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La novità politica della vecchia europa(Intervista ad Alex Langer, a cura di Massimo Valpiana)

1.4.1984, Azione nonviolenta
D. Il movimento per la pace tedesco è da molti anni considerato come il più avanzato in Europa. E' questo anche il tuo giudizio?
R. Forse solo il movimento pacifista olandese contende oggi il primato a quello tedesco- occidentale, per essere riuscito finora a condizionare la posizione del proprio governo sulla questione degli euromissili. Ma per ampiezza e profondità, e soprattutto per la centralità che occupa sulla scena socio-politica e culturale di un grande paese, il movimento per la pace in Germania federale si caratterizza come il più, articolato ed incisivo che si sia finora visto in Europa e forse nel mondo. Eppure non ha raggiunto il proprio obbiettivo più immediato, sul quale si era costituito ed esteso: ormai - nella primavera 1984 - i primi missili eurostrategici Pershing II sono stati già collocati sul suolo tedesco- occidentale e sono operativi; il "no ai missili" di milioni e milioni di persone, espresso per tre anni in maniere via via più intense e sorprendenti, non ha fermato una decisione politico-strategica presa nel 1979 in sede Nato proprio a partire da un iniziativa del cancelliere tedesco di allora, il socialdemocratico Helmut Schmidt, e riconfermata nel parlamento tedesco-federale nel novembre del 1983 della nuova maggioranza democristiana-liberale, contro il voto dei "verdi" e degli stessi socialdemocratici.
D. ...quindi il movimento tedesco ha finora subito solamente sconfitte...
R. Il movimento per la pace in Germania attraversa - analogamente a quanto avviene in altri paesi - una profonda crisi, dalla quale si può ragionevolmente prevedere che uscirà con l'elaborazione di nuove prospettive che dovranno andare oltre la richiesta del rimpatrio dei missili statunitensi ed oltre la rivendicazione di una diversa partecipazione tedesca ed europea nell'eventuale decisione di impiego dei missili stessi (quest'ultima proposta non viene tanto dal movimento per la pace, quanto dalle file della socialdemocrazia e talvolta anche dalla democrazia cristiana tedesca).
La sconfitta su quell'obiettivo comune e "minimale" ("no ai nuovi euromissili americani in Germania federale") può essere una buona occasione per tentare un bilancio sulla prima fase di un movimento che dall'inizio degli anni'80 sino alla fine del 1983, si è rivelato come il fattore della più vasta e profonda mobilitazione di opinione e di iniziativa che la società tedesco- occidentale abbia mai conosciuto.
D. Perché secondo te il movimento pacifista più forte d'Europa si è sviluppato proprio in Germania?
R. Se si guarda alla genesi di questo nuovo movimento pacifista tedesco, non si deve dimenticare un fatto molto importante e concreto: la Germania - anzi, le due Germanie, - nel loro insieme - è un possibile e addirittura probabile scenario di quella guerra nucleare "limitata", condotta con armi "da teatro" , di cui nei piani dei due blocchi militari contrapposti si parla. I tedeschi si pongono quindi la questione della pace e della guerra come un interrogativo molto drammatico e ravvicinato, vivendo sul proprio corpo la spaccatura del continente e del mondo in due blocchi ed avendo alle spalle una storia che ha visto la Germania come protagonista recente delle grandi guerre mondiali.
La lezione della storia, la collocazione politica della Germania e la paura concreta e realistica della guerra hanno dunque predisposto molti tedeschi fin dagli anni '50 ad affrontare la lotta contro il riarmo, ed in particolare contro l'armamento nucleare, come condizione essenziale della propria sopravvivenza nazionale. Quando Brecht ricorda che Cartagine condusse tre guerre, e che dopo la terza non era più individuabile sulla carta geografica, molti tedeschi si sentono direttamente chiamati in causa; la tradizione delle marce pasquali che , dagli anni '50 fino ad oggi raccolgono con alti e bassi molti pacifisti ed antimilitaristi, ne è una piccola testimonianza. L'appello di Krefeld (Krefeld Appell) contro lo stazionamento dei nuovi missili americani, lanciato nel 1980 da una serie di personalità della vita pubblica (ecclesiastici, intellettuali, sindacalisti, di area "verde" , comunista, socialista, indipendente) raccolse cinque milioni di firme.
