pro dialog

Alexander Langer

Gli strani ospiti del colonnello Gheddafi
Vienna hotel Imperial, venerdì 12 marzo. Sera. Sotto un ritratto di Franzas Joseph e della infelice Sissi, la tunica bianca del leader libico. Di fronte a lui, i "rappresentanti dei popoli europei"; o meglio, alcuni personaggi dei movimenti ecologisti e della ex-nuova sinistra. Si va avanti dalle nove a mezzanotte. Ecco i verbali di quella singolare serata.

Gheddafi: Come state, tutti voi che siete venuti? Sono molto contento di potervi dare il benvenuto qui. Noi vi sosteniamo, sosteniamo questo nuovo movimento per la pace, questo nuovo indirizzo in Europa, e speriamo di rivedervi presto - e più volte. E` un primo incontro, diciamo per conoscerci. Voi conoscete me, ma io non conosco voi, e vi chiedo dunque di presentavi.

LE PRESENTAZIONI

Sepp Auer e Wolfgang Schmidt, della "Österreichische Gesellschaft für Nord-Sud-Fragen", che ha organizzato l'incontro, presentano i partecipanti: prof. Alfred Mechtersheimer, ex colonnello dell'aeronautica tedesco-occidentale, ricercatore e scienziato dei problemi della pace, esponente del movimento tedesco per la pace; Roland Vogt, membro della presidenza federale dei "verdi" a Bonn e membro del coordinamento europeo dei "verdi" e radicali; Otto Schily, esponente di rilievo della "Alternative Liste Berlin", avvocato democratico molto noto; Alexander Langer della Neue Linke/Nuova Sinistra sudtirolese; prof. Egon Matzner, ricercatore e teorico economista, membro del Partito socialista austriaco (partito di governo) ed il giornalista Peter Pelinka, membro dell'organizzazione giovanile dello stesso partito. La parola viene data per primo a Machtersheimer, e poi nell'ordine che segue.

UNA TERZA FORZA ARABO-EUROPEA?

Machtersheimer -
Esprime soddisfazione per un incontro così insolito, straordinario, ma lo straordinario pericolo di guerre chiede misure straordinarie. Come tutti gli altri interlocutori precisa di parlare solo a titolo personale, pur esprimendo valutazioni e punti di vista che possono rappresentare tendenze e movimenti. Le due superpotenze vanno verso la guerra, gli europei devono rafforzarsi per impedire questo scontro: non solo l'Europa occidentale.
In Germania si è registrato con interesse che Gheddafi a Mosca, l'anno precedente, aveva parlato di unificazione tedesca. Le nazioni devono poter vivere in unità, sia quelle europee che quelle arabe. L'Europa da sola è debole, gli arabi anche, forse insieme potrebbero formare una terza forza, necessaria se non si vuole che le due superpotenze abbiano il dominio completo del mondo. Il movimento per la pace non è un movimento antiamericano, ma un movimento contro le due superpotenze, e rappresenta una risposta al pericolo di guerra. Se gli Usa fanno una politica come attualmente con Reagan, il movimento diventa inevitabilmente "antiamericano"; se altri popoli, anche arabi, vengono provocati da una sbagliata politica americana, potrebbero esserci parziali elementi comuni.

Quando una superpotenza si vede contrastare dai popoli (che possono influire anche sui governi ad essa alleati) può essere indotta alla moderazione. I popoli non seguono più i loro governi in tutto, quando essi servono troppo strettamente gli interessi delle superpotenze: questo lo dimostra il movimento per la pace.

ECOLOGIA E NON VIOLENZA

Vogt -
Precisa di appartenere, oltre che ai verdi, anche al coordinamento federale delle iniziative civiche per l'ecologia. Esprime soddisfazione per aver visto la bandiera verde, anche se non è quella dei verdi, un partito che non ha potere, ma che vuole esprimere nuovi modi di vita che maturano tra la gente, in senso ecologico. Questo movimento non ha prodotto un suo libretto verde, come Gheddafi, ma ha espresso un manifesto-programma, nel quale si dice fra l'altro che un modo di vivere e di produrre che postula un continuo afflusso di nuove materie prime contiene in sé un pericolo di guerra: si veda la presenza di truppe tedesche nel Golfo Persico. Si può contrastare questa tendenza trovando modi di vita e di produzione maggiormente autosufficienti e più modesti: ecco il nesso tra ecologia e pacifismo.
Anche la lotto contro gli euromissili ci riguarda. In Germania ci saranno nel 1983, se non si riuscirà a fermarli, in Italia ancora prima, a Cosimo, esattamente di fronte alla Libia: sono minacce non solo in direzione ovest-est, ma anche nord-sud. Abbiamo sentito e capito la protesta di Gheddafi contro questi missili: qui forse c'è un punto comune.

