pro dialog
Edi Rabini: Adelaide, Alex e i radicali,

Sapendo che altri, con Marco Boato, sarebbero intervenuti per contestualizzare e attualizzare lo straordinario libro che qui viene presentato, mi ero delimitato il compito di ricordare il tormentato e fertile rapporto di Alex con i Radicali e il forte sodalizio che lo aveva legato ad Adelaide nei sei anni di comune impegno al Parlamento Europeo dal 1989 al 1995. E poi di Adelaide con Bolzano che passa per le elezioni del 1978 e anche per la persona di Massimiliano Rizzo che a lungo ha collaborato con lei al Parlamento Europeo.

Le elezioni regionali del 1978 in Sudtirolo

 

Nella sua autobiografia “Minima personalia” pubblicato dalla rivista Belfagor nel marzo 1986, Alex così riassume questo rapporto con i radicali:

 

Dalla campagna referendaria del 1977 ho un rapporto ravvicinato con i radicali, senza essere mai iscritto al loro partito. Nel 1978 Marco Pannella intravede nelle elezioni regionali del Trentino-Sudtirolo una buona occasione per ripetere il successo triestino (giugno 1978: i radicali si candidano al consiglio comunale ed eleggono Pannella). Ma non è possibile la candidatura "esterna", e così i radicali finiscono per appoggiare anche massicciamente nelle ultime due settimane la "Neue Linke Nuova sinistra" che rappresenta il risultato (non esattamente come sperato, ma pur sempre importante) della proposta relativa alla "lista di David": inter-etnica, con gente politicizzata e non, con persone provenienti da esperienze piuttosto diverse, disposte a rinunciare a logiche di bandiera e di partito. Resistere all'abbraccio radicale un po' soffocante e continuare a rifiutare logiche partitiche (magari tra "partito radicale" e "partito dei non-radicali") costerà qualche fatica, ma vale la pena. E anche se talvolta mi sento abusivamente presentato come fiore all'occhiello radicale, non mi pento di un rapporto fatto di autonomia e reciprocità: con radici proprie e forza sufficiente da resistere a strumentalizzazioni unilaterali”.

 

Di quelle elezioni del 1978 ricordo la popolarità di Marco Pannella tra gli elettori italiani, il ruolo decisivo per il risultato della radio (Radio Nord) affittata per due settimane da Paolo Vigevano (con un giovane e già professionale Bruno Luverà), con la presenza militante dell’intero – credo - gruppo dirigente (la pattuglia radicale…mai termine cosi appropriato) con Aglietta, Pannella, Faccio, Bonino, Cicciomessere, Negri, Spadaccia, Fabre e quant’altri...

E – ma posso sbagliarmi – ricordo il pianto di Adelaide, la sera prima delle elezioni nel giorno del silenzio, per scaricare le non poche fatiche, tensioni e incomprensioni che si erano accumulate. Nei loro interventi e comunicati i radicali parlavano sempre di un’ipotetica alleanza con Lotta Continua, il che urtava chi veniva da altre strade, invece che ad un limitato accordo locale (di segno proto-federalista?), da sempre fuori dal patrimonio genetico di Marco Pannella.

 

Entrarono nel 1980 in parlamento, con le liste radicali, anche Marco Boato e Mimmo Pinto. Il gruppo parlamentare divenne da allora un punto di riferimento fondamentale per un Sudtirolo aperto e plurale, a partire dalle iniziative contro il censimento 1981 e la politica delle gabbie etniche.

 

Il fascino di Alex (e dei Radicali) per il Solve e Coagula

 

Un incontro, quello tra Alex e i radicali che non nasce per ragioni puramente strumentali. C’è la sua scelta – di voler contribuire – dopo lo scioglimento di Lotta Continua nel 1976 - ad impedire con la continuazione del giornale quotidiano, ad una rovinosa radicalizzazione violenta di una parte dei militanti. In quegli anni le ragioni di una comunanza d’intenti diventano sempre più solide, nel rapporto con il movimento del 1977 (ricordo la foto di Alex che si ferma a soccorrere un agente in borghese ferito nel corso di una sparatoria nel febbraio 1977), i morti di Stammheim e 1'inverno tedesco, l’impegno (con Lisa Foa soprattutto…) nella campagna per la raccolta di firme radicali per i referendum nel 1977, contro l’energia nucleare (con Rosa Filippini degli amici della terra poi candidata di protesta alle elezioni regionali del 1983 nell’affermare il diritto all’elettorato passivo per i non residenti), contro le leggi sull’ ordine pubblico, contro il finanziamento dei partiti, per la chiusura dei manicomi. E poi con la campagna per la liberazione di Aldo Moro, e più avanti di Sofri, Bompressi e Pietrostefani dall’accusa di aver ordinato l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

 

Ecco, lo scioglimento, il solve e coagula, come una forma alta di organizzazione, che ha sempre affascinato Alex e lo spinge ad una grande curiosità per i radicali, che incominciano a teorizzarlo dal 1986 (con la minaccia di chiusura del partito se non fossero state raccolte almeno 10.000 adesioni), portandolo a conclusione – con successo – nelle elezioni europee del 1989. Vedi a proposito il testo “Autoscioglimento dei radicali” nella sua lettera al mensile Die Kommune, in cui cercava di spiegare ai tedeschi le vicende italiane (tradotta da Clemente Manenti in “Lettere dall’Italia, Diario ed 2005).