D. Qual' è la consistenza reale di questo fenomeno? E dove trova le sue radici?
R. Pur con tutti i suoi numerosi e pesanti limiti, questo movimento ha visto nascere qualcosa come 5000 gruppi di iniziativa (reali), forse molti di più; ha visto enormi manifestazioni locali e nazionali, culminate in una "catena umana" lunga oltre 150 km, il 22 ottobre 1983, da Stoccarda a Ulm; ha fatto prendere coscienza e cambiare opinione a milioni di persone (dal semplice cittadino fino al presidente della SPD, Willy Brandt, ha occupato le prime pagine di centinaia di giornali e riviste molte volte; ha inciso profondamente nelle chiese e nei partiti, nei sindacati e nelle più svariate associazioni professionali, nei mass- media e nelle scuole, tra i militari, e tra gli intellettuali; ha prodotto organizzazione, strutture, fatto maturare militanti e dirigenti, incentivato una enorme produzione di sapere e - talvolta - anche di idee e prospettive.
Insomma: un movimento che ha superato in quantità e qualità i precedenti grandi movimenti della recente storia tedesca, come le campagne contro il riarmo tedesco (anni '50) e contro gli armamenti atomici (anni'60), contro le "leggi di emergenza"(fine anni'60),i movimenti di scioperi degli operai (fine anni'40,1969,1973) e degli studenti (1967-1969), lo stesso movimento antinucleare (della metà degli anni'70) e la campagna anti-censimento (1982-1983), pur saldandosi fortemente con buona parte degli insediamenti di uno di questi scossoni antecedenti. Un movimento complesso, socialmente assai composito e variegato, che non è limitato a fare della propaganda, né a rivendicare qualcosa, ma che ha prodotto trasformazioni con le quali da ora in poi si dovranno fare i conti, anche se non possono escludersi involuzioni e contraccolpi in caso di insuccessi e isolamento.
D. Chi sono i nuovi pacifisti ?
R. E' piuttosto difficile tracciare un nuovo profilo attendibile e complessivo del nuovo movimento per la pace in Germania. Se tra i promotori delle prime mobilitazioni si potevano ancora cogliere molte presenze "tradizionali" - dai pastori Gollwitzer e Niemoller a scrittori come Boll, Drewitz e Jungk - accanto a nuovi esponenti dell'impegno pacifista "verde" (come Petra Kelly ed in generale Gerd Bastian, diventato nel 1983 deputato dei "verdi" ), e tendevano a riprodursi le forme consuete della battaglia politica (appelli, mozioni, manifestazioni, raccolte di firme, ecc.), nel corso di pochi anni è subentrata una concretezza e freschezza del tutto inedita. Innanzitutto è da rilevare che le iniziative ed il movimento per la pace hanno via via raccolto aderenti e militanti in modo diretto, senza passare attraverso la mediazione di partiti e sindacati. Inizialmente magari si costituiva in molti posti un comitato per la raccolta delle firme sull'appello di Krefeld; da lì nasceva un comitato per la pace con obiettivi più generali, ma sempre molto specifici (informare nel proprio quartiere; intervenire su una determinata caserma; preparare un'azione contro il giuramento pubblico della "Bundeswehr" ; sostenere la campagna per l'obiezione di coscienza, che in Germania federale è costituzionalmente garantita e molto praticata; ecc.); la preparazione di manifestazioni regionali o interregionali ne poteva essere la tappa successiva, e così via. Non sempre le tradizionali organizzazioni pacifiste - come gli obiettori di coscienza, il "Movimento di riconciliazione", "Pax Christi", la DFG (Deutsche Friedensgesellschaft), Aktion Suhnezeichen (azione di riparazione per i crimini nazisti), ecc. - ne erano parte, ed in genere ne restavano assai presto superate in avanti, senza per questo necessariamente sparire.
