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Dopo le elezioni europee, i verdi divisi: perché?

1.4.1990, Tam Tam Verde - Intervista

Liste Verdi e Verdi Arcobaleno, anziché unificarsi, sembrano lacerati da divisioni interne. Tu che avevi promosso l'anno scorso il "Concilio" dell'unificazione, ora parli di "Sfederazione" dalle liste verdi. Cosa ci puoi dire di tutto ciò?

Mi considero uno sconfitto. Attraverso il "Concilio verde Europa" , nella scorsa primavera, aveva tentato di sciogliere i grumi organizzativi troppo pesanti, in favore di una rifondazione del soggetto verde. Purtroppo però attraverso le lezioni europee ci si è contati, si sono accreditate le due sigle ed è molto forte la tentazione di dare connotazioni politiche diverse per legittimare una pluralità di simboli elettorali verdi che altrimenti non sarebbero capiti, in presenza di due diverse aggregazioni elettorali a livello nazionali, c'è sempre chi sul piano locale tenta di nobilitare il proprio dissenso o la propria insoddisfazione aderendo a questa o a quella sigla in contrapposizione con il proprio concorrente.
Fallito il "Concilio" non si può ricominciare da capo come se nulla fosse accaduto. Per quanto riguarda il mio rapporto con le due diverse aggregazioni verdi, mi sono ritirato in periferia. L'idea della "sfederazione" è un'espressione di dissenso morale e una proposta per ripensare ad una costituente dove federarsi non significhi diversi il malloppo esistente, ma ripartire dalle realtà locali.

Le liste verdi che si presentano alle elezioni amministrative sembrano un po' vecchie rispetto alle novità di cui dovrebbero essere portatrici...

Di fronte alle prossime elezioni amministrative mi sembra di dover dire cose simili a quelle di cinque anni fa: una buona lista verde deve ogni volta essere espressione di una rinnovata legittimità e non può semplicemente essere l'eredità di coloro che già si considerano "I verdi". Le modalità per generare una buona lista possono essere:
1)Un processo di elezioni primarie dove le persone vengono individuate in base ad un mandato sui contenuti.
2)Un processo che passa attraverso dei "Garanti" che siano effettivamente equilibrati, rappresentativi e riconosciuti. A Bolzano per le amministrative dell'88 abbiamo trovato una soluzione intermedia tra queste due metodologie innovative.

Insieme alle Liste Verdi , quest'anno alle elezioni saranno presenti le "Liste Civiche" del nuovo corso comunista. Cosa ne pensi?

Vedo favorevoli le Liste Civiche quando esse non siano una copertura di una proposta del PCI che vuole rispolverare il frontismo chiamando a raccolta tutti gli amici. Non vedo perché i Verdi dovrebbero sottrarsi a questa sfida. Noi non dobbiamo ragionare con l'idea di dover consolare una sigla. Il voto non serve solo per contarci ma soprattutto per cambiare qualcosa nelle città. Dove una lista civica può contribuire al rinnovamento o creare un'alternativa nel governo della città, può avere un senso che i Verdi si coinvolgano in una simile esperienza.

Cambiando argomento. Dal tuo osservatorio privilegiato del Parlamento Europeo, come giudichi la sostanziale assenza dei verdi dal dibattito sul crollo dei regimi comunisti dell'est?

Una parte dei Verdi tedeschi, molto vicina a posizioni di sinistra, rispetto all'Est ha reagito come la crocerossina del socialismo reale dicendo che quei governi hanno fallito, ma che l'idea era nobile. Questo li ha posti immediatamente fuori gioco, così come le loro posizioni sulla Germania "Sì all'autodeterminazione del popolo tedesco, purché rimangano due stati". Un'altra parte dei Verdi, quella più ambientalista, rischia, rispetto all'Est, di sottovalutare la questione dell'Europa. In tutti gli incontri che abbiamo avuto al Parlamento Europeo i rappresentanti di Bulgaria, Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia hanno sempre detto "Ricordatevi che senza di noi L'Europa è incompleta". In questa situazione un certo "antieuropeismo", che nasce da una giustificata opposizione alla CEE come Europa dei mercati, rischia però di respingere questi popoli nelle mani del nazionalismo. Oggi i popoli dell'est hanno un grande bisogno di vedere una casa comune; la loro domanda è federalista. Noi dobbiamo lavorare per rivalutare le comune radici culturali, umanistiche o cristiane.

Come vedi il futuro dei Verdi?

Io non sono sicuro che le odierne forme organizzative dei Verdi che si conoscono in Europa siano di grande durata. La sfida come verde contiene in sé enormi elementi di novità, primo fra tutti il tradurre in politica un impegno all'autolimitazione; la prima ondata di verdismo ha obbligato tutti a confrontarsi con l'emergenza ecologica e ha introdotto il problema dei limiti di crescita. Se le attuali rappresentanze verdi non servono a far crescere e governare queste consapevolezze, ben venga la loro sparizione. La storia spazza via chi arriva in ritardo.

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