pro dialog

Alexander Langer

Riflettere sul Tirolo: è il momento dell'autodecisione?
No, non è stata la nuova "Castelfirmiano" dell'autodecisione o della riunificazione del Tirolo. La manifestazione del Griesberg al Brennero, domenica 15 settembre 1991, era troppo piccola e troppo contraddittoria per proiettare quel messaggio, da alcuni sperato, da altri temuto. "Via da Roma" (ma anche da Vienna, come si leggeva su qualche cartello?), "Il Tirolo da Kufstein a Salorno" (o fino a Borghetto/Ala, secondo gli autonomisti trentini?), "Tirolo - Regione Europea", "Autodecisione subito!", "Finchè gli Schützen non avranno le armi, la libertà sarà indifesa", "l'Europa delle Regioni" (ma anche delle Patrie) ed altro ancora si poteva avvertire negli slogans e sugli striscioni del raduno di circa 4-5000 persone. Di fronte ad una risoluzione finale piuttosto moderata, stridevano un po' alcune delle parole d'ordine assai più estremiste e le salve di fischi, ed anche la cancellazione sistematica degli altoatesini di lingua italiana (non rimpiazzabili certo dai trentini o addirittura dai nostalgici e secessionisti milanesi o piemontesi..) fa apparire in una luce poco simpatica un futuro pan-tirolese. E che, infine, le discussioni (pluraliste) previste intorno al tema del futuro tirolese non abbiano trovato spazio nel raduno, e che in compenso la Messa e la predica siano state estremamente politicizzate, non ha contribuito ad elevare la qualità della manifestazione. Se la "Südtiroler Volkspartei" è stata massicciamente e sonoramente attaccata per il suo doppio-giochismo, anche i promotori della manifestazione del Brennero non hanno, in fondo, chiarito se stanno con la risoluzione finale approvata o con le parole d'ordine ben più spinte che dominavano l'atmosfera dell'adunata. I due capi di governo, Durnwalder e Partl, si sono presi le loro razioni di fischi - ma ad Eva Klotz è stato precauzionalmente negato il microfono. Bisognerà ora verificare se una risoluzione finale piuttosto misurata fungerà solo da apripista alla polarizzazione etnica e se le argomentazioni incardinate sui diritti umani e dei popoli finiranno per riaccreditare vecchi risentimenti nazional-tedeschi, o se invece sia iniziato davvero un serio processo di riflessione sul Sudtirolo, sul Tirolo, sulle Alpi e sulla regionalizzazione della futura Europa unita. Certamente qualche tono esagitato al Brennero è ascrivibile anche alle reazioni all'arroganza del potere SVP ed ÖVP ed alla loro convinzione che la politica altoatesina debba svolgersi essenzialmente indisturbata nelle segrete stanze della commissione dei 6, tra i corridoi dei ministeri degli esteri a Roma ed a Vienna ed attraverso le pastette della coalizione che governa a Bolzano.

Dopo il Griesberg e di fronte agli eventi in Europa, la discussione sull'autodecisione non potrà essere semplicemente ignorata - per quanto sia evidente che oggi certamente la grande maggioranza dei sudtirolesi non desideri essere interpellata con un plebiscito. E ciò che sta avvenendo in Croazia dovrebbe preservare tutti i tirolesi da ogni facile demagogia. "Riflettere sul Tirolo" può essere una sfida cui rispondiamo serenamente e senza para-occhi. Ma è chiarissimo che da parte sudtirolese questa riflessione deve vedere protagoniste, a pari titolo, tutte e tre le comunità etno-linguistiche conviventi, e deve essere fatta insieme tra loro. Non vi può essere alcun miglioramento della situazione che appaia agli uni come liberazione ed agli altri come minaccia. Chi spaccasse il Sudtirolo, non potrebbe costruire rapporti inter-tirolesi più stretti.