Si sono formate così numerose iniziative quasi ... corporative, a partire dalle "Frauen fur Frieden (donne per la pace) fino all'imponente iniziativa dei "Medici contro la guerra nucleare". In ognuna di queste iniziative (oggi ne esistono moltissime, dagli "psichiatri per la pace" ai "giornalisti contro la minaccia atomica") venivano ad unirsi una competenza e volontà molto precisa e riconosciuta ad un obiettivo più generale: le donne partivano da un rifiuto di mettere al mondo figli per la guerra, i medici informavano a proprie spese la popolazione attraverso grandi inserzioni sui giornali sull'illusorietà di ogni intervento medico in caso di conflitto nucleare...
D. Si tratta solo di un movimento d'opinione, di tipo culturale, o c'è anche spazio per l'impegno personale, per l'azione diretta?
R. Un aspetto caratterizzante di questo movimento è senz'altro la forte disponibilità all'azione diretta e personale, anche alle molteplici forme di obiezione e boicottaggio - magari non tutte riuscite -, come nel caso delle proposta di ritirare in un giorno convenuto tutti i risparmi delle banche, per produrre un collasso nella circolazione della moneta, come intervento più efficace di un tradizionale "sciopero di avvertimento". Si basa su questa disponibilità diretta e personale anche l'ingente mole di informazioni acquisite grazie ad un attenta ed intelligente opera di osservazioni, inchieste, sopralluoghi, appostamenti, chiacchierate con soldati, ecc... e una contro - informazione che ha raccolto un invidiabile patrimonio di conoscenze "sul campo".
Nel complesso le manifestazioni di protesta, i blocchi alle basi, le azioni nonviolente e quelle degli scontri violenti, hanno affrontato una dura repressione: molte persone(probabilmente ben oltre il migliaio) hanno subito arresti e condanne detentive, molte migliaia di persone hanno fatto l'esperienza della violenza della polizia, del fermo, della multa, ecc.; decine e decine di migliaia di persone hanno subìto l'identificazione da parte della polizia. Da quando la legge germanica prevede la possibilità di esigere dai manifestanti non autorizzati le spese per l'impiego delle forze di polizia intervenute a disperderli, è diventata un'impresa...anche finanziaria partecipare alle manifestazioni, ma finora non si può dire che questo abbia inciso negativamente.
D. Puoi riassumere in breve gli obiettivi ed i metodi che i pacifisti tedeschi si sono dati?
R. Se si dovessero riassumere gli obiettivi di fondo di questi primi anni di attività del nuovo movimento pacifista tedesco, se ne potrebbero individuare sostanzialmente due:
1) esprimere, nelle forme più efficaci possibili, la protesta ed il rifiuto del riarmo della Nato; condizionare attraverso questa protesta il governo e le forze politiche in senso contrario allo stazionamento degli euromissili;
2) promuovere tra la popolazione - anche tra coloro "che sono arrivati appena agli inizi di un processo di riflessione"(come dice qualche volantino) - un a più generale presa di coscienza sulla pace, esprimendo attraverso atti simbolici e significativi dei contenuti qualificanti.
Per quanto riguarda i tipi di azione con cui si perseguono i due obiettivi indicati come prioritari, un grande ruolo hanno avuto naturalmente le mobilitazioni generali: manifestazioni, appelli, firme raduni, ecc.. Nell' "autunno caldo dei missili" (autunno 1983, data di riconferma governativa e parlamentare dell'assenso tedesco allo stazionamento dei missili Pershing II ) si è passati sempre più spesso ai campi, sit-in, veglie, nei pressi delle installazioni militari, con frequente ricorso al blocco delle basi, prolungato anche per diversi giorni, con l'intervento di personalità di primo piano, e con la costruzione di veri e propri "villaggi della pace" (Mutlangen, soprattutto).
Assai più fantasiose e molteplici invece le azioni dirette principalmente a fare capire alla gente gli obiettivi del movimento. Da quando è diventato uno slogan che "mancano solo cinque minuti all'ora fatale", sul tema dei "cinque minuti" si sono avute decine e decine di iniziative: dalle sirene a mezzogiorno meno cinque, ai "die-in" sulle piazze delle città, dai cinque minuti di sciopero del sindacato (alle 11,55 del 20 ottobre 1983) alle evacuazioni simboliche di scuole e posti di lavoro.