Tra i principi basilari dei verdi ci sono l'ecologia, la democrazia di base, l'orientamento sociale e la non violenza: per salvare la nostra vita minacciata non si deve ricorrere alla violenza che ci toglierebbe credibilità. Ricorda Gandhi, Martin Luther King, Nkrumah. Si dice interessato a un dialogo su questi temi e principi. Esprime ancora la preoccupazione che l'Africa, nel momento in cui si libera dalle tante forme di oppressione e di sfruttamento europeo e bianco, ricada in parte negli stessi errori di chi l'ha dominata, compresa l'eccessiva industrializzazione. Il problema invece è come sviluppare un paese, un continente, senza distruggerlo: nelle nostre città alle cinque del pomeriggio non si respira più, le nostre acque sono diventate pozzi di scarico delle industrie. Volentieri il movimento ecologico darebbe il suo contributo perché ciò non si ripetesse in altri paesi.

RISPETTO E PARITÀ RECIPROCI

Schily -
Nella situazione storica attuale le forze intermedie tra le superpotenze guadagnano importanza, come altri hanno già detto. Da anni vediamo acuirsi il conflitto intorno all'Europa, e non è solo questione di amministrazione Reagan. Il pericolo però induce anche i popoli a sottolineare maggiormente la propria identità, c'è in questo forse un qualche parallelismo tra i popoli europei e i popoli arabi. Per i verdi e gli alternativi in Germania ogni movimento di emancipazione nei paesi del cosiddetto terzo mondo è importante: sostengono programmaticamente i movimenti di liberazione nel terzo mondo, hanno una posizione strettamente anticolonialista. Forse in un certo senso la Germania occidentale oggi si rende conto di essere, a suo modo, vittima di una sorta di colonialismo spirituale, economico e politico, dopo la seconda guerra mondiale da cui vuole uscire. Può esserci anche in questo in certo parallelismo di interessi con le nazioni arabe. Occorre reciproco rispetto e parità, e forse gli arabi dovrebbero anche maggiormente cooperare dal punto di vista economico con quelle forze in Europa che sono effettivamente interessate a rapporti paritari.
Infine si associa a Vogt: non si devono commettere nei paesi in via di sviluppo gli stessi errori già commessi nelle nazioni industrializzate. Occorre una distribuzione più fraterna delle rispettive risorse economiche, culturali, e tecnologiche, senza imperialismo economico, politico o culturale.

SENZA PRESE DEL POTERE

Langer -
Sottolinea come i movimenti di cui gli interlocutori di Gheddafi fanno parte non siano abituati a ritrovarsi nei grandi alberghi o palazzi di governo. C'è una grande differenza tra le due parti di questo dialogo: da un lato chi ha lottato per prendere il potere, e lo ha preso, dall'altro chi non vede oggi la possibilità di un radicale cambiamento del potere nei propri paesi e che in fondo non lotta per prendere il potere. Molti di questi movimenti forse negli anni passati credevano possibile arrivare ad un rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi, mentre pensano che oggi si trovano costretti a muoversi entro il quadro esistente, cercando piuttosto di cogliere nuovi bisogni sociali e di esprimerli, anche senza un'ipotesi globale di rivoluzione sociale di cui oggi non si vede una possibilità. La lotta è quindi contro le varie forme di oppressione, di sfruttamento, di eterodeterminazione degli uomini. E non a caso la pace, la stessa sopravvivenza, sta al centro. Anche sopra le categorie in cui ci si muoveva negli anni passati: per esempio in una rigida lotta classista, senza spazio per altri criteri. Oggi invece crescono una maggiore attenzione ai rapporti nord-sud, accanto a quelle est-ovest, o movimenti, come quello delle donne, che hanno messo radicalmente in discussione l'assetto della società, soprattutto per gli uomini, o il movimento ecologico, o il nuovo movimento dei giovani. Nell'insieme molte nuove identità si fanno avanti: anche identità prima represse, che chiedono obbiettivi nuovi.
Ricorda di far parte di una minoranza linguistica, a suo tempo oppressa dal fascismo italiano che ha oppresso anche il popolo libico, all'interno della quale oggi però occorre lottare per più democrazia e contro nuove forme di razzismo.
La crisi della sinistra in Europa ha prodotto anche deviazioni: qualcuno ha scelto la lotta armata, dichiarando abusivamente di agire a nome dei popoli; c'è stato anche molto dogmatismo, settarismo, ideologismo, senza reale prospettiva di cambiamento sociale. Oggi si impara forse maggiormente a incontrarsi, a cooperare, a dialogare in modo meno settario e ideologico: e si riconosce di non possedere né di illudersi di voler costruire una teoria generale di trasformazione della società. Occorre più esperienza che teoria, più "illuminismo" che dogma. Questo processo di apprendimento può svolgersi in molte direzioni ed essere reciproco, anche con altri movimenti. Ma l'internazionalismo del passato, inteso come direzione comune di partiti o movimenti o di dipendenza di essi da direzioni esterne, è sepolto: i nuovi movimenti esigono molta autonomia, non si lasciano strumentalizzare o mangiare, e non ci sono scorciatoie: hanno bisogno di tempo e di esperienza per maturare e incidere nel profondo.
L'Italia oggi oscilla tra un orientamento molto filoamericano, magari mediato da un tentativo di "europeizzarsi" nella CEE, ed un suo orientamento che non trascura l'altra sponda del Mediterraneo. L'Italia non vuole essere oggi solo un pezzo della geografia della Nato, ma il popolo italiano non deve neanche essere scambiato - per esempio dai popoli arabi - con la Nato e con il suo governo. Un dialogo italo-arabo è sicuramente necessario, ma non deve dirigersi contro nessun altro popolo del Mediterraneo, o di altre parti del mondo.
Conclude ricordando che questi movimenti "alternativi" sono piuttosto poco ortodossi, poco organizzati, con una buona dose di schifo verso i riti, la demagogia, la rappresentazione politica: si vuole essere alternativi non solo negli obbiettivi, ma anche nei modi di raggiungerli.


