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Tutti vogliono tornare alla natura, ma…non a piedi

1.6.1989, pubblicato in "Riparare il mondo" Legambiente

Ormai tutti l'hanno capita: la salute del pianeta è proprio precaria, le catastrofi ambientali sono dietro l'angolo (quando non sono già avvenute) e per il futuro ci sono molte nubi. Certi discorsi che fino a poco tempo fa sembravano riguardare solo gli scienziati, ora toccano la vita di tutti: basti pensare all'acqua potabile che non si può più bere o all'aria che non si può respirare perché l'inquinamento tocca livelli sempre più alti.

Se una volta si poteva pensare ad un progresso che facilitasse la vita dell'uomo fino al punto da liberarlo dalla scarsità e dalla fatica, oggi si moltiplicano i segnali che questo stesso progresso forse ci sta avvicinando ad un punto di rottura. I giornali dedicano le loro copertine e prime pagine al "buco nell'ozono" o alla deforestazione, si fanno conferenze internazionali su come proteggere il nostro pianeta dall'"effetto serra" causato dalle troppe emissioni di ossido di carbonio e anche la gente comune si chiede se non finiremo sepolti sotto un cumulo di rifiuti dei quali non sappiamo più disfarci. Senza parlare della minaccia nucleare, militare e civile, che ci circonda sotto forma di arsenali e di centrali nucleari.

Forse davvero il volere sempre di più, senza pagarne i costi alla natura, ci sta portando alla rovina. Visto che la scienza e la tecnica ci permettono - almeno nei paesi altamente progrediti e industrializzati - di coprire in modo praticamente illimitato ogni bisogno, l'umanità è diventata molto "sprecona". Per avere acqua a volontà basta aprire i rubinetti. Per moltiplicare per cento e per mille le nostre forze, basta attaccare una spina elettrica o accendere un motore. Per costruire un'intera città bastano ormai pochi mesi e poche braccia, visto che tutto può essere fatto con grandi macchine. Basta avere il denaro per pagare tutto questo progresso: le grandi dighe, le autostrade, gli ascensori, gli aerei, i missili. Così ci si dimentica facilmente del vero prezzo che sta sotto: per avere acqua buona, occorrono falde pulite (ed invece sono inquinate da tutta la chimica che viene riversata sulla nostra agricoltura), e per avere boschi sani bisognerebbe evitare l'appestamento dell'atmosfera (forse si potrebbe cominciare col limitare la velocità delle automobili, e con la riduzione delle loro emissioni nocive attraverso le marmitte catalitiche). Ma sembra più importante aumentare la produzione con i fertilizzanti chimici e prima di pensare all'aria respirabile si pensa di spingere al massimo la produttività delle fabbriche. Ed il vero prezzo lo viene a pagare la natura, cioè tutti, e soprattutto i più deboli che non possono ritirarsi in ville e parchi meno inquinati.

Pensare all'ecologia e pronunciarsi per il risanamento ambientale oggi è diventato quasi un fatto di moda. I guasti che la nostra civiltà impone alla natura ed alla qualità della vita sono così evidenti che praticamente nessuno nega la necessità di profonde correzioni e cambiamenti. Tutti ormai si sentono un po'"verdi" e si riempiono la bocca di buoni propositi. Molti chiedono soprattutto cambiamenti politici e nuove leggi: vorrebbero depuratori e filtri per difendere acqua e aria, firmano per un referendum che vorrebbe liberare l'agricoltura dai veleni chimici, manifestano (in modi anche fantasiosi, con biciclettate e palloncini) perché le città vengano chiuse al troppo traffico, perché‚ ci sia più verde pubblico. E senz'altro hanno anche ragione: ci vuole effettivamente una politica più rispettosa della natura, e bisogna vietare alcune cose (come p.es. guastare fiumi e mari con il fosforo dei detersivi o come i crudeli allevamenti di massa degli animali) e prescriverne altre. Perché non arrivare, finalmente, ad usare benzina meno inquinante o adottare tecniche di risparmio energetico per riscaldare le case?

Sono in molti, oggi, a pensare ed a chiedere che si torni alla natura, e che si ponga fine al degrado ed all'abuso verso l'ambiente in cui viviamo e dovranno vivere anche i nostri figli e nipoti. E per tornare alla natura, ci vorranno grandi cambiamenti.

Basterà chiedere allo Stato la riforma ecologica delle sue leggi? Servirà senz'altro, ma se non c'è la collaborazione dei cittadini, non c'è legge o controllo che tenga. Lo si è visto quando hanno deciso di limitare la velocità sulle autostrade.

Probabilmente per una vera riforma ecologica che ci aiuti a tornare alla natura, ci vuole di più. Bisogna che ci mettiamo nell'ordine di idee che non tutto quello che noi oggi consideriamo ovvio e dovuto, nel nostro stile di vita, possa continuare anche in futuro. Per esempio la grandissima quantità di imballaggi che poi si devono buttare, o le troppe automobili che affollano le nostre strade, o la grande disponibilità di energia a costi piuttosto bassi, o tutto un modo di vivere basato sull'"usa e getta" sembrano incompatibili con l'esigenza di far tornare i nostri conti con la natura.

Ecco dove si misura subito e facilmente la serietà delle intenzioni ecologiche proclamate da tanti! Ma ecco dove ci troviamo anche davanti ad un difficile banco di prova che non riguarda solo i governi o le grandi industrie. Tornare alla natura sembra essere oggi l'obiettivo di tutti - ma realisticamente si dovrà fare molta strada a piedi. E'un po' come quando gli ambientalisti e certi alpinisti protestano contro le troppe strade e le troppe funivie in montagna: per farne a meno, bisogna che la gente sia disposta di andare a piedi, altrimenti è inutile chiedere il rispetto della natura e la limitazione degli interventi eccessivi dell'uomo.

E questo vale un po' in tutti i campi. Per poter dire di no alle centrali nucleari, bisognerà anche pensare ad una società che forse dovrà accontentarsi di minori consumi energetici, almeno per tutto il periodo di passaggio ad altre fonti, meno pericolose ed inquinanti, come potrebbe essere l'energia solare. E per poter rinunciare alla chimica nell'agricoltura bisognerà riabituarsi a mele meno lustre e meno perfette nel loro aspetto.

E' questa oggi la maggiore difficoltà per un vero cambiamento ecologico: che tanti chiedono ad alta voce che si torni alla natura, e non sempre sono poi disposti ad affrontare questo cammino a piedi.

Ma forse é così perché pensano - abituati come sono ormai all'automobile - che andare a piedi sia solo faticoso e brutto, e quindi vedono una svolta ecologica come un esercizio di penitenza e di auto-punizione. Basterebbe invece scoprire che è anche bello andare a piedi. Si vedono più cose, si parla meglio con i propri compagni di viaggio, si vive un ritmo più adeguato.

Perché allora avere paura di tornare ad usare le nostre gambe per tornare a piedi alla natura, prima di trovarci soffocati dall'inquinamento e dai disastri ambientali?

(Possibile tema svolto per una studentessa, in vista degli esami di maturità, inedito, giugno 1989)

 

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