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Sdebitamento: piccolo ma bello
1.1.1991, Da "Nuova Ecologia", gennaio 1991
Mentre l'ONU era ancora in attesa delle proposte del "rapporto Craxi" sul debito del terzo mondo, gli alunni di una scuola svizzera in una notte di giugno hanno costruito davanti al parlamento federale elvetico a Berna un simbolico "monte-debiti", fatto da una vera montagna di moduli.

Si trattava di una petizione con oltre 250.000 firme (sarebbe come 1,7 milioni di firme in Italia!), raccolte in pochi mesi tra novembre 1989 e maggio 1990, su iniziativa di numerose organizzazioni del volontariato nord-sud, e con l'appoggio delle chiese e dei movimenti ecologisti. Una proposta semplice e chiara, chiamata "sdebitamento: premessa di sviluppo", aveva mobilitato un così ampio consenso: festeggiare i 700 anni della Confederazione elvetica (che cadono nel 1991) con un sostanzioso contributo di 700 milioni di franchi svizzeri (oltre 500 miliardi di lire) alla cancellazione/conversione del debito di alcuni tra i paesi più poveri del Sud verso la Svizzera. In oltre 200 manifestazioni, dibattiti e riunioni locali la proposta è stata così articolata: la Svizzera, classico paese-rifugio della fuga di capitali anche dal terzo mondo, deve stanziare un contributo eccezionale per il proprio compleanno, per riparare almeno in piccola parte al proprio debito morale, finanziario ed ecologico verso il sud del mondo. Per l'utilizzo di tale fondo si stanno elaborando modelli di "sdebitamento creativo", sviluppati da un gruppo di lavoro intorno all'Università di Friburgo ed articolati di caso in caso insieme a studiosi dei paesi "beneficiari": si vogliono acquistare - a prezzi di mercato, cioè assai più bassi di quelli nominali - quote di debito di alcuni tra i paesi più poveri, debitori della Svizzera (si pensa concretamente a Zambia, Madagascar, Senegal, Filippine, Costa Rica). Così si potrà poi procedere alla creazione di "fondi di contropartita": l'equivalente del debito cancellato e del servizio del debito - in valuta locale - dovrà essere messo a disposizione, scaglionato nel tempo, di piccoli progetti locali di risanamento ambientale, finanziamento di cooperative, formazione professionale, ecc. Per l'amministrazione del "fondo federale di sdebitamento" si chiede che in Svizzera si costituisca un ampio organismo rappresentativo, e che nei diversi paesi "beneficiari" vi siano analoghi organismi democratici e competenti di gestione che ne garantiscano l'uso più corretto possibile e ne accompagnino con studi ed osservazioni la realizzazione. Di caso in caso poi potrebbe anche essere cancellata una parte del debito o degli interessi.

Sin qui potrebbe sembrare una bella proposta, ricca di buona volontà e di quell'"uso creativo del debito" di cui parlano da tempo anche gli ecologisti, usando un termine di Susan George. Ma non si tratta di una favola: la "montagna delle firme" ha cominciato a premere efficacemente contro la "montagna del debito", ed il Parlamento svizzero ha cominciato a discuterne sul serio. In due sessioni - settembre ed ottobre 1990 - il Gran Consiglio (Parlamento) ed il Consiglio degli Stati (Camera dei cantoni) hanno esaminato la petizione e dato un primo assenso di massima: la Camera (con 105 voti contro 11) ha espressamente fatta propria la raccomandazione della sua "commissione affari economici", accettando anche l'esplicita menzione dell'importo di 700 milioni di franchi; i Cantoni non hanno voluto pronunciarsi sulla somma (18 contro 9), ma nessuno si è messo contro il "fondo di sdebitamento" in sè. Ora dovrà pronunciarsi il Governo e presentare il suo progetto di legge, e nella sessione giubilare del 2-3 maggio 1991 le Camere riunite dovrebbero - prevedibilmente - approvarla.

(Per saperne di più: "Sdebitamento: premessa di sviluppo", cas.post.86, CH 6903 Lugano, tel.0041-91-573840)