MA FRA IL PETROLIO LIBICO E LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE EUROPEA PUÓ ESSERCI CONTRADDIZIONE….

Matzner -
Dopo essersi definito socialista e scienziato, preoccupato anche lui per il crescente pericolo di guerra, sottolinea che questo pericolo non viene solo dalla corsa agli armamenti, ma anche dalla crisi economica, sociale, e culturale che oggi colpisce sia il modello burocratico di stato dell'est che quello capitalistico dell'occidente. La crisi economica, la stagnazione, crea miseria, disperazione, aggressione, diventa terreno di coltura anche della violenza terroristica, chiunque poi la finanzi. Quale socialista austriaco si dichiara convinto che né il modello capitalistico né quello burocratico statalista può risolvere la crisi e la stagnazione. Ecco perché occorre trovare una terza via, che tra i suoi elementi essenziali deve prendere maggiore democrazia, maggiori diritti per il popolo in tutti i settori della vita sociale, produttiva, amministrativa, familiare, per le donne e così via. Ci si trova dinanzi alla necessità di riparare ai guasti di una industrializzazione inconsulta e di evitarli possibilmente per il futuro. Occorre quindi avere un maggior riguardo alle condizioni ecologiche, battersi contro gli sprechi, di cui il più colossale è la rincorsa agli armamenti. In questa ottica bisogna considerare con attenzione il problema delle risorse energetiche non rinnovabili, come il petrolio: anche qui occorre una terza via. Potrebbe sorgere, a questo proposito, un contrasto di interessi tra la Libia, paese ricco di giacimenti petroliferi, e il movimento ecologico in Europa, che - se si afferma - tende a ridurre i consumi di petrolio. Anche se si arrivasse a un certo disarmo, si ridurrebbero i consumi di petrolio. Pensa che tuttavia lo sviluppo di una terza via potrebbe trovare anche un modo di non legare lo sviluppo del terzo mondo agli armamenti e agli sprechi dei paesi industrializzati.


GLI USA I PIÚ AGGRESSIVI

Pelinka -
I giovani socialisti austriaci hanno visto con favore la visita di Gheddafi a Vienna, nonostante l'immagine di Gheddafi e della Libia fosse egemonizzata dalle deformazioni della propaganda americana. Tra molti giovani austriaci l'elemento della solidarietà internazionalista è un movente importante dell'impegno politico: per esempio verso il Nicaragua. E pur con tutte le differenze che esistono rispetto alla Libia, non si può non notare che questo paese è diventato in misura crescente un obbiettivo delle minacce americane sotto l'aggressiva politica estera dell'amministrazione Reagan. Il movimento per la pace si trova di fronte a due superpotenze che sono come i due lati di una medaglia: ma gli Usa costituiscono oggi il lato più aggressivo di questa medaglia. Spero che anche in futuro possa proseguire il dialogo con i paesi non allineati e con quella parte del mondo, che viene tenuta nel sottosviluppo.


