pro dialog
Alberta e Francesca - Lettera in occasione della presentazione del diario di Adelaide

 Vorremmo inanzitutto ringraziare gli organizzatori, La Fondazione Alex Langer e l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta per aver voluto aggiungere anche Bolzano alla lista delle città italiane e non, in cui si è voluto ricordare il diario che nostra madre tenne durante il periodo del ‘maxi’ processo di Torino alle Brigate Rosse in cui partecipò come giurata popolare. Ringraziamo anche gli ospiti che interverranno e ci scusiamo se questa volta non riusciremo ad essere presenti insieme a voi.

E’ una battaglia quella che tutti noi e voi stiamo facendo insieme nel tentativo di mantenere viva la memoria di una figura politica del nostro paese troppo spesso dimenticata, di ricordare la realtà di quegli accadimenti troppo spesso riportati dalle cronache storiche con sufficenza ed inesattezza e di valorizzare il ruolo che nostra madre ebbe nel rendere possibile lo svolgersi di un processo che costituì il primo vero momento di confronto con il terrorismo e le Brigate Rosse.

Questo libro è il diario giornaliero di quel processo vissuto non da una normale cittadina, ma da un esponente politico chiamato a rappresentare la ragione di Stato dopo aver a lungo protestato contro di esso, contro il sistema delle leggi speciali, contro le violazioni dei regolamenti e della Costituzione, contro la messa in mora dei diritti del Parlamento. Di questo libro si dice di come sia testimonianza accurata ed imparziale di un momento molto importante della storia del nostro paese attraverso una cronaca scarna ed essenziale dei fatti inframezzata da momenti di grande emozione e commozione quando il diario politico si sposta sul piano personale e la vita privata si mescola dando spazio alle molte domande, paure, dubbi ed incertezze. Sono questi i momenti in cui ritorna nostra madre, con la sua insicurezza e la sua fragilità, la sua voglia di conoscere e capire la gente, anche gli imputati, perchè fatti di una loro storia, una propria identità, diversa, estranea, lontana dalla nonviolenza radicale ma pur sempre da ascoltare e da capire. Momenti in cui si mette in discussione, in cui si arrabbia in cui piange e si dispera, in cui lotta.

Questa è nostra madre, quella che appartiene a noi, quella che ci sentiamo dentro e che ci scorre nel sangue, quella che ci fa abbassare gli occhi per nascondere la commozione quando qualcuno che l’ha conosciuta ne parla con affetto e la ricorda come una mosca bianca nell’arena politica italiana per la sua integrità, coerenza, determinazione ed onestà. Questo diario rispecchia il carattere di chi l’ha scritto, una donna grande, una grande donna a cui possiamo solo aggiungere la consapevolezza di essere state delle privilegiate per aver potuto vivere parte della nostra esistenza al suo fianco e sotto la sua guida.

E’ di Pietro Calamandrei una frase che dice: ‘Non siamo noi a commemorare i morti ma sono essi a chiederci conto, costantemente, di come intendiamo essere alla loro altezza’. Ecco, noi speriamo un giorno di poter dire di aver vissuto anche solo una piccola porzione della nostra vita alla sua altezza.

Francesca e Alberta