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Autoscioglimento dei radicali?

1.12.1986, Kommune 12/1986
A fine ottobre/inizio novembre di ogni anno si tiene in Italia il congresso del Partito Radicale, il partito di Pannella: ormai è una tradizione politica consolidata. Quest’anno era il trentaduesimo della serie. Il piccolo partito amante dei congressi, che esiste dalla fine degli anni ’50, ma solo dal 1976 è rappresentato in parlamento, si riunisce ogni volta che c’è da drammatizzare e portare in scena qualche questione importante.

Questa volta si trattava di vita o di morte: i radicali mettevano in forse la continuazione stessa della loro esistenza come partito. Essi hanno, è vero, raccolto successi sia nella loro fase extraparlamentare che in quella parlamentare, ma ora sentono di aver toccato il limite. L’ottenimento del divorzio, la depenalizzazione dell'aborto nei primi tre mesi di gravidanza, il diritto di voto per i diciottenni, la riforma del diritto di famiglia in senso più favorevole alla donna, gli aiuti italiani contro la fame in Africa, la liberalizzazione dell’etere per le emittenti private, la reintroduzione di determinati limiti nel diritto penale (per es. la riduzione dei termini di carcerazione preventiva) sono alcune delle questioni che senza le campagne dei radicali non avrebbero trovato soluzione.

Dal 1977 numerose iniziative referendarie hanno portato tra il popolo e in parlamento le proposte radicali: contro l’energia nucleare, l’inasprimento delle leggi sull’ordine pubblico, il finanziamento pubblico dei partiti, i manicomi (1977), per la liberalizzazione dell’aborto, l’abolizione dell’ergastolo e delle leggi speciali antiterrorismo (1980), per l’introduzione della responsabilità civile dei giudici nel diritto processuale e l’abolizione dell’immunità parlamentare (1986). Alcune di queste proposte non sono arrivate al voto, nessuna è stata approvata, ma le campagne radicali su questi temi hanno lasciato il segno.

Il Partito Radicale, che normalmente conta tra i 2000 e i 3000 iscritti e attualmente è rappresentato in parlamento da dieci deputati (2 per cento), viene identificato a ragione con il suo capo carismatico Marco Pannella, che con grande abilità si è sviluppato da “enfant terrible” a eloquente paladino della politica italiana e per giorni e notti intere dai microfoni di radio radicale accende i cuori, rimprovera, consiglia, rincuora e ammaestra i suoi ascoltatori.

Pannella proviene dal movimento della sinistra liberale degli anni ’50, è da sempre contro i due grandi partiti e/o chiese (democristiani e comunisti, Chiesa e comunismo), si presenta volentieri come seguace di Gandhi e deve parte della sua notorietà ai suoi scioperi della fame. Agire trasversalmente rispetto ai blocchi politici e lanciare provocazioni in tutte le direzioni sono tra le sue attività preferite: per esempio rivendicare la piena liberalizzazione dell’aborto e ogni domenica di Pasqua guidare una marcia della pace in Piazza San Pietro all’udienza col Papa, per affermare insieme ai premi Nobel che lo accompagnano la priorità della lotta contro la fame nel mondo. Oppure, durante le crisi di governo del passato, rinnovare ogni volta la richiesta di incarichi di governo per eminenti comunisti critici (Terracini, Spinelli) e attaccare sempre e comunque i comunisti in quanto tali. O richiedere misure di disarmo unilaterale e la drastica riduzione delle spese militari, e attaccare le (massicce) manifestazioni per la pace per la loro presunta arrendevolezza verso l’URSS e per il loro sventato neutralismo. Nel parlamento europeo, i radicali perseguono con veemenza l’unione politica dell’Europa secondo il progetto Spinelli.

Nei dieci anni passati si sono battuti soprattutto contro la grande coalizione strisciante tra democristiani e comunisti – senza temere le comunanze in quella battaglia sia con gli autonomi ed altre frange anche violente della sinistra estrema, sia coi socialisti, che si sentivano incastrati tra DC e PCI. Nell'insieme i radicali, almeno fino al 1983, hanno continuato a sentirsi e comportarsi come parte dell’opposizione. La loro critica alla partitocrazia riprendeva a volte toni e sottotoni di attacchi al parlamentarismo già propri di una vecchia destra, e riabilitava la stanchezza e il disprezzo per i partiti.

Perché ora i radicali si dovrebbero sciogliere come partito, cosa si ripromettono da un simile passo? Ufficialmente, dal vertice del partito che propone l’autoscioglimento la ragione viene indicata nella mancanza di democrazia e di informazione: “I radicali vengono silenziati, per questo abbiamo così pochi iscritti, per questo la gente non ci vota: perché non vengono a sapere che ci siamo e non ci possono giudicare”. Questo però non è del tutto vero, e in ogni caso non vale solo per i radicali. Piuttosto un’altra riflessione di Pannella spiega la proposta di autoscioglimento: i piccoli partiti, che magari all’elettore garantiscono una rappresentanza proporzionale, ma che non offrono un’alternativa di governo, non possono contribuire a tirar fuori l’Italia dalla situazione di blocco compromissorio in cui si trova e nella quale la DC, con partner diversi, è sempre al governo e i comunisti sono condannati a un’opposizione sdentata e senza prospettive. Perciò Pannella col suo partito vuol dare un esempio per una riaggregazione innovativa di tutta la politica italiana. Perché quella vasta area di cittadini di idee liberalsocialiste, che ne hanno abbastanza dei democristiani ma non si fidano dei comunisti, non dovrebbero finalmente riunirsi e formare un attrattivo terzo polo, che potrebbe allora aspirare a diventare il primo riferimento? Una strategia che non a caso si amalgama bene con quella dei socialisti di Craxi e proclama come fine quello di riportare l’Italia a “condizioni europee, di democrazia occidentale”. Un ruolo non secondario svolgerebbe in questa direzione la riforma della legge elettorale: a questo proposito Pannella (pur sempre appoggiato da 200 parlamentari di diverse formazioni del centro e della sinistra) radicalizza la sua posizione fino al punto di proporre l’adozione del sistema maggioritario inglese. Altri si accontenterebbero anche del modello tedesco.

Con uno degli abituali colpi di teatro, l’autoscioglimento dei radicali è stato alla fine rinviato: esso si compirà automaticamente la notte del 31 dicembre 1986, se a quella data non si saranno trovati almeno 10 mila iscritti paganti (a tutt’oggi, dopo un’intensa campagna, sono 5 mila). Ma il commiato dei radicali dalle file della opposizione alternativa, verso il ruolo di regista e donatore di idee per la riforma liberalsocialista è già cominciato.

Alexander Langer

Tradotto da Clemente Manenti in "Lettere dall'Italia" ed. Diario 2005

 

 

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