pro dialog

Alexander Langer

Verdi di cuore e verdi di testa: qualcosa dell'esperienza sudtirolese
"Sì, è proprio nelle iniziative civiche, di volontariato, di solidarietà e della società civile che è cresciuta maggiormente l'inter-azione inter-etnica tra popolazioni di lingua tedesca, italiana e ladina dell'Alto Adige.

Per esempio: la grande raccolta di firme contro la demolizione del vecchio 'Ponte Talvera' a Bolzano, o le iniziative ormai consolidate dell'associazione per i campi da gioco dei bambini (VKE), o la recente realizzazione di 'vacanze bilingui'.

Fino a 15 anni fa era praticamente impossibile che vi fossero associazioni radicate realmente tra cittadini di ogni gruppo linguistico, anzi, vi erano semmai le organizzazioni 'parallele': le ACLI di lingua tedesca e italiana, le associazioni sportive, culturali, gli scouts: tutto duplicato per etnie. Anche oggi non è che la maggioranza delle associazioni sia costituita su esplicita base inter-culturale, inter-etnica, ma c'è una consapevolezza nuova che si è diffusa e che si riflette nella pratica quotidiana: inviti e programmi vengono normalmente stampati in due lingue, ci si sforza di più di pensare anche alla mentalità e le aspettative dell'altra comunità, qualcuno modifica persino esplicitamente i suoi statuti (come l'assocazione degli universitari sudtirolesi), per mettere ben in chiaro la propria vocazione inter-etnica, altri si sforzano di riflettere questa nuova 'naturalezza' nella loro composizione, negli organi dirigenti, nelle iniziative: vale per una parte importante del mondo sindacale, per diverse associazioni del tempo libero, per nuovi gruppi nei paesi, per iniziative civiche ambientali. Il clima è veramente cambiato. A questo ha contribuito in modo assai importante il movimento verde, ambientalista e di pacificazione inter-etnica nel Sudtirolo.

Ma ben prima delle associazioni o dei verdi, altri fattori 'naturali' hanno agito. Forse è la montagna, con le sue condizioni di vita più impegnative e con la comune consapevolezza della necessità di salvaguardia, che ha indotto una sorta di ecologismo popolare diffuso e cosciente. Si sa che della natura non si può abusare, si deve avere con essa un rapporto di parsimonia e prudenza. In Alto Adige tra molta gente comune c'è una grande attenzione, anche per il retaggio di una radicata cultura contadina, a come ci si alimenta, a come evitare o riutilizzare i rifiuti, quali detersivi si usano, come sono trattati gli animali. I movimenti ambientalisti si trovano a operare in una realtà già sensibile e attenta, che non di rado è assai più spontaneamente 'ecologista' di quanto non si possa sospettare vivendo nelle grandi città. Io questi 'ambientalisti spontanei' o 'ruspanti' li chiamerei i 'verdi di cuore' che sono naturalmente i primi interlocutori dei 'verdi di testa', quali oggi ancora in molti casi si presentano gli ambientalisti delle associazioni, formati magari più sui libri o nelle università o da apposite campagne di sensibilizzazione. Loro potrebbero imparare molto da questi 'verdi di cuore'.

Contribuisce poi, all'humus particolare del Sudtirolo, anche la vicinanza dei paesi di lingua tedesca, dove la presa di coscienza verde ha avuto un ruolo importante - anche se differenziato - sia nella consapevolezza pubblica, sia nelle istituzioni. In Germania si è manifestato l'incidenza più politica del movimento verde (non solo ambientale, ma anche pacifista, ugualitario, alternativo), in Austria ha forse prevalso l'aspetto popolare (si pensi alla vittoria anti-nucleare nel referendum sulla centrale di Zwentendorf già nel 1978 o alla diffusa opposizione contro il soffocamento da TIR), in Svizzera si è particolarmente sviluppata una coscienza di 'tutela alpina', di cui oggi diverse associazioni come p.es. la CIPRA (Commissione di tutela delle Alpi) si fa interprete. Nell'insieme abbiamo risentito di questi stimoli, ed abbiamo forse aggiunto una nostra nota particolare, derivante dal conflitto etnico aperto o latente nel Sudtirolo: abbiamo sempre insistito che la pacificazione con il resto della natura e la pacificazione tra la gente non sono scindibili.

Anche le vicende della guerra nell'ex-Jugoslavia ci insegnano e ci ammoniscono. Quando in Jugoslavia soffiava il vento dell'autodeterminazione (soprattutto slovena, all'inizio), anche nel

Sudtirolo vi sono state spinte in quella direzione. Nel settembre 1991 i fautori dell'autodecisione hanno convocato una grande manifestazione al Brennero, proprio sul confine sentito come ingiusto

ed arbitrario, ed i partecipanti dicevano 'se l'autodeterminazione vale per gli sloveni rispetto alla Jugoslavia, perché allora non anche per i sudtirolesi rispetto all'Italia?' Ma poi, quando si sono viste le drammatiche conseguenze di guerra e di violenza, l'opinione pubblica si è spontaneamente orientata piuttosto verso obiettivi ed ideali di stabilizzazione pacifica e di convivenza pluri-etnica. C'è stata, inoltre, una vasta espressione di solidarietà verso tutte le vittime di questa guerra, anche se nei primi tempi (come nella vicina Austria) si era privilegiato l'aiuto a sloveni e croati: è come se si capisse più a fondo che in uno scontro inter-etnico la ragione ed il torto non stanno mai da una sola parte. Così si sono intrecciati molteplici rapporti di solidarietà con persone e gruppi nella ex-Jugoslavia, e l'accoglienza ai profughi (in alcune ex-caserme, soprattutto) ha trovato un buon appoggio nella popolazione ed in alcune amministrazioni locali.

Tensione e cooperazione inter-etnica e inter-culturale fa parte del nostro pane quotidiano. Tra le cose più importanti che abbiamo imparato nella nostra esperienza è che bisogna conoscersi, parlarsi, capire e parlare la lingua dell'altro, possibilmente partecipare a eventi anche dell'altra comunità, rivolgere inviti, promuovere occasioni di partecipazione comune. Fondamentale, per noi, è stata l'esperienza di piccoli gruppi misti (come quello dal quale anch'io provengo): che sanno accogliere in sè le ragioni e le sensibilità delle diverse parti, che sanno capire e mediare, che devono necessariamente un po' 'tradire' l'esclusivismo etnico dell'una e dell'altra parte, ma senza diventare mai dei transfughi che semplicemente saltano dall'altra parte della barriera. Credo che simili gruppi misti possano essere fondamentali in ogni situazione in cui vi siano etnie diverse conviventi sullo stesso territorio: visto che dovranno vivere insieme, a meno di tremende e violente epurazioni etniche, sia tedeschi, italiani e ladini nel Sudtirolo, sia albanesi e serbi nel Kosovo, sia musulmani, serbi e croati in molte regioni della Bosnia - qualunque ne sia l'assetto statale - bisogna sviluppare e raffinare al massimo l'arte della convivenza pluri-etnica. Ed è questa la caratteristiche che la gente percepisce anche nei verdi sudtirolesi, al di là dello specifico impegno ecologista."