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Elezioni:si può pretendere qualcosa di meglio del male minore?
1.5.1995, verdeuropa-maggio 1995
Caro Paolo, grazie per la tua critica di cui si ha sempre bisogno e che è bene avvenga in forma così diretta.

Rispondo su Verdeuropa perchè trovo nel tuo ragionamento un'ispirazione simile a quella che oggi spesso si ritrova tra i "prodiani" o si è manifestata nel sostegno al governo Dini: nel momento in cui si profila un'alternativa alla destra, bisogna stare zitti per carità di patria e non domandare di più.

Sono d'accordo con te, se intendi che occorra mettere da parte proprie ideologie e fissazioni, e che si debba sviluppare un forte senso di responsabilità e solidarietà comune. Ciò richiede, tra l'altro, che chi impersona una proposta da rivolgere alla società, dimostri capacità di ascolto e di rielaborazione, e di leadership basata sulla convinzione, non sulla disciplina. Se si vuole davvero qualcosa che vada al di là della sommatoria di sigle (post-) partitiche e pacchetti azionari della politica.

Nel caso della candidatura di Giovanni Salghetti Drioli (persona di cui ho grande stima e che nel ballottaggio voterei senz'altro) a sindaco di Bolzano, si è ripetuto esattamente uno schema del passato: l'idea che l'area "italiana" ed "autonomista" (favorevole al pacchetto autonomistico, senza guardare tanto per il sottile) si aggreghi in quanto tale (non più solo attraverso DC-PSI, vista l'evaporazione dei vecchi partiti governativi "italiani") e poi - come al solito - negozi la gestione del potere con l'area "tedesca", di cui si riconosce la rappresentanza esclusiva alla SVP. Un progetto che vada al di là e preveda il rimescolamento delle carte e stimoli alla partecipazione civica inter-etnica diretta, non mediata da schieramenti etnici, viene vissuto come disturbo e come potenziale regalo fatto alla destra tricolorata - mentre il miglior regalo che le si possa fare, è probabilmente la riproposizione senza fantasia di quell'accordo di spartizione di potere che negli anni passati ha via via spinto gli elettori a votare per l'MSI prima e Forza Italia. Se si fosse accettata la proposta di organizzare elezioni primarie per individuare la candidatura più idonea, si sarebbe ottenuto un molteplice effetto: misurare democraticamente il profilo ed il peso di ognuna delle candidature disponibili; intrecciare persone e storie tra loro diverse, superando vecchi steccati politici e ideologici, e renderle tutte partecipi di una scelta che poi le avrebbe viste impegnate insieme; generare un primo effetto di mobilitazione e di entusiasmo tra la pubblica opinione. Non si dica che elezioni primarie sono troppo complicate - soprattutto in un ambito così limitato come è una città! Avevo proposto (a Salghetti e in pubblico) un metodo: partire da un manifesto comune, redatto e sottoscritto dai potenziali candidati di un'area che si riconosca in comuni valori di fondo, da esporre alla firma dei cittadini che vogliono aderire e che con ciò acquistano anche il diritto di voto alle primarie (magari pagando anche una piccola quota di 5-10.000 lire), visto che si espongono pubblicamente con il loro nome. Ma non ci sono state risposte positive. E la candidatura di Salghetti è stata costruita, finalmente, nel classico arco dei partiti, dove otto sigle finiscono per contare più di tante esperienze civili.

Se penso alla situazione nazionale, non la vedo in termini tanto dissimili: sono convinto che oggi l'autocandidatura di Romano Prodi sia da appoggiare (come ho scritto nell'ultimo numero di Verdeuropa) e che possa derivarne una leadership capace e vincente... purchè si sappiano evitare vecchi vizi e nuovi errori. Non ho apprezzato l'attacco che Carlo Ripa di Meana ha rivolto a Prodi, ma trovo che il suggerimento delle elezioni primarie in questa ed in altre circostanze (compresa la scelta dei candidati-deputati nei collegi uninominali) sia da coltivare. E soprattutto penso che si debba incoraggiare una confluenza attiva tra cittadini, superando steccati partitici ed ideologici, piuttosto che accordi tra sigle. Mi spaventa il tira-e-molla intorno all'Ulivo: se debba essere un partito, all'ombra della Quercia o al sole di chissà quale ipotetico Centro, e come arrivare ad organizzare un soggetto politico a-comunista accanto al PDS e così via.... In questo modo si rischia, anche a livello nazionale, di favorire semplicemente la confluenza sul più modesto comune denominatore, con la rassegnazione del male minore, senza neanche tentare di mobilitare entusiasmi o fantasia. Se non si offre ai cittadini - al di là della mediazione e tutela partitica - un'occasione di intervento diretto e di partecipazione democratica alle scelte anche delle persone che dovranno guidare uno schieramento ed impersonare quindi una potenziale leadership di enorme responsabilità, sarà difficile fare insieme un cammino che non sia continuamente esposto agli umori ed alle bizze dei capi-partito o aspiranti tali.

Ah, dimenticavo - nel frattempo a Bolzano la rassegnazione ha vinto per legge. La lista bolzanina interetnica "Cittadini & Bürger" è stata esclusa dalla competizione elettorale perchè aveva proposto me come candidato sindaco: avevo rifiutato la schedatura etnica nel censimento 1991 (e 1981), e così una leggina regionale riconfermata poche settimane fa ad ampia maggioranza mi ha escluso dalla candidatura, e con me tutta la lista. Franchezza per franchezza: sarei stato contento, caro P., di una tua espressione di solidarietà, e di un'uscita pubblica di Giovanni Salghetti Drioli in tal senso.

Maggio 1995

(risposta aperta a Paolo Valente)