pro dialog

Alexander Langer

Glockenkarkopf vuol dire Vetta d'Italia?
Queste storie di obiettori etnici, pentiti e non, di firme tricolori e di carte geografiche controverse è stata pubblicata su "Reporter" del 3.10.85

A un viaggiatore di passaggio, questo 3 ottobre a Bolzano o in mezzo alle Dolomiti deve sembrare solo una bellissima giornata di questo incredibile e limpido autunno. Ma per chi ci vive, può essere una data fatidica: oggi, infatti, è l'ultimo giorno utile per "pentirsi" concesso a coloro che nel 1981 si sono sottratti alla schedatura etnica connessa, localmente, al censimento generale della popolazione. 5000 apolidi etnici, che hanno rifiutato di schierarsi con il gruppo tedesco o italiano o ladino, perchè non vogliono o non possono riconoscersi in alcuna delle tre gabbie etniche predisposte, come qui vengono polemicamente chiamate, devono entro oggi decidere se essere banditi da ogni carica pubblica, alloggio popolare, esame di bilinguismo e beneficio sociale, o se sottomettersi ad una ferrea costrizione che in provincia di Bolzano per legge dello stato italiano pretende di affibiare la sua tessera etnica ad ognuno, pena l'esclusione dalla vita sociale regolamentata. Per chi oggi non "si dichiara", il primo treno utile - ribadiscono alla Provincia Autonoma - passerà nel 1991 quando si prevede di effettuare il prossimo censimento etnico ed i renitenti potranno, se credono, cambiare idea. E gruppo linguistico. Non sono stati molti finora, a pentirsi: la Provincia parla di 290 recuperati alla fede italiana e di 260 battezzati nel rito tedesco, ma è possibile che le numerose ed autorevoli minacce contro gli "obiettori etnici" sortiscano i loro effetti su parecchi. Anche perchè il "certificato di appartenenza al gruppo linguistico" come burocraticamente si chiama (sigla: certificato DAGL-SGZE), è diventato davvero la tessera del pane in Alto Adige, senza la quale si finisce nella marginalità, a meno di non essere indipendenti da ogni istituzione, certificato e credito. Ma proprio oggi, ultimo giorno utile per andare a Canossa e rassegnarsi a farsi mettere in regola, i bolzanini di lingua italiani sono particolarmente fieri: è stato appena eletto il sindaco "italiano" di Bolzano, nella persona del democristiano Ferrari, assai più intransigente verso i "tedeschi" dei suoi tre predecessori. Ma ancor più conta un altro evento: proprio ieri è approdata alla Commissione Affari costituzionali della Camera la famosa petizione popolare indetta dal MSI, che ormai a Bolzano si firma anche "fronte degli italiani": oltre ventimila firme raccolte durante la campagna elettorale di maggio per dire no a questi aspetti dello statuto speciale per l'Alto Adige che i missini - e con loro molti italiani di Bolzano, esasperati dal clima di forte revanscismo etnico - ritengono particolarmente lesivi degli interessi italiani. Si vorrebbe l'abolizione del bilinguismo e della parificazione tra lingua italiana e tedesca, la fine della "riserva proporzionale" dei posti nel pubblico impiego per gruppi linguistici, la cacciata delle commissioni paritetiche che finora hanno elaborato le norme di attuazione dello statuto ed il cui operato effettivamente è assai discusso e contestato ed altri ritocchi minori. Alla Camera ieri, il relatore democristiano Bressani, a giudizio del missino Pazzaglia, ha "aperto degli spiragli" e così è stato chiesto il rinvio della discussione. Si è evitata così, per ora, ogni votazione, ma il radicale Spadaccia ha comunque presentato già una proposta "interetnica", suggerita dagli alternativi di Bolzano, in cui si chiede una decisa inversione di rotta nella politica governativa che finora ha permesso di incoraggiare la costruzione dei ghetti etnici ed ha invece scoraggiato ed emarginato ogni iniziativa tendente al superamento delle barriere nazionalistiche ed alla pacificazione tra i gruppi. Anche il PCI ha annunciato una mozione che dovrebbe distanziarsi da alcune sue posizioni finora tenute a chiedere la correzione di alcuni meccanismi (censimento, proporzionale etnica) che il PCI finora aveva sostenuto anche contro molti suoi militanti altoatesini, tanto da perdere nelle ultime elezioni comunali tre seggi a Bolzano in vantaggio del MSI. La maggioranza governativa è ancora alla ricerca di una sua posizione omogenea: im particolare i socialisti non vorrebbero più reggere il sacco alla politica democristiana di costante accordo con il partito di Magnago, l'intransigente SVP.

Ed intanto in questi giorni si svolge sull'altro pianeta sudtirolese, quello tedesco, un convegno seguito con grande attenzione da numerosi osservatori politici locali ed esteri. Si parla di toponomastica ufficiale: con che nome chiamare i nomi geografici le città, i monti, i fiumi, i masi.

