Fondazione | Alexander Langer | Stiftung

Per un'Euregio piĆ¹ alpina che tirolese
1.4.1994, da "Arcobaleno" 02-95 - Scitti sul Sudtirolo
Appassionante prospettiva geopolitica e realizzazione storicamente più alta del federalismo per alcuni, pericolosa manovra revanscista e seme di contrapposizione etnica per altri, magniloquente ma infruttuoso giro di parole per altri ancora: ecco come si presenta attualmente il fantasma dell'Euregio tirolese.

I due partiti popolari dominanti nel Tirolo di lingua tedesca (ÖVP a nord del Brennero, SVP a sud) hanno ormai scelto, il futuro della nostra area geografica si chiama proprio così: Regione Europea del Tirolo, inserita in un'Europa unita, con un progetto di "integrazione nell'integrazione", che dovrebbe ricucire al tempo stesso lo strappo del 1918 e lo sviluppo economico, ambientale e territoriale a nord e sud della catena alpina. Utilizzando margini di azione sub-statuale (dove, cioè, gli Stati sovrani non agiscono come tali, ma non impediscono ad entità minori di agire), si vorrebbe rafforzare un tessuto di iniziative, relazioni ed anche istituzioni comuni tra regioni e province appartenenti a Stati diversi, ed in particolare ad Austria e Italia. Il riferimento all'antico grande Tirolo pluri-lingue pre-1918 (comprendente il Trentino, il Sudtirolo, il Tirolo ed il Vorarlberg austriaci) dovrebbe evocare non solo un ricordo nostalgico, ma anche l'idea che dei legami sufficientemente radicati nel passato possano dare forza e linfa al progetto, che cercherebbe di evitare il conflitto aperto con gli Stati (quindi niente ridefinizioni di frontiere o anticipazioni monetarie, nessuna diminuzione di sovranità ufficiale..), guadagnandosi nel frattempo il sostegno dei cittadini. Poi.. chi vivrà, vedrà.

Sarebbe sbagliato ritenere solo i nostalgici del passato impegnati a riflettere su questa prospettiva: per rendersene conto basterebbe ricordare le iniziative "per l'altro Tirolo" che si sono svolte - con la partecipazione di esponenti verdi ed alternativi tirolesi, altoatesini e trentini nei primi anni '80. L'idea che in una regione, intesa anche al di là dello spartiacque alpino, dei confini statali o delle differenze linguistiche, si possano coltivare progetti ed iniziative comuni e rafforzare legame antichi e costruirne di nuovi, non è patrimonio nè di austriacanti nè di sognatori. Il disegno di un'Europa unita avrà bisogno di zone di sutura, in cui i vecchi confini statali si diluiscano più generosamente che altrove ed in cui l'artificiosità delle frontiere nette tra lingue e popoli possa invece dissolversi gradualmente in territori comuni, in aree di più intenso scambio e di frequentazione transconfinaria. Aree-ponte, territori che anticipino e garantiscano legami che oggi ancora le sovranità statali circondano sempre di qualche diffidenza e qualche complicazione amministrativa in più.

E' pensabile, è auspicabile che qualcosa del genere avvenga nella regione centrale delle Alpi, magari a partire dal territorio dell'antico Tirolo?

Penso di sì, a patto che si rispettino alcune condizioni, che provo ad individuare schematicamente:

a) bisogna evitare ogni idea di restaurazione nostalgica, o - peggio ancora - ogni obiettivo di emarginazione etnica; qualsiasi ambiguità a questo proposito si trasformerebbe in pericoloso boomerang; sarebbe esiziale un disegno che puntasse, ad esempio, ad un "grande Tirolo tedesco", in cui italiani e ladini fossero ridotti ad infima e marginale componente;

b) bisogna partire da reali obiettivi e contenuti comuni (ambiente, cultura, servizi...) piuttosto che dall'enfasi retorica o simbolica; pensare ad un comune impegno a tutela e promozione delle Alpi, ad un sistema integrato di ricerca e formazione (con Università ed Istituti superiori complementari, con uno scambio intenso di insegnanti e studenti, con istituzioni integrate come biblioteche e centri di ricerca...), ad una politica comune di trasporti, di salvaguardia della salute, di valorizzazione dell'agricoltura montana, ecc., aiuterà assai meglio che parate integrate di Schützen o di pompieri;

c) bisogna aprire questo processo ad una reale partecipazione democratica ed a tutte le regioni confinanti che intendano parteciparvi (forse bisognerà puntare su una Euregio più alpina che tirolese, e sicuramente pluri-lingue e pluri-culturale); il fatto, che ad esempio tra Nord- e Sudtirolo sia stato costituito un "tavolo" assai poco trasparente e democratico, per elaborare al riparo da ogni ingerenza una sorta di disegno costituzionale neo-tirolese, o che il Vorarlberg - vista la tendenza che attualmente caratterizza la politica per l'Euregio Tirolo - si sia sganciato, e che a sua volta il Trentino venga piuttosto tenuto a margine, non sono di buon auspicio; senza il reale dibattito e consenso delle popolazioni di tutte le aree interessate, non potrà essere disegnata una visione partecipata e condivisa per un futuro comune;

d) bisogna che una Regione europea sia veramente inserita in un contesto di integrazione europea, e con legami verso altri processi paralleli (p.es. Istria, Paesi Baschi.. ecc.), in un quadro di coinvolgimento degli Stati co-interessati e di promozione del regionalismo/federalismo; non avrebbe grande respiro un tentativo di Euregio isolato dallo sviluppo del regionalismo europeo, e visto magari come surrettizia via al raggiungimento di obiettivi di qualche irredentismo.

Detto questo, e tenendo conto delle differenti aspettative e visioni che un simile processo evoca, si può tranquillamente accettare di partecipare ad una prima fase di consultazione pubblica - non di negoziato dietro le quinte - per tentare di immaginare in carne ed ossa una possibile Euregio. Essa potrebbe in fondo realizzare in termini più vasti qualcosa che era contenuto anche nell'originaria concezione della stessa Regione Trentino - Alto Adige, la quale non era stata "inventata" soltanto per sottrarre ai sudtirolesi il tranquillo ed esclusivo godimento della "loro" autonomia, bensì anche nella convinzione che la civiltà dell'arco alpino - pur nella grande diversità di lingue, dialetti, modi di coltivare e di costruire - rappresentasse un qualcosa di unitario, suscettibile di legare tra loro popolazioni ed economie, culture e patrimoni naturali. Le esperienze dell'Arge Alp e dell'Alpe Adria hanno rappresentato ulteriori positivi passi nella medesima direzione, e se il cammino dell'Euregio prenderà questa strada - e non inforcherà bandiere di divisione e di provocazione - potrà portare buoni frutti.