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Yolande Mukagasana: Un genocidio a lungo premeditato

1.10.1998, Città di Castello
Per me è sempre molto difficile parlare del genocidio. Come ho già scritto nel mio libro, questo genocidio è stato pianificato secondo una logica di lungo termine. La sensazione di tutto ciò l'ho avuta, per la prima volta all'età di cinque anni. Un genocidio infatti si prepara, e quello del Ruanda è stato preparato. Me ne sono resa conto quando ho visto i miei vicini, che erano anche miei amici, armarsi ed ammazzare la mia famiglia.
Già a scuola noi Tutsi venivamo emarginati, perché si raccontava come i Tutsi fossero venuti dall'Abissinia, avessero dominato, governato e fatto del male agli Hutu.
Questo odio, che è sfociato nel genocidio, è cominciato dunque a scuola, dove Tutsi e Hutu venivano intenzionalmente educati in un clima di divisione.
Anche i miei figli, a loro volta, sono stati emarginati. Con ciò voglio ribadire il fatto che l'educazione ha segnato in modo profondo la storia del mio paese e nel futuro, spero, che le nuove generazioni non debbano più sopportare tutto ciò.
Periodicamente ci sono sempre stati degli omicidi di Tutsi e gli assassini sono rimasti impuniti. Non c'è dubbio che, dal 1959 al 1994, ci sia stata un'opera di cosciente separazione della società ruandese: da una parte i boia e dall'altra delle vittime consenzienti.
La comunità internazionale ha assistito a questo processo collaborando con il regime separatista. Il genocidio è stato messo in atto nel momento in cui la popolazione era sufficientemente preparata a compiere il suo "dovere". In quel momento la comunità internazionale e la Chiesa erano presenti e sapevano ciò che stava succedendo.
Noi abbiamo chiesto aiuto, ma l'aiuto non ci è stato dato.
Ancor oggi noi vittime viviamo nella paura, non ci sentiamo sufficientemente tutelati e quindi il nostro desiderio di fare giustizia viene seriamente ostacolato.

Intervento alla Fiera delle Utopie Concrete di Città di Castello, ottobre 1998
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