"Quando nel 1904 l'irredentista roveretano Ettore Tolomei arrivò sul Glockenkarkopf, decise di voler essere stato il primo ad arrivarci - si fece fare persino un attestato falso dalla cameriera di un rifugio piuttosto distante - e volle imporre un nome italiano a questo monte: lo chiamò Vetta d'Italia", esordisce l'irredentista sudtirolese Norbert Mumelter, noto esponente dell'establishment culturale dell'SVP, nella sua requisitoria, contro i "falsi storici" dei toponimi italiani nel Sudtirolo. E su questo punto sarebbe difficile dargli torto, visto che effettivamente quel tal Ettore Tolomei, nominato poi senatore dal regime fascista, fin da prima della guerra mondiale del '15-18 si preoccupava con grande zelo di approntare - nella speranza della futura conquista del Tirolo meridionale - un "prontuario" di toponimi italiani. Così Tschötsch era diventato lo Scezze, Sterzing mutò in Vipiteno, lo Jaufen diventò Passo del Giovo ed il fiume Eisack, l'Isarco. Talvolta Tolomei si era rifatto a nomi di origine latina, per dimostrare la romanità di fondo della zona, altre volte si era accontentato di adattamenti fonetici, altre volte era ricorso a traduzioni più o meno fantasiose, altre volte ancora era ricorso alla pura invenzione.

Oltre 8.000 nomi nuovi usciti dalla fertile mente del cittadino austriaco Ettore Tolomei, oggi contestati dal cittadino italiano Norbert Mumelter e da tanti altri esponenti sudtirolesi. "Perché una falsificazione storica imposta dal regime fascista e diventata legge solo nel 1940, senza neanche un provvedimento di un qualche parlamento italiano, deve far testo ancora oggi? E perché le persone hanno potuto riprendere i loro nomi originari, togliendo di mezzo le storpiature italianizzati (i Riedmann diventati Rimanni, i Kofler trasformati in Colfiore ...) ed i luoghi no?"

Se lo domandavano a suo tempo anche molti geografici e democratici italiani. Così come nella Valle d'Aosta i nomi francesi dopo il fascismo sono stati prontamente ripristinati e quelli italiani aboliti, anche nel Sudtirolo qualcuno vorrebbe oggi fare giustizie di questi "monumenti del fascismo" che sono i toponimi inventati da Tolomei e rimasti nell'uso ufficiale sino ad oggi, anche se ormai, dal 1945, accompagnati dai vecchi nomi tedeschi o ladini, seppure in subordine. Ma le carte militari segnano solo i nomi italiani, e così anche le nomenclature in uso presso numerosi uffici statali. Da parte sudtirolese si fanno paragoni internazionali: con gli israeliani, che in nome del ritorno alla Bibbia hanno imposto nuovi-vecchi nomi ebraici a località che ormai da secoli avevano nomi arabi; con il Belgio, dove le località fiamminghe hanno solo un nome fiammingo e quelle francofone solo uno francese, con la Svizzera, dove i toponomi sono rigorosamente solo nella lingua locale. Ci si richiama alle risoluzioni ONU che impongono il rispetto dei toponomi nella lingua degli "indigeni", anche dove queste lingue siano sopraffatte da presenze più recenti di origine coloniale e qualcuno è giunto a chiedersi anche se l'ONU non potrebbe intervenire in Alto Adige per togliere di mezzo le denominazioni italiane.

Il convegno sulla toponomastica si definisce scientifico, si tiene con molti esperti internazionali e con tanto di interpreti simultanei in italiano, tedesco ed inglese, ma contiene una forte carica di emozioni politiche. Se questa discussione magari si fosse potuta svolgere subito dopo il 1945, nel clima della liberazione e della ritrovata democrazia, avrebbe forse potuto avere un andamento diverso; ma oggi i toponomi italiani, nonostante il loro vizio d'origine, sono diventati di uso comune per circa un terzo dei cittadini della provincia, gli altoatesini di lingua italiana, e volerli eliminare potrebbe costituire anche una sorta di preavviso di sfratto per gli abitanti di lingua italiana. O almeno così questa controversia viene percepita dagli italiani. "Non ci facciamo cancellare 65 anni di presenza e di duro lavoro", si sente dire nei bar italiani di Bolzano.

Per ora questa discussione è ancora accademica; più concrete sono le azioni di diversi commandos, italiani e tedeschi, che di notte hanno già cancellato spesse volte nelle valli o nelle città le denominazioni rispettivamente italiane o tedesche. Ma dalla guerra fredda sulla legittimità dei nomi è facile passare alla diatriba sulla legittimità della presenza degli uni o degli altri. Ed il passo successivo potrebbe essere l'azione dimostrativa per affermare o contestare questa legittimità. Non è un'ipotesi poi molto lontana.

Nota dell'autore:

I nomi significano molto. A volte troppo. Così è ad esempio per gli abitanti di Sterzing che, dal 1918 hanno dovuto imparare di abitare a Vipiteno o quelli di Wolkenstein - letteralmente: rupe delle nuvole - che da allora abitano a Selva di Val Gardena.