vi sia un motivo d'intrinseca necessità di farlo. E certamente non è questo il caso, perché l'obbligatorietà del certificato di appartenenza non è, sul piano della logica, in nessuna maniera indispensabile per il regolare svolgimento delle elezioni.
Non occorrono molte parole per dimostrare questo fatto, dal momento che da decenni si svolgono libere e normali elezioni in Sudtirolo, proprio elezioni comunali come quelle di cui stiamo parlando oggi, senza che vi sia stata la necessità del certificato di appartenenza linguistica. Anche dopo lo svolgimento del censimento 1981 ci sono state libere e regolari elezioni, nelle quali non era necessario l'uso del certificato di appartenenza.
Voglio per un momento andare più in là e dire che in base all'articolo 61 dello Statuto non vi è neppure la rigorosa e stretta necessità che un candidato debba fare la dichiarazione di appartenenza ad hoc, perché l'unica conseguenza che potrebbe derivare dalla mancanza di una simile dichiarazione è che questo candidato, una volta eletto, non andrebbe a far numero per la partecipazione a titolo etnico alla Giunta, né potrebbe, a titolo etnico, far parte della Giunta.
Io ritengo che i liberi cittadini del Sudtirolo debbano, o possano comunque, avere una simile possibilità di scelta: di farsi rappresentare da un simile candidato, da un simile eletto.
Quello che secondo me non bisogna mai dimenticare quando si parla di leggi elettorali è che il vero controllo deve averlo in mano l'elettore e non il legislatore.
Oggi però non discuteremo di questa ipotesi un po' fantascientifica. In questo momento discutiamo semplicemente del nostro piccolo disegno di legge che vuole sostituire la necessità della presentazione del certificato di appartenenza linguistica relativo alla dichiarazione resa in occasione del censimento con una dichiarazione "ad hoc" così com'è per le elezioni provinciali. Coloro che finora hanno parlato contro il nostro disegno di legge non hanno portato elementi o argomenti contrari di merito.
Penso che se per raggiungere uno scopo è possibile usare uno strumento meno limitativo delle libertà civili, che abbia minori effetti collaterali in relazione al diritto di elettorato passivo, questo strumento più leggero deve essere usato, perché altrimenti per forza di cose si cade nell’illegalità costituzionale.
Si dirà che questa legge è in vigore da anni, senza che questo sospetto di incostituzionalità l'abbia mai sfiorata. Sì, questa legge è in vigore da anni, ma in realtà non è mai stata applicata, non ha mai trovato lo scontro diretto con la realtà. Nessun cittadino è stato escluso dal diritto all'elettorato passivo sulla base di questa legge e il giorno in cui lo sarà - e forse questo giorno non è lontano - allora vedremo che potrà succedere.
A mio parere, proprio questa sproporzione tra il fine che ufficialmente e apertamente si sostiene di voler perseguire con lo strumento dell'obbligatorietà della presentazione del certificato di appartenenza, è rivelatrice del fatto che in realtà lo scopo ufficiale non coincide con lo scopo reale. In realtà lo scopo viene a coincidere con lo strumento: cioè il certificato di appartenenza, la sua diffusione, la diffusione del suo uso, il fatto di renderlo indispensabile.
Questo è in realtà lo scopo che si prefigge la legge che noi vogliamo modificare.
In realtà si vuole fare di questo certificato l'asse portante del sistema politico, sociale, civile della nostra provincia e del nostro sistema.
Si vuole far capire a ogni cittadino del Sudtirolo che in Sudtirolo non esiste l'uomo, ma esiste soltanto l'appartenente ad un gruppo; che garanzia dei diritti civili non ci può essere, se non all'interno del gruppo.

(dall'illustrazione di un disegno di legge volto a modificare l'obbligo della dichiarazione di appartenenza per l'esercizio dell'elettorato passivo - verbale di seduta del Consiglio regionale del 28.3.1985)
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