Operatori di Pace Operatori di Pace L' arte del prendersi cura 2020

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L'arte del prendersi cura, proposta per una nuova abilitazione europea

10.12.2020, Fondation-Operatori di pace-Fridensarbeiten

 

L'arte del prendersi cura:

una nuova abilitazione Europea.

(Diventare saggi dopo aver tutti tanto e drammaticamente sbagliato)



Proposta di una serie di iniziative tese a rinforzare competenze professionali nell’ambito della prevenzione, mediazione e trasformazione di conflitti, che nascono da anni di riflessione, di formazione e di buone pratiche sul tema della guerra nei Balcani.



Il progetto a cui la Fondazione Alexander Langer sta lavorando si ispira all'impegno che Langer aveva sostenuto negli anni del suo mandato di Parlamentare Europeo 1989-1995, avanzando proposte di azione per la pace nei territori dell'ex-Jugoslavia.



A partire dalla "lezione Bosniaca" e dall'esperienza interetnica che aveva segnato la sua giovinezza in Sudtirolo, Alexander Langer aveva maturato l'idea di convertire il volontariato civile in Corpo Europeo di Pace, sottolineando gli elementi di professionalità che andavano acquisiti, anche mediante la formazione. La sua proposta per un Corpo Europeo di Pace fu approvata dal Parlamento Europeo nel 1995 e fatta propria dalla Commissione Europea nel 2003.



In questa direzione si è mossa la Fondazione Alexander Langer dal 2000, attraverso:



Il corso aveva nel tempo coinvolto anche alcune Università, Centri di ricerca, Associazioni di volontariato di altre Regioni – Emilia-Romagna, Campania, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria, Sardegna – le quali con l'utilizzo del Fondo sociale europeo esercitavano la propria competenza primaria nel campo della Formazione Professionale. Questo corso ha formato circa 150 giovani Operatori di Pace e Mediatori dei Conflitti, parecchi dei quali hanno in seguito messo in pratica quanto appreso, diventando promotori di esperienze di co-progettazione territoriale e di disseminazione di competenze di gestione positiva dei conflitti.



Tra le caratteristiche originali di questo corso, va ricordata la presenza di un modulo che aveva la BiH, e particolarmente le città di Srebrenica e Tuzla, come caso significativo di studio, luogo di possibili stage (il corso prevedeva un periodo di tirocinio) e come destinazione di un viaggio di studio realizzato durante il corso. Inoltre, tenendo in considerazione e valorizzando le esperienze locali del territorio dove il corso si svolgeva in Italia, il tema del conflitto etnico in Sudtirolo e le sue complesse dinamiche si è approfondito da più punti di vista, per esempio in merito agli sviluppi dello Statuto di Autonomia.



Centrale in questa nuova professionalità è la capacità di prevenzione, ovvero il saper cogliere gli indizi di dinamiche che possono diventare catastrofi sia naturali che sociali, e che vanno "prese in cura" quando sono ancora in embrione e quindi più facilmente governabili. Di indizi di questo tipo, nella ex Jugoslavia, prima dello scoppio della guerra, ce n'erano numerosi, sistematicamente ignorati o oggetto di risposte deboli e inadeguate. Il motivo principale di questa ignavia generalizzata specialmente nelle sedi del potere, ma non solo, è che i saperi e le pratiche della gestione positiva, creativa, dei conflitti, la capacità di trasformare le diversità e i conflitti in risorse, sono assenti nella epistemologia dominante. Non sapendo "che altro fare", si è preferito "non vedere".



Per porre riparo a questa cecità il corso per Operatori di Pace/Mediatori di Conflitti, tenuto a Bolzano dal 2002 al 2012, ruotava attorno a uno specifico training nelle pratiche dell'ascolto attivo e di gestione positiva e creativa dei conflitti, competenze vitali per creare contesti di mutuo apprendimento in situazioni di tensione. Prevedeva inoltre anche un modulo formativo (lezioni in aula ed un’esercitazione pratica) concordato con il Comando Truppe Alpini, la cui sede nazionale si trova a Bolzano, che metteva i frequentanti in contatto diretto con le esperienze militari nel campo dell'interposizione o mantenimento di tregue concordate tra le parti. In particolare, il modulo permetteva un approccio sia teorico che pratico al tema sensibile e a volte conflittuale dell’interazione civile-militare. In linea coll’approccio di un “pacifismo concreto” di Langer, questo è stato uno dei pochi corsi di formazione per Operatori di Pace ad aver incluso questo aspetto nel suo curriculum.



Alcuni dei sommovimenti che in questi ultimi anni stanno manifestandosi nell'intera Europa, affrontati anche tramite la repressione poliziesca e sporadiche concessioni economiche, richiederebbero principalmente le capacità e competenze di facilitatori di Pace, dotati di autorevolezza operativa per trasformare la rabbia e il senso di resa per non essere ascoltati, in co-protagonismo responsabile, in un quadro di regole dialogiche certe e chiare. Pensiamo a tensioni e conflitti con relativa affermazione dei linguaggi d'odio, che nascono in rapporto con i migranti, con le forze dell'ordine, con la crisi economica e i livelli di disoccupazione. Infine, si può evidenziare la necessita di promuovere nuove forme di governance in una situazione di pandemia ancora densa di incognite, così come quella del prendersi cura del nostro ambiente di vita.



Inoltre, la proposta di creare un corpo civile di pace e il ruolo cruciale che Langer intravedeva nei membri della società civile e nelle iniziative locali in zone di conflitto, dovuto al loro potenziale e know-how di fare pace, richiede confrontarsi anche con le epistemologie e le pratiche al giorno d’oggi. Dov’è la figura dell’operatore e dell’operatrice civile di pace oggi, e – se si è imparato qualcosa dai tragici errori del passato – in che modo oggi le abilità locali in contesti di crisi e di conflitti vengono potenziati e riconosciuti, e come trovano risposta negli interventi da parte della comunità europea ed internazionale?

 

La nostra proposta consiste nel fare leva su questo patrimonio di saperi, esperienze e formazione per sistematizzare e formalizzare l'ingresso di queste abilità nel mondo dei professionisti che operano in situazioni di tensione e di potenziale escalation dei conflitti. Si tratta di riprendere le fila del partenariato costruito con il sostegno della Provincia autonoma di Bolzano - Ufficio relazioni estere e volontariato - e della rete di supporto formato soprattutto da associazioni in Italia, che ha coinvolto in particolare le municipalità delle due città, Srebrenica e Tuzla con le Associazioni “Adopt Srebrenica” e “Tuzlanska Amica” in un rapporto che non si è mai ad oggi interrotto.



PerchéL'arte del prendersi cura”



Nel 2013 la Fondazione ha assegnato il suo annuale Premio Internazionale Alexander Langer all'associazione "Donatori di Musica", una rete di artisti, medici, infermieri, volontari che prende il nome dall'impegno a organizzare – prevalentemente nei reparti oncologici degli ospedali – stagioni di concerti, con lo scopo di costruire intorno alla priorità di una cura competente un clima di empatia, di rispetto reciproco, di messa in discussione dei ruoli. Questa assegnazione sembrava una rottura con altri premi dedicati a privilegiare l'opera di pacificazione e soccorso in luoghi di conflitto o di crisi ambientale o umanitaria. Si è trattato invece di uno spostamento: dal lontano al vicino, un ponte dalle emergenze nei contesti politici e sociali a quelle che accompagnano la nostra vita nel suo quotidiano fare i conti con la malattia e con