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Khalida Messaoudi: Ruanda, la resistenza dei "giusti"

19.10.1998, Città di Castello
Dalla Bosnia al Ruanda, passando per l'Algeria, questo è il tragitto, che da tre anni a questa parte il premio Alexander Langer ci ha fatto percorrere.
Questo viaggio, purtroppo, non è quello di Alice nel paese delle meraviglie. Ma in questo caso, Alice sarebbe algerina o ruandese ? Rispondere a questa domanda non è facile.
Il Ruanda, la Bosnia, l'Algeria; quali sono i punti in comune ?
L'informazione standardizzata ci risponderebbe così: massacri, orrore, barbarie alle soglie del terzo millennio. Il che è vero. Ciò nonostante permettetemi di ricordare altre cose altrettanto vere.
1) Di fronte al dramma Bosniaco, l'Europa è rimasta cieca: volontariamente ? Per tre lunghi anni. Perché ? La ragione è da ricercare in una riflessione e in un dibattito che non sembrano essere più di moda. Come Algerina non posso esimermi dal fare la seguente riflessione: come può l'Europa, che non ha saputo gestire e risolvere un problema sorto nel cuore del suo continente, offrire delle soluzioni ai problemi che sorgono in Africa o in Asia ?
2) La percezione che continua ad avere l'occidente del dramma algerino ci ricorda purtroppo che gli inganni dei pregiudizi culturali sono sempre in agguato. Detto in altre parole, come può l'Europa accettare che l'America e gli americani possano difendersi con ogni mezzo (anche con i bombardamenti) dal terrorismo integralista, e considerarlo come un flagello mondiale quando colpisce gli Stati Uniti, e allo stesso tempo non riconoscere lo stesso diritto all'autodifesa agli Algerini ?
Forse noi algerini, siamo più portati geneticamente a vivere, o sopravvivere, all'ombra dell'integralismo e del suo braccio armato, di quanto non lo siano gli occidentali ?
3) La vicenda ruandese è una delle grandi macchie nella coscienza dell'umanità civilizzata. Centinaia di migliaia di civili sono stati massacrati senza che nessuna forza di dissuasione sia venuta in aiuto. Il macabro spettacolo della barbarie ha paralizzato a tal punto il mondo civilizzato? Yolande ha ragione di ricordare che in termini di barbarie e genocidio, l'Europa è la madre che ha partorito quanto c'è di peggio: la shoah.
Quando imparerà l'Europa a guardare il mondo svantaggiato attraverso gli occhi della memoria delle proprie disgrazie e delle proprie sofferenze ? In quanto a me, donna algerina, è dentro la mia propria sofferenza e quella dei miei che trovo la forza, l'umiltà e il rispetto per guardare e ascoltare Yolande e Jacqueline. La loro storia è un continuo insegnamento. Esse mi dicono che la resistenza paga.
Yolande non è una semplice sopravvissuta, è una resistente che ha vinto le forze della morte. Esse mi dicono che la libertà esiste anche nei momenti più estremi. Jacqueline si è comportata come un essere libero, degno. Nel momento in cui la sua comunità si è lasciata travolgere dalla furia omicida, lei è rimasta libera, scegliendo di fare tutto il possibile per salvare la vita di Yolande. Jacqueline mi ricorda quella minoranza di Francesi, i quali, sotto l'occupazione nazista, hanno scelto di salvare le vite di piccoli ebrei, mentre la maggioranza dei francesi preferiva pensare, come dice Simone de Beauvoir " che una Francia pacificata dal nazismo era preferibile a una Francia in guerra".
Oggi, questa minoranza di Francesi coraggiosi, tutti delle Jacqueline, sono chiamati i "giusti"; quanto alla maggioranza, essi sanno che in cambio ha ricevuto sia la guerra che il disonore per il suo comportamento.
Yolande e Jacqueline mi dicono anche che le donne hanno un potere e questo potere è quello della vita. Spero che Dio faccia in modo che le donne dell'Africa riescano a rimuovere tutti i segreti che si nascondono dietro al dramma ruandese e a quello algerino.
Intendo dire tutti i segreti, compresi quelli che riguardano gli interessi non africani. A Yolande e Jacqueline, io dico grazie di esistere; grazie di far sì che la speranza sia la nostra malattia.
Grazie ad Alex che mi ha permesso di conoscervi.

("laudatio" tenuta il 19.10.1998 a Città di Castello)



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