Un grande successo stanno ottenendo le "catene umane" , di cui la prima è stata realizzata in grande stile a conclusione della "Convention per l'Europa denuclearizzata dal Portogallo alla Polonia" (Berlino, sull'appello Russell, nel maggio 1983). La "catena umana" è forse il segno più efficace di un movimento decentrato, costruito sulla solidarietà tra persone concrete, senza bandiere, con la necessità di darsi la mano per realizzare l'obiettivo.
D. Quale può essere il ruolo di pace della Germania, divisa tra Est ed Ovest? In cosa consistono le proposte dei pacifisti tedeschi?
R. Molte proposte ed idee parziali animano il movimento, ma nessuna può ancora dirsi sintesi delle due aspirazioni: dalle proposte Palme-Bahr per l'istituzione di fasce denuclearizzate ed in tendenza smilitarizzante lungo il confine tra i blocchi (100- 150 km, per parte ) all'uscita dalla Nato (rivendicazione deliberata dai "verdi" nel novembre 1983), dal sostegno alla creazione di zone denuclearizzate in Europa (Scandinavia, Balcani, ecc. ) a proposta più radicali ed unilaterali. Forse si può dire che alcune idee- guida sono abbastanza radicate nel movimento, mentre altre sono condivise solo certi settori.
Nel grosso del movimento pacifista, comunque, oggi si può ritenere acquisita e radicata una posizione favorevole al disarmo sia all'Est che all'Ovest, con la precisazione che qualcuno deve fare il primo passo, e che l'Occidente - o meglio: la Germania federale - dovrebbe e potrebbe farlo; altrimenti la spirale delle trattative di disarmo che portano invece al riarmo, o almeno non lo impediscono, non si potrà fermare mai.
In tempi più recenti, ed anche grazie alla nascita di consistenti embrioni di movimento pacifista (prevalentemente vicino ad ambienti della chiesa evangelica) nella Germania dell'est - relegato nella clandestinità e spesso duramente represso dalle autorità della RDT -, si fa strada la convinzione che il movimento per la pace non solo debba battersi contro i blocchi e la logica dei blocchi, ma debba esprimere esso stesso la capacità di trascendere i blocchi e debba agire nel senso di indebolirne ed in qualche modo diluirne la polarizzazione e la rigidità.
D. Cosa possiamo dire che abbia ottenuto in questi anni il movimento per la pace in Germania? Quale contributo ha dato all'Europa?
R. Se si tenta di rispondere alla domanda cosa abbia ottenuto il movimento pacifista tedesco-occidentale, ci si accorge che dal punto di vista concreto i risultati sono inesistenti: il riarmo è continuato, gli euromissili sono stati installati.
D. E allora?
R. Bisogna quindi partire da un altro punto di vista per tentare il bilancio.
Forse da qui: si è prodotta una trasformazione ed un allargamento di coscienza senza precedenti, in Germania federale, sulla questione della pace. Ogni governo, ogni politica deve ormai fare i conti con questo fatto. Probabilmente nel caso di un conflitto anche modesto (del tipo Falkland-Maldive, per intendersi) in Germania federale si avrebbe il più alto numero di obiettori di coscienza, di resistenza concreta alla guerra.
Un potenziale di obiezione al militarismo, ad ogni politica di guerra è oggi radicato nella società tedesca in modo tale che chiunque deve metterlo in conto; in questo senso è senz'altro cresciuto un fattore di pace nel centro d'Europa.
"Stell dir vor, er ist Krieg und keine/r geht hin" (pensa se ci fosse la guerra e nessuno/a ci andasse) è uno degli slogan che si trovano sui muri di molte case: esprime molto bene un mutamento di mentalità che va nel profondo.
In questo senso il movimento pacifista in Germania federale ha contribuito a moltiplicare e consolidare - anche per chi osserva dall'estero - quei "nuovi tedeschi", la cui esistenza e decisione è un contributo inestimabile ad una prospettiva di pace in Europa, anche se di per sé non è certo sufficiente.
Dal punto di vista operativo il movimento pacifista è quindi riuscito solo a spostare le coscienze ma non a rimuovere gli armamenti: mancano sempre cinque minuti all'ora x, ma adesso c'è più gente che lo sa e che si mobilita per fermare le lancette.

Intervista a cura di Mao Valpiana
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