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Gianni Sofri: diritti universali

2.7.1999, Premiazione Bolzano, archivio Fondazione
In Asia, negli ultimi decenni, è emerso un discorso che gli studiosi definiscono variamente come "asiatismo", discorso sui valori asiatici, ecc., che ha i suoi leader nei dirigenti cinesi innanzitutto, ma anche, per esempio, in personaggi come il primo ministro malese Mahathir e in altri dirigenti dell´Asia sudorientale.

Nei fatti , questi personaggi usano l´idea di una "alterità" delle culture asiatiche per giustificare regimi dittatoriali e in alcuni casi, come Byanmar in Birmania, le peggiori violazioni dei diritti dell´uomo. Un discorso serio su questi temi sarebbe troppo lungo e complesso per poterlo io anche solo avviare qui: però vorrei fare una osservazione. Quando noi diciamo che bisogna rispettare le altre cuture facciamo un´affermazione ovvia. Ma se spingiamo questa affermazione fino alle sue estreme conseguenze possiamo arrivare ad assurdità come il giustificare, per esempio, la peggiore oppressione della donna, semplicemente perchè inserita in un "diverso" contesto culturale! Se malinteso, il "rispetto delle altre culture" porta ad astenersi dal giudizio, a rinunciare a se stessi e ai propri valori (spesso si tratta dell´ultima versione di un senso di colpa post-coliniale, dell´ultimo vestito del "buon selvaggio", dell´ultima versione di un terzomondismo sentimentale). Che questo sia sbagliato, a me parte certo, in particolare laddove comporta l´accettazione della violenza, specie di quella fisica. Ma ciò che a me interessa soprattutto sottolineare è che spessissimo sono gli stessi rappresentanti di altre culture a rifiutare questo concetto di alterità. Così, per esempio, uno dei grandi protagonisti dell'Asia contemporanea, e cioè la leader democratica e nonviolenta della Birmania, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, nel 1994 ha scritto non a caso un articolo intitolato: "La cultura della democrazia e dei diritti dell'uomo" è universale".
A sua volta, Fang Lizhi, il fisico cinese esule dall'89, ha scritto che "se il movimento di Tienanmen ha provato qualcosa, è che il popolo cinese vuole la stessa libertà di chiunque altro. I cinesi non hanno un sistema di valori diverso dal resto del mondo".
In Corea, il vecchio dissidente, poi capo dell'opposizione di sinistra e poi ancora per qualche tempo del governo, Kim Dae Jung, rifiuta decisamente il mito dei valori antidemocratici dell'Asia. Perfino dal mondo mussulmano emergono molte voci in favore della democrazia e dei diritti umani. C'è un libro tradotto anche in italiano, di due scrittori egiziani che si firmano con lo pseudonimo di Mahmoud Hussein, che si intitola "Versante Sud della libertà", e contiene una protesta molto vibrata contro quegli intellettuali del Terzo Mondo, e anche ancora più occidentali, di destra e di sinistra, che vedono nella democrazia e nei diritti umani e civili per i paesi dell'Asia e dell'Africa, un lusso, o che condannano quei popoli (noi condanniamo quei popoli) a una sorta di immutabile vocazione a dittature, autoritarismi, violenze e assenze di libertà."

(estratto dall'intervento nel corso della cerimonia di premiazione a Bolzano, 2 luglio 1999)

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