 

PS: Mi ha segnalato gentilmente Alberto Del Corso durante l’incontro, l’esistenza di un altro precedente testo di Alex sul Manifesto dell’agosto 1985, pubblicato nel sito del Partito, titolato “Perché non possiamo non dirci radicali”, che inizia cosí: “A volte sento un certo imbarazzo a confessare che sono "amico dei radicali" (calma, non lo sono sempre e ad ogni costo...). A tanti nella sinistra, ed anche tra i verdi o altri abitanti del pianeta politico, viene subito un po' di puzza sotto il naso”.

 

Il 1.marzo 1987 Alex pubblica sul Manifesto una lettera aperta (“L’amarezza di un-ex-iscritto” in Il viaggiatore leggero, Sellerio), con cui comunica al congresso radicale di non voler rinnovare la tessera, con una motivazione che parte da una critica alle posizioni dei Radicali nei confronti di Israele e insieme al modello di partito che va emergendo:

Da ideale “secondo partito” della speranza e di tante ragioni socialiste, libertarie, ecologiste, conservatrici, rivoluzionarie….sembra voler percorrere sempre di più una parabola simile a quella dello Stato di Israele: voler essere irriducibilmente diversi da tutti, ma affidarsi poi alle logiche del mercato politico; essere soli contro tutti, ma stringere anche alleanze, magari le più “innaturali2 rispetto alla propria storia; proclamare il rigore del diritto e dell’obbiettività dell’informazione, ma arrivare ad una feroce ed unilaterale amputazione dei giudizi; costringere attraverso le proprie incursioni l’intera area circostante a laceranti riassetti, ma stringere al tempo stesso la propria comunità in una logica di compattezza da stato d’assedio, e quindi povera di dialettica interna…”.

 

Sono analoghe le ragioni del suo dissenso dai Radicali negli anni della guerra in ex-Jugoslavia.

 

Nel 1987 entra per la prima volta in Parlamento italiano un gruppo di rappresentanti delle liste verdi. Alex paventa subito i rischi di una chiusura partitica (proponendo insieme a Gad Lerner, Luigi Manconi, Mauro Paissan di “sciogliere le Liste verdi) e all’avvicinarsi delle elezioni europee del 1989 cerca di arrivare ad una lista con lo stesso metodo di aggregazione trasversale e dal basso (Concilio verde-europa) che aveva determinato il successo in Italia. Viene messo in minoranza e alla fine sono due le liste di “area verde-arcobaleno” che si presentano e ottengono un buon risultato, ma con un metodo legato ad accordi di vertice che rappresenteranno l’inizio della parabola discendente dei Verdi italiani.

Adelaide e Alex al Parlamento Europeo

Sempre nella lettera mensile a Kommune, Alex riprende il filo del dialogo con i Radicali:“Il talento di Marco Pannella nel vivacizzare, rimescolare e confondere la politica italiana è ormai ben noto. Che il suo Partito radicale, con provocazioni sempre feconde, riesca a portare la sua nota libertaria, individualistica e radical-liberale nelle file di tutti i partiti, anche questo è risaputi, benché alcuni esponenti verdi o di sinistra, in Italia come al di là delle Alpi, lo trovino sconveniente e pericoloso. Ma che il Partito di Pannella, pur senza presentarsi alle elezioni europee, possa riuscire a portare a Strasburgo più deputati che in passato (erano tre sia nel 1979 sia nel 1984) e nel frattempo sia diventato all’estero, specialmente nell’Est europeo una specie di marchio di fabbrica, mentre in Italia parla di autoscioglimento, questo va oltre ogni normale capacità di discernimento politico e potrebbe diventare la più sorprendente delle tante “pennellate” (cosí si chiamano in Italia i suoi tiri mancini) cui si sia finora assistito. La capacità della sua politica di attraversare i partiti e travalicare i confini dà il capogiro, e sa anche un po’ di alambicco, e tuttavia costituisce un piccolo miracolo politico. (Pennellate o linfa per l’Europa, luglio 1989, in Lettere dall’Italia tradotte da Clemente Manenti per Diario).