Gheddafi -
Vi ringrazio per avermi presentato i vostri pensieri: pensieri aperti e coraggiosi. In linea di principio non vedo differenze che debbano essere chiarite o discusse: anche noi ci auguriamo e speriamo le stesse cose. Sono felice di trovare questi pensieri anche in Europa e sono convinto che il movimento per la pace trionferà e che il male perderà la battaglia. Tutto ciò rafforza la mia fiducia nell'umanità della gente. Quantunque sia forte il male, alla fine vince l'umanità. Io questo l'avevo già profetizzato, perché sento che l'umanità va incontro ad una crisi storica, e c'è una grande speranza che essa riesca a venirne a capo. C'è speranza, ma tutto sta nel come arrivarci. L'umanità ha sorpassato il livello di guardia: preparativi di guerra, tutela dell'ambiente, ecologia, distribuzione di forme sociali e morali, anche di sentimenti morali - abbiamo già compiuto un cammino molto pericoloso. Sono queste le forme della crisi e noi siamo qui riuniti per discutere come se ne può uscire. Questo problema riguarda ogni stato, riguarda tutto il mondo. Esistono previsioni assai preoccupanti, non lontane dalle profezie malthusiane, che questa crisi può essere superata solo attraverso una terza guerra mondiale. Ma una guerra distruggerebbe tutto quanto è stato finora costruito. Non lo si è imparato dalle guerre precedenti?
Io credo nell'Europa, credo in particolare nella Germania con le sue due parti. Nel Mediterraneo l'Italia è un fattore molto importante. Ecco perché credo che se si risolvono i problemi in questi due paesi, le ripercussioni positive si estenderanno in pratica in tutto il mondo. Credo che i miei interlocutori che vengono dall'Italia e dalla Germania potranno darmi ragione.
Questo nuovo movimento verde non ha scelto a caso il suo colore: il verde esprime, crescita, il paradiso, la primavera. Ciò che è contro il verde è distruzione ed incendio. Non credo che una guerra possa essere verde, e neanche l'industria o la cattiverai o l'inferno.
Ecco perché il verde è una speranza, un'attesa positiva dell'umanità. Quando issiamo la bandiera verde, crediamo che essa provochi una sensazione buona negli uomini che credono ad un paradiso, la primavera, la speranza e la pace. Certo, non è una soluzione in sé, il colore ma psicologicamente è necessario. Ci dà speranza. E` un simbolo anche delle cose materiali che ne conseguono. Per questo auspico che il colore verde si diffonda, che si tenga conto dei suoi effetti psicologici. Ed è per questo che il libro verde è verde: abbiamo scelto il colore verde per tutti questi motivi.

(In una pausa in cui viene portato del tè, Vogt interrompe ed osserva che Gheddafi ai verdi piacerebbe di più se non vestisse la divisa militare. Gheddafi risponde che la prossima volta, per venire incontro al movimento per la pace, verrà senza divisa. Mechtersheimer allora osserva che ciò è del tutto secondario e che è più importante quello che si fa nel concreto: i pacifisti tentano di impedire l'installazione dei Pershing e Cruise in Europa, ma da Gheddafi ci si aspetterebbe un contributo alla distensione nel Medio Oriente, da dove una scintilla di guerra potrebbe facilmente incendiare tutta l'Europa; ciò gli porterebbe la simpatia di tutto il movimento per la Pace. Gheddafi non risponde all'osservazione specifica e continua il suo discorso).

Geddafi -
Vorrei darvi ora una sintesi della teoria del libro verde. Noi partiamo dal presupposto che esiste una crisi politica, economica, sociale, e che tutto il mondo si trova come in un vicolo cieco. La crisi può portare alla catastrofe, il marxismo ed il capitalismo stanno andando verso la bancarotta ideologia e quindi tentano di uscirne con la violenza, sacrificando tranquillamente l'uomo. Il mondo sta materialisticamente andando verso questa soluzione. Il libro verde rappresenta una risposta a questa crisi, e prospetta una nuova terza via. Vi si fissano i concetti di base. Ma nuove realizzazioni ed sperimenti arricchiranno questa teoria. Da questo punto di vista concordiamo con l'esponente dell'Italia: abbiamo bisogno di esperienza, anche della vostra.
Il libro verde consiste in tre parti; la prima tratta la questione politica, la seconda quella economica, la terza si occupa di quella sociale. Lo scopo è di venirne a capo senza violenza, senza conflitto, all'interno della società stessa. E quando i problemi politici, economici e sociali saranno risolti all'interno di una società, si possono risolvere anche a livello mondiale.
Se questa teoria si afferma nella realtà, automaticamente spariranno i governi e gli eserciti e gli apparati amministrativi.
Le masse ed i popoli prenderanno il loro posto, la stessa società si muoverà, e così spariranno i sentimenti aggressivi degli uomini. Tra il popolo americano e quello libico, per esempio, non ci sono ostilità a livello di persone. Ma l'atteggiamento aggressivo e doloso si trova in Reagan e nella sua amministrazione. Tutte le determinazioni rivolte contro il popolo libico vengono da Reagan, non dal popolo americano. Quando governasse il popolo un governo Reagan non potrebbe promuovere un'aggressiva espansione della propria potenza. Begin, dal canto suo, ha un apparato militare con il quale può intervenire in ogni momento nel Libano meridionale, in Siria, in Irak, sui campi profughi palestinesi - ma se sparisse questo apparato militare, non ci sarebbero più atti di aggressione.