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alexander langer (22)

I verdi nella nuova Europa

1.3.1990, in: Nuova Ecologia, marzo 1990
Si moltiplicano gli appuntamenti internazionali dei verdi europei che risentono decisamente della scossa che ha cambiato la faccia all'Europa ma sono tuttora incerti su come reagire e come rapportarvisi.

C'è chi vede innanzitutto i rischi dell'incontro accelerato tra l'area dominata dal mercato e dallo sviluppo capitalistico e quella finora dominata dal socialismo reale, e teme la pura e semplice annessione dell'ex-est all'ovest, sia sotto il profilo politico che economico. E' il caso soprattutto dei verdi tedeschi, assai infelici per l'ormai inarrestabile processo di unificazione tra le due Germanie: in un primo momento fermi su una posizione del tipo "sì all'autodeterminazione dei popoli tedeschi, purchè comunque restino i due stati", i "Grünen" si sono dovuti via via adeguare maggiormente ai sentimenti popolari ed alle stesse spinte provenienti dai loro partners nella DDR, e si orientano oggi - a maggioranza - verso una proposta di "confederazione ecologica" tra due sub-stati tedeschi. Dall'est molti verdi - come i loro popoli in generale - si aspettano invece l'ingresso in Europa: cosa che per loro in sostanza vuol dire nella Comunità europea; "finalmente", ed a pieno titolo. Tra i partiti verdi dell'Europa occidentale vi sono quelli che temono fortemente questo improvviso aumento di credibilità dell'Europa comunitaria e del federalismo europeo (i tedeschi, gli olandesi, gli svedesi, gli austriaci, forse anche gli inglesi..), mentre vi sembrano attratti più in positivo i belgi, i francesi, gli italiani, gli spagnoli. Sarà il Coordinamento dei verdi europei a Budapest (17-18 marzo 1990) ad occuparsene da vicino.

Intanto a metà febbraio è stata costituita un'associazione internazionale di parlamentari verdi, domiciliata per ora presso il gruppo parlamentari verde svedese e con un suo direttivo provvisorio composta da una deputata svedese, un deputato belga (francofono) ed un deputato sovietico (un verde estone). Vale la pena gettare un occhio sui parlamenti nazionali nei quali esistono rappresentanze verdi, omettendo l'Italia, la cui situazione si presume nota. In Svezia esistono 20 deputati verdi (su 349, dal 1988), in Irlanda 1 (dal 1989), in Austria 8 su 183, dal 1986, in Svizzera 11 seggi del "Nationalrat" (su 200) sono dei verdi (vi sono entrati per la prima volta nel 1983), in Finlandia 4 su 200 (è la seconda legislatura dei verdi, sono in crescita), in Australia esistono 5 deputati indipendenti che si dichiarano ambientalisti e che collaborano con l'opposizione laburista, in Belgio vi sono 20 rappresentanti tra deputati e senatori "Écolo" (valloni) e "Agalev" (fiamminghi), con percentuali assai alte (alle Europee: Écolo 16 %, Agalev 11%) e con una presenza parlamentare ormai già consolidata, nella Germania federale i verdi nel 1986 avevano conquistato 43 seggi (ma tre deputati hanno lasciato il gruppo), nella Germania dell'est non ci sono ancora deputati, ma sia il partito verde (Grüne Partei) che la "lega verde" (più movimentista, "grüne Liga") partecipano alla "tavola rotonda ed hanno entrambe un ministro nel governo di transizione. E mentre i verdi siedono - seppur con piccolissime rappresentanze - nei parlamenti portoghese e greco, non sono riusciti ancora ad entrare in quelli della Francia (ma alle prossime elezioni avverrà senz'altro) e della Gran Bretagna (la più altra percentuale mondiale col 15%, ma c'è lo sbarramento del sistema maggioritario).

La rappresentatività dei verdi nei paesi ex-comunisti dovrà essere ora verificata dai primi test elettorali (in Lituania su 90 seggi attribuiti 2 sono andati ai verdi), ma non è per niente improbabile che entro un anno nei diversi coordinamenti verdi internazionali quelli dei paesi "dell'est" siano in maggioranza: un evento dalle ripercussioni imprevedibili e probabilmente affascinanti, che potrebbe capovolgere, in casa verde, il rapporto che nei partiti tradizionali esiste tra i partiti-maestri dell'Occidente ed i partiti-discepoli nel resto del mondo.

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