Non conosco il retroscena del scioglimento dei Radicali italiani che aveva portato Adelaide nella Lista Verdi-Arcobaleno. Così devo affidarmi all’intuito e ad analoghe esperienze per immaginare (ma mi interesserebbe saperne da testimoni diretti) che non doveva essere stata solo una marcia trionfale, ma un intreccio di ragionamento razionale e di lacerazioni emotive, di crisi di relazioni poco chiarite, di rapporti di forza più subiti che condivisi.

Non mi è mai sembrata felice di questo trasloco “famigliare” Adelaide,di questa divisione mai ricomposta. Anche se, grazie all’abilità credo di Gianfranco dell’Alba e Olivia Ratti (funzionari radicali al PE poi passati nello staff del nuovo Gruppo Verde) i piccoli uffici degli ex-radicali sparsi in diversi Gruppi si erano miracolosamente trovati ad essere tra loro riuniti in uno settore comune, come dei “separati in casa”.

Ci vollero tutte le capacità diplomatiche di Alex per convincere la delegazione tedesca (che nella legislatura precedente era egemone e aveva imposto le sue regole di funzionamento al gruppo) ad arrivare ad una delegazione di ben 35 membri, accogliendo in quella italiana - che così diventava la seconda di numero - oltre ad Alex, Gianfranco Amendola e Enrico Falqui dei Verdi, anche Adelaide e Virginio Bettini per i Verdi-Arcobaleno, Marco Taradash degli Antiproibizionisti e Eugenio Meandri, il missionario Saveriano eletto con Rifondazione Comunista.

 

Di Adelaide Alex apprezzava molto l’autonomia di giudizio e lo spirito militante che non andava mai a discapito però di un atteggiamento di rispetto per le istituzioni parlamentari e delle loro regole di funzionamento. E poi la forte attenzione per i diritti umani (di cui l’impegno per il Tibet di cui ha parlato Günther Cologna è solo un esempio), e un convinto europeismo, in un gruppo che – non va dimenticato – era tendenzialmente ancora extraparlamentare e antieuropeo, e la cui componente tedesca subirà una debacle salutare nel 1990, per le sue posizioni contrarie all’unificazione della Germania decisa da Kohl dopo la caduta del muro.

Ed era un gruppo intriso di regole volte ad impedire che a qualcuno emergesse troppo, con ben 4 rotazioni nella presidenza nell’arco di una legislatura, con i membri dello staff che avevano pari diritto di voto dei parlamentari nelle decisioni politiche interne, ancora molto frazionato nelle sue componenti nazionali.

Si può dire che il sodalizio tra Alex e Adelaide ha contribuito a trasformare il Gruppo, dandogli grande e riconosciuta autorevolezza, che andava di pari passo – ma questa è storia conosciuta e vale ancora per tutti i Partiti– alla loro ininfluenza nella politica italiana e ancora di più nelle dinamiche interne al partito verde.

Sembro per questo a tutti naturale che venissero ricandidati e rieletti nelle circoscrizioni Nord-Est e Nord-Ovest alle nuove europee del 1994.

 

Ho rivisto solo una volta Adelaide dopo la morte di Alex. Eravamo a Strasburgo il 3 luglio 1996 dove anche lei lo ricordò con misurate e commosse parole.

Aggiunse – come non era nel suo costume – un’annotazione personale: “voglio dire una cosa, anche perché ci sono parlamentari di altri gruppi. Alex mi manca davvero molto. Anche sui miei problemi personali, che forse alcuni conoscono, mi ha dato un contributo molto particolare, che non sto raccontare, insomma, che mi ha aiutato molto e che non è stata banale, non è stato assistenzialista, che è stato veramente importante.

 

Ed in quella sede, con il suo convinto contributo, un gruppo di parlamentari europei (tra i quali Renzo Imbeni e Gianni Tamino) decisero di istituire con loro fondi personali, un premio internazionale dedicato ad Alexander Langer che venne assegnato per la prima volta nel luglio 1997 alla femminista algerina (oggi ministra della cultura) Khalida Messaoudi e nel 1998 alle ruandesi Yolande Mukagasana e Jacqueline Mukansonera.

Adelaide aveva accettato di far parte del Comitato Scientifico incaricato di assegnare il premio. Che nel 1999, con sua grande gioia, fu assegnato a Ding Zilin e Jang Peikun, due coniugi cinesi che avevano visto il loro figlio ucciso in piazza Tienanmen.

Ci sentimmo alcune volte via telefono in quell’occasione, ma lei non se riuscì a venire a Bolzano – come speravamo – per la consegna del premio.

 

25.9.2009

 

I testi di Alex citati si trovano nel sito della Fondazione www.alexanderlanger.org ,
nella sezione degli scritti legati alla politica italiana