pro dialog

Alexander Langer

Un gruppo misto
Insieme a diversi amici comincio a capire -a metà degli anni '60- che forse un può essere la chiave per capire ed affrontare i problemi del Sudtirolo: sperimentare la convivenza in piccolo. Il gruppo si raccoglie, i più sono di provenienza cristiana, qualche non credente, ragazze e ragazzi, di madrelingua tedesca, italiana, ladina. Cominciamo a incontrarci regolarmente, a studiare insieme la storia della nostra terra (scoprendo le reciproche omissioni e reticenze), a farci un'idea di come potrebbero andare le cose. Ci sentiamo impegnati contro gli attentati (ormai di matrice neonazista, e con i servizi segreti implicati), per una giusta riforma dell'autonomia, per un futuro di convivenza e rispetto, nella conoscenza reciproca di lingue e culture. (Ma io, per non essere chiamato "Alessandro" dagli amici italiani, che allora trovavano naturale tradurre tutto in italiano, preferisco ricorrere all'abbreviazione "Alex".)

Ci sforziamo di fare in modo che le critiche ai "tedeschi" vengano formulate da "tedeschi", e viceversa. Il nostro gruppo non ha nome, non compare in pubblico, ma in breve diventa un nucleo di elaborazione e di proposta che nel 1967 se la sente persino di indire un convegno, con 200 partecipanti, promosso da "sei giovani sudtirolesi" (i firmatari dell'invito di convocazione), con un benevolo appoggio di Umberto Segre su Il Giorno.

Comprendiamo che ci occorrono amici anche fuori provincia, e che dobbiamo creare rapporti con l'opinione pubblica democratica italiana ed austriaca, se vogliamo uscire dal periodo delle bombe ed entrare in una stagione democratica ed autonomistica. Comincia a far riferimento al nostro gruppo - tuttora piuttosto impolitico, e senza legami con alcun partito - anche Lidia Menapace, allora assessore provinciale (Dc) alla sanità, una delle poche persone di madrelingua italiana pienamente convinte della necessità di una riforma coraggiosamente autonomistica dello statuto sudtirolese. Insieme a Lidia in autunno faccio una tournée di buona volontà a Roma, a Innsbruck, a Vienna. Aiutati dal Mir (Movimento internazionale di riconciliazione) teniamo conferenze sull'Alto Adige, ed abbiamo qualche incontro con personalità di rilievo, tra cui il card. König di Vienna.

La nostra ispirazione e la nostra pratica - per niente estremista e lontana dal popolo - avrebbe potuto costruire la base sociale ed ideale per dare respiro e sbocco al "pacchetto di autonomia". Invece le forze dominanti (Dc, Svp) preferiranno un accordo tutto diplomatico, concordatario, basato sulla reciproca delimitazione e contrapposizione dei gruppi etnici come blocchi.