pro dialog

Alexander Langer

Albania: la fine del sogno italiano

A Bari, nella settimana di Ferragosto del 1991, l’Italia e l’Europa occidentale hanno “perso la faccia”. L’8 agosto 17 mila albanesi sono approdati sulla costa della Puglia e il 18 agosto sono stati quasi tutti rispediti in Albania. Dieci giorni di sconsideratezza, disumanità, ipocrisia, brutalità, inganno, conflitti di competenza, disperazione e delusione.

Anche le chiatte, soprattutto la “Vlora”, che del tutto inaspettate e fino all’ultimo non avvistate dalla Marina italiana, ormai alla vigilia di ferragosto, hanno attraversato l’Adriatico e sbarcato altre migliaia di albanesi, per lo più giovani e maschi, sull’orlo del piatto del benessere occidentale, erano stracolme. Appena gli ospiti non desiderati sono arrivati a distanza di nuoto, si sono buttati in acqua per evitare di essere riportati indietro a bordo dello stesso barcone prima di avere il tempo di scendere. Molti di loro avevano in tasca un foglietto con l’indirizzo di qualche “profugo economico” della prima ondata, quelli arrivati in marzo sempre per nave, e più tardi anche a bordo di zattere, dei quali 10-15 mila (non si conosce il numero esatto) bene o male avevano trovato un rifugio, mentre altrettanti, di propria iniziativa (con l’incoraggiamento di 100-150 dollari) o contro la propria volontà, erano poi tornati in Albania. Già allora governo e stampa avevano parlato di invasione albanese (circa 25 mila, nel corso di più settimane) e si erano dimostrati incapaci di venire a capo della situazione. Così gli albanesi all’inizio erano rimasti per mesi nelle regioni più povere dell’Italia del Sud, concentrati in ricoveri provvisori, e solo più tardi erano stati distribuiti nell’intero territorio del Paese, forniti di un sostegno finanziario temporaneo, in rari casi di una occupazione e di un alloggio; infine, a giugno, furono informati che dalla fine di luglio tutti quelli privi di un lavoro e di un’abitazione fissi, o di uno status di asilo riconosciuto, sarebbero stati espulsi. A quel punto gli albanesi più ostinati sparirono semplicemente dalla vista delle autorità e si resero irreperibili. Meno di mille infatti avevano una probabilità di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato, e solo poche migliaia, anche a causa della inefficienza dello stato, erano riusciti a trovare un lavoro e un alloggio.

Nell’ondata di agosto, che ha rovinato irrimediabilmente le vacanze del governo e degli addetti alla informazione, si trovavano anche numerosi “ripetenti”, persone che tentavano per la seconda volta, perché avevano all’incirca capito come funziona in Italia e quali spiragli le lacune organizzative dello stato potevano lasciare aperti. Ma per lo più era gente nuova, che non poteva seriamente aspirare a uno status di dissidenza politica (sebbene naturalmente avesse ormai imparato che all’Ovest bisogna dire che si è in fuga da un sistema ancora troppo impregnato di comunismo), ma che sperava di guadagnarsi un certo benessere individuale grazie ad alcuni anni di emigrazione.

Le autorità italiane hanno reagito in modo del tutto impreparato e isterico, e da ciò è risultato un penosissimo miscuglio di menzogna e di brutalità.

Circa 14 mila albanesi, dei quali era ormai impossibile impedire lo sbarco, sono stati sbrigativamente concentrati nello stadio di Bari, operazione condotta solo da polizia e militari, mentre le organizzazioni di protezione civile (Croce Rossa e simili) erano state completamente escluse col pretesto che non erano pronte all’impiego, ma in realtà per una decisione politica del governo. Poiché in Italia tutte le forze di rilievo erano d’accordo che non si dovesse in nessun caso “tenersi” gli albanesi, e che andassero rimandati a casa loro, il governo ha deciso di rendergli il soggiorno il più amaro possibile, per far passare a loro e ai loro conterranei tutta la voglia di Italia. Così li si è lasciati praticamente senza cibo, senza una decente assistenza medica, senza informazione, senza sostegno di alcun genere – fino a quando nello stadio, com'era prevedibile, è esploso il pandemonio; aggressioni, incendi, devastazioni: tutte le condizioni per un intervento della polizia erano riunite. In questo modo è stato possibile prelevare la maggior parte degli albanesi, reimbarcarli su navi e aerei e riportarli in Albania, con il beneplacito dei governi italiano e albanese e dell’opinione pubblica italiana, che secondo i sondaggi sarebbe stata solo al 20% favorevole ad accogliere anche un solo albanese di più – non ostante che la popolazione albanese, durante la guerra, abbia salvato la vita a migliaia di soldati delle forze di occupazione italiana, quando dopo la caduta di Mussolini i tedeschi presero in mano il controllo di quel Paese. Una settimana dopo, la ciliegina sulla torta: gli ultimi 1500 albanesi, che non si sarebbe potuto trasportare fuori dallo stadio senza spargimento di sangue, sono stati finalmente accettati come “persone in attesa di asilo” e distribuiti in diverse regioni. Il sogno è durato due giorni, prima di rivelarsi come un sordido trucco burocratico: nottetempo sono stati tutti presi in una retata e rispediti a casa.

Ora l’Italia, che in questa crisi si è sentita completamente abbandonata dall’Europa, si trova davanti a un mucchio di macerie. L’Italia, come vicino e come ex potenza occupante, aveva accettato una particolare responsabilità per questo Paese, impegnandosi ad aiutarlo in misura rilevante; ma come per gli aiuti europei, anche per quelli italiani la promessa è rimasta tale. Finora si è investito molto di più in operazioni di difesa antialbanesi che in aiuti a favore dell’Albania. Accogliere semplicemente le navi cariche di albanesi è effettivamente difficile - non solo perché mancano lavoro, abitazioni, borse di studio e così via, ma soprattutto perché domani arriverebbero navi di rumeni, poi forse anche navi pachistane si sentirebbero incoraggiate all’approdo. Dunque si dovrà progettare una strategia a lungo termine, la cooperazione economica coi Paesi di origine dovrà essere combinata con una sostenibile (e certo limitata) politica di immigrazione, tenendo conto che il consenso della popolazione italiana, come degli altri Paesi europei, pone problemi di non facile soluzione. Azioni e proclami xenofobi sono in costante aumento anche in Italia, e si arriva fino all’aggressione e al tentato omicidio. E il governo italiano in definitiva può essere soddisfatto del bilancio della settimana di ferragosto: la maggioranza dei partiti e della popolazione si compiace di avere sbaragliato gli intrusi albanesi, i rimorsi circa le modalità non dureranno a lungo.

Quello che a Bari è andato in frantumi non era solo il sogno italiano degli albanesi.

(traduzione di Clemente Manenti x Diario 2005)

 

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