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Yolande Mukagasana su Ding Zilin: Il parto della verità

2.6.2005, premiazione Bolzano 2.7.1999
....Oggi ho pensato spesso a quella madre cinese che soffre, e la cui sofferenza cercano di soffocare, perché conosco il dolore di aver perso una parte di se stessi, e nella peggiore delle situazioni. Non smetterà mai di esprimere la sua sofferenza, non ne è capace, non bisogna chiederle l'impossibile. E io l'incoraggio perché quando ho scritto la mia prima testimonianza è stata una grande liberazione. Le donne che hanno partorito sanno quello che sto per dire, come quando il bambino è appena uscito e si sente un benessere. E' la stessa cosa quando si fa uscire una verità che si vuole assolutamente che venga fuori.
Per questo io la incoraggio molto, perché per quanto le possa costare, anche questo è salutare per l'umanità. E' la ragione per cui andrò in Rwanda tra poco, dove vorrei aprire la fossa dove sono i miei figli. Sembra che ci siano più di 400 persone nella fossa e darò anche a loro una sepoltura; sono tutti vicini, sono bambini che hanno giocato coi miei. Bisogna che offra loro almeno un'identità, perché non si dica solo "E' una fossa in cui ci sono delle persone fatte a pezzi a causa del genocidio".
Capisco questa madre cinese, ciò che sente perché le hanno impedito di esprimersi e di vivere il lutto. Vorrei inviarle un messaggio di speranza: bisogna che lei si convinca che niente potrà mai sostituire suo figlio, ma che può imparare a vivere in positivo il suo dolore. Questo amore per suo figlio (lo dico perché è quello che ho fatto io) bisogna che lo offra ai cinesi, agli altri esseri umani. A quel punto avrà fatto ciò che suo figlio avrebbe fatto."

("Laudatio" di Yolande Mukagasana, in occasione dela consegna del premio. Bolzano, 2 luglio 1999)

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