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Decalogo 1-10 (riassunti)

Krzysztof Kieslowski (Varsavia 1941 – Parigi 1996):

Il cinema del regista polacco ha sempre trattato temi molto impegnativi, ai quali dedicò intere serie di film. La più nota è il Decalogo (1988), un ciclo di mediometraggi ispirati ai dieci comandamenti. Originariamente prodotti per la televisione polacco, gli episodi vennero raccolti in cinque coppie e distribuiti nelle sale;di alcuni vennero realizzate anche versioni più lunghe. Il quinto episodio, Un breve film sull`omicidio (1988), ricevette il Premio della giuria al Festival Cannes e l`Oscar per il miglior film straniero. Altro temi riccorrenti nei film di Kieslowski indagnano il ruolo dell`individuo nella società; in particolare si ricordano La doppia vita di Veronica (1991) e la trilogia Blu (1993), Bianco (1993) e Rosso (1994), dedicata ai temi della libertà, dell`uguaglianza e della fratellanza civile.

Decalogo 1
“Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me.”

Tenero rapporto tra un padre, giovane docente di glottologia, e il figlio di undici anni. Calcolano sul computer, in base a dati oggettivi, che sul ghiaccio di un laghetto vicino si può pattinare. Il ghiaccio si rompe, il bambino muore. Tutto è realistico nel denso, straziante, bellissimo racconto, attraversato da dettagli inquietanti che diventano segni misteriosamente allusivi.
Polonia - 1988 - 53min – Dramma.

Decalogo 2
“Non nominare il nome di Dio invano.”

Una donna che ha il marito alpinista all'ospedale in fin di vita, si rivolge al primario, suo coinquilino, per sapere se ha la possibilità di cavarsela. Dalla risposta dipende la sua decisione di abortire un bambino che ha concepito con l'amante. L'intreccio è psicologicamente più complesso che nel precedente, quasi tortuoso, e quasi inesistente il nesso col comandamento. Ammirevole l'uso del dettaglio, del materiale plastico: la vespa nel bicchiere, le inquadrature soggettive del moribondo sulle pareti dell'ospedale.
Polonia – 1988 – 55min – Dramma.

Decalogo 3
“Ricordati di santificare le feste.”

Il perno è l'inganno di Ewa, donna sola e un po' isterica, che costringe l'ex amante, sposato e con figli, a passare con lei la notte di Natale. Il nesso col comandamento è qui ironico, quasi grottesco. È la traversata notturna di una Varsavia invernale e livida: ospedali, pronto soccorso, polizia, carceri per alcolizzati. Emerge uno dei denominatori comuni del ciclo: l'assenza della dimensione politica. Tutto ciò che ha a che fare, anche alla lontana, con la Repubblica popolare polacca e il suo regime è stato cancellato.
Polen - 1988/89 - 56min – Drama.

Decalogo 4
“Onora il padre e la madre.”

Una ragazza vive sola col padre in un rapporto cameratesco. Scoperta una lettera sigillata che la madre, morta di parto, le aveva lasciato, gliene rinfaccia la rivelazione: Michail non è il suo vero padre, e l'ha sempre saputo. È una finzione: s'è inventata il contenuto della lettera che non ha mai aperto e che, in presenza del padre, dà alle fiamme. Lo scandaglio dei 2 autori raggiunge uno dei momenti di più alta intensità, impietoso e pudico. A un comandamento che si presta a diverse interpretazioni e che rispecchia la complessità dei rapporti familiari corrisponde un racconto che ne mostra i risvolti più oscuri e ambigui.
Polonia – 1989 – 55min – Dramma.

Decalogo 5
“Non uccidere.”

Un giovane sbandato uccide un tassista in modo atroce e senza un apparente motivo. È condannato a morte e impiccato. Ha la traiettoria di una fiondata: la scena di violenza efferata è sconvolgente, quella dell'impiccagione – fulminea quanto l'altra è dilatata – si risolve in una lucida requisitoria contro la pena di morte. La costruzione narrativa che segue parallelamente i percorsi di 3 personaggi (il ragazzo, il tassista, il giovane avvocato difensore) è radicalmente diversa dagli altri film. La versione lunga per il cinema (Breve film sull'uccidere, inedita in Italia) è, secondo noi, migliore.
Polonia - 1988/89 - 57min – Dramma.

Decalogo 6
“Non commettere atti impuri” o “Non fornicare”

Un giovane sbandato uccide un tassista in modo atroce e senza un apparente motivo. È condannato a morte e impiccato. Ha la traiettoria di una fiondata: la scena di violenza efferata è sconvolgente, quella dell'impiccagione – fulminea quanto l'altra è dilatata – si risolve in una lucida requisitoria contro la pena di morte. La costruzione narrativa che segue parallelamente i percorsi di 3 personaggi (il ragazzo, il tassista, il giovane avvocato difensore) è radicalmente diversa dagli altri film. La versione lunga per il cinema (Breve film sull'uccidere, inedita in Italia) è, secondo noi, migliore.
Polonia - 1988/89 - 55min – Dramma.

Decalogo 7
“Non rubare.”

Madre, figlia, nipotina. Quest'ultima, contesa dalle altre due, è la posta in gioco dove entrano, ma in subordine, anche due uomini. Anche qui il nesso col comandamento è ironico: la piccola Anja è l'oggetto del furto, ma chi delle due donne è la vera ladra? Uno dei meno belli del ciclo: troppo romanzesco? troppo petulanti le due protagoniste? Anche la scrittura è meno rigorosa.
Polonia - 1988/89 - 55min – Dramma.

Decalogo 8
“Non dire falsa testimonianza.”

Un'anziana docente di filosofia, rientrata in Polonia, si trova a far fronte a un tormentato episodio del suo passato: si può dire il falso per salvare una vita? È l'unico film che ha un nesso esplicito con la guerra e la tragedia ebrea della Shoah, e l'unico che propone un flashback. È sottolineato anche il nesso con 2 altre storie: l'uomo dei francobolli di Decalogo, 10 e il caso di Decalogo, 2, rievocato nel seminario sull'“inferno etico”, in cui la falsa testimonianza, anzi lo spergiuro, salva la vita del nascituro. Rimane irrisolto un problema di fondo: perché c'è chi deve salvare e chi dev'essere salvato?
Polonia – 1989 – 55min – Dramma.

Decalogo 9
“Non desiderare la donna d'altri.”

Scoperta la propria irreversibile impotenza, il disperato cardiochirurgo Roman dice alla moglie che il loro matrimonio non ha più senso, ma Hanka, che pure già lo tradisce, gli replica che non è vero. Ancora il rapporto di coppia in un'impietosa analisi della gelosia,
disprezzo verso sé stesso. L'epilogo è un tentativo di suicidio (in bicicletta!) che chiude la storia su una nota di fittizia dolcezza, ma i finali interessano poco a Kieslowski tanto che in Decalogo, 5 e in Decalogo, 6 sono diversi rispetto alla versione lunga. Zanussi, direttore del gruppo Tor per il quale lavorava Kieslowski, avrebbe voluto farne anche un'edizione lunga, ma il regista rifiutò.
Polonia - 1988/89 - 58min – Dramma.

Decalogo 10
“Non desiderare la roba d’altri.”

Due fratelli ereditano la preziosa collezione di francobolli del padre, e sono presi dalla stessa mania filatelica. Qui c'è un vero finale anche perché c'è, più che altrove, un vero intrigo. Aperto con la tragicità “alta” di Decalogo, 1, il ciclo (il macrofilm in 10 episodi) si chiude in toni “bassi”, ironici e grotteschi, se non proprio comici, che meglio si addicono all'avidità di possesso, a chi sacrifica l'essere all'avere. Secondo Piesiewicz, sono i collezionisti, veri precursori del consumismo, a violare ripetutamente il decimo comandamento.
Polonia – 1989 – 57min – Dramma.






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