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Per Maria Grazia Barbiero (epitaffio, sulle soglie di un'altra e migliore vita)
1.12.1988, archivio Langer - inedito
Mi dispiace che nei prossimi cinque anni Maria Grazia Barbiero non faccia più parte dell'assemblea legislativa della nostra Provincia autonoma. E mi dispiace che si sia pensato con troppa disinvoltura di poterne fare a meno. (Magari avrei dovuto avere meno scrupoli e minore rispetto del suo pudore e della sua coerenza ed insistere di più perché si candidasse con noi, nella lista verde alternativa.)

Maria Grazia spesso mi ha fatto sorridere quando nei suoi interventi in aula esordiva ritualmente con la formula sacramentale "noi comunisti..." A differenza di molti suoi compagni di partito mi è sempre sembrata un'ambasciatrice della società civile presso il PCI molto piú che una portavoce del PCI presso la gente. Traspariva e traspare in lei una freschezza ed una capacità di stupirsi che non si fa ridurre in polpette dalla "linea di partito".

Per la prima volta con Maria Grazia Barbiero, nel 1979, una donna dalla parte delle minoranze e della sinistra era entrata in Consiglio provinciale. Con lei il ruolo della rappresentanza comunista in Consiglio si era fatto, al tempo stesso, meno solenne e meno scontato. Le sue frequentazioni più libere avevano finito per condire con un pizzico di vivacità e imprevedibilità il gruppo consiliare comunista.

Era naturale che nel tempo in cui la lista alternativa era rappresentata in Consiglio da Andreina Emeri, si fosse stabilita -quasi al di sotto della soglia di vigilanza e diffidenza della disciplina di partito - una più marcata complicità, in nome della solidarietà femminile e con la scusa di portare avanti obiettivi non così rigorosamente politici. Così era anche naturale chiedere a Grazia Barbiero di tenere un discorso di congedo alla tomba di Andreina, dopo la sua improvvisa morte.

Una solidarietà e complicità che però è rimasta viva anche in altre occasioni, soprattutto su temi meno direttamente ipotecati dalla "linea": per esempio sulla "casa delle donne" o il parto dolce, le "pari opportunità tra donne e uomini" o certe proposte in favore degli handicappati. Era bello lavorare con Grazia Barbiero ad "inventare", mesi addietro, una proposta di legge sulla promozione non solo delle "pari opportunità", ma anche della specificità e differenza delle donne. E spesso ci si guardava, in Consiglio, di fronte a proposte nuove ed improvvise della maggioranza, in cerca di un rapido confronto sul giudizio da dare e sul da farsi.

Il mio amico Arnold Tribus, poi, presenta sempre a M.Grazia lo specchio graffiante e realistico dell'ironia che svela ogni cerimoniosità e le piccole o grandi ipocrisie. Così Arnold poteva, meglio e più liberamente di me, proporre spudoratamente a M.Grazia di cambiare posto in Consiglio e sedersi vicino a noi (visto che il suo compagno di gruppo Gaetano D'Ambrosio era impegnato sui banchi della Presidenza): ci saremmo trovati bene assieme tutti quanti, ma l'ottica politica ne avrebbe magari sofferto e così lei è rimasta a presidiare fedelmente il banco comunista. Fino al suo licenziamento.

Quando M.Grazia Barbiero stava per diventare segretaria provinciale del PCI ed ero stato interpellato per un consiglio amichevole, ero molto perplesso perchè non avevo dubbi su chi avrebbe stritolato chi: il partito sarebbe stato comunque più forte di lei. Così suggerii di accettare la carica per un tempo molto limitato, ma vedevo con favore i fermenti di libertà e di maggiore aderenza alla società altoatesina che con lei si potevano fare strada, senza le contorte e spesso puramente esteriori lealtà al "pacchetto" ed ai suoi codicilli - ma anche senza nessuna indulgenza verso la tentazione nazionalista.

Due volte abbiamo proposto Grazia Barbiero per delle cariche istituzionali: alla presidenza, rispettivamente vicepresidenza, del Consiglio provinciale e regionale - sempre con un certo imbarazzo nel suo partito che aveva preferito votare subalternamente i candidati proposti dalla maggioranza o comunque non riconoscere in M.Grazia Barbiero una possibile bandiera alternativa.

Ora che M.Grazia lascia - almeno per ora - il lavoro politico istituzionale, penso che scoprirà presto quale patrimonio di libertà e di creatività quelli che magari le vogliono male le avranno indirettamente procurato.
Io spero che se lo giochi per intero e lo approfondisca, cercando e trovando solidarietà ed interazioni al di là di ortodossie o schieramenti tramandati e obsoleti.
E quando si tufferà nel bagno di novità, di scoperte inattese e di libertà che ora le sta davanti, spero di beneficiarne un po' anch'io: è da tanto che mi meraviglio perché mi chiami sempre solo per cognome, e penso che debba essere così per una ragione politico-istituzionale molto sottile che mi sfugge. Ora, liberata da quel vincolo, forse potrà chiamarmi per nome.