pro dialog

Alexander Langer

Sulla chiusura del pacchetto

La chiusura del "pacchetto" e quindi il possibile capitolo finale di una storia apparentemente senza fine, sembra a portata di mano. La SVP si fa cogliere da panico, nè lei, nè il governo austriaco vorrebbe tenersi il cerino che Roma finalmente riesce a passare al nord. Si vorrebbero norme sempre più raffinate in contenitori sempre più complessi per arrivare alla quadratura del cerchio del "chiudere senza chiudere". Se a Roma la futura riforma costituzionale crei condizioni più o meno favorevoli per l'autonomia sudtirolese, resta ancora tutto da vedere.

La SVP ora si trova di fronte ai frutti ed ai limiti della sua tattica sin qui seguita: il doppio binario tra opposizione e governo, tra lotta e trattativa, tra la mobilitazione contro Roma a Bolzano e la soldiarietà con tutti i governi DC a Roma era ormai praticato con grande professionalità, ed aveva dato i suoi frutti. Ma come continuare, quando il "pacchetto" sarà chiuso?

I verdi alternativi, come del resto la grande maggioranza della gente altoatesina, non riescono a cogliere nella "chiusura" quel carattere epocale che vi scorgono i pontefici del "pacchetto". Non un insieme perfettissimo di normative garantiranno sul serio l'autonomia, la tutela delle minoranze, la convivenza e la demcorazia nel Sudtirolo, ma la forza della democrazia e dell'ordinamento di diritto, a livello provinciale e statuale, ma anche a livello europeo ed internazionale (ONU, CSCE..). Certe cose del "pacchetto" sono già obsolete (gli eccessi della separazione etnica, l'ossessione del "proporz"..) ed alcune addirittura via via aggiustate (le norme sul censimento, sui ladini, ecc.), altri aspetti che oggi appaiono come riforme ragionevoli e convincenti, un tempo potevano essere visti come alto tradimento (un ulteriore rafforzamento dell'autonomia, nuove competenze, cooperazioni transconfinarie..). E molti aspetti dovranno comunque essere rivisti nel quadro dell'integrazione europea.

Ecco perché non vediamo alcuna ragione di panico, nè motivo di trionfalismo: in fondo la parola "fine" sotto il "pacchetto" chiuderebbe solo una controversia inter-statale, ormai polverosa, portata all'attenzione delle Nazioni Unite, e nè le attuali, nè le future esigenze del Sudtirolo e della gente che vi convive possono ridursi a questo "pacchetto".

Muri e blocchi che sembravano solidi si sono nel frattempo dissolti, in Europa, ed anche in Alto Adige il mondo non può più essere classificato in "fautori" ed "avversari del pacchetto". Le stesse incertezze residue intorno al c.d. "ancoraggio internazionale" pesano assai meno di quanto qualcuno non possa pensare: ovviamente esiste e resterà valido una sorta di "freno d'allarme" internazionale, visto che a monte del "pacchetto" si sono avuti negoziati ed accordi bilaterali tra Italia ed Austria, e visto che se ne sono occupate le Nazioni Unite, e ciò può dare un senso di fiducia e garanzia a tutti, implicando una sorta di alto patronato politico e in certa misura anche giuridico e giurisdizionale. Ma sarebbe totalmente assurdo aspettarsi un tipo di garanzia internazionale tale da invocare l'Aja o New York per valutare i bandi di concorso delle ferrovie o nuove norme sul servizio sanitario che magari potrebbero essere viste come lesive dell'autonomia. Chi fomentasse siffatte illusioni, non dovrebbe poi meravigliarsi dei tonfi prevedibili sul piano del diritto internazionale. Altrettanto assurdo sarebbe considerare l'autonomia sudtirolese una semplice "questione interna italiana": troppo evidente è la genesi internazionale dell'accordo di Parigi e del "pacchetto". E non siamo più nei tempi della sovranità nazionale e non-ingerenza assoluta tra stati (ma anche tra gruppi linguistici!), soprattutto in campo di diritti umani e delle minoranze. Ormai i muri devono cadere, processi di integrazione vanno favoriti.

Ciò che occorre per il dopo-"pacchetto", è soprattutto un nuovo clima, un nuovo spirito. Ed ecco che suona l'ora di tutti coloro che - pur esclusi dalle segrete stanze del "pacchetto" - hanno preparato la strada a questo nuovo spirito. Tra i quali senz'altro, e non ultimi, i verdi alternativi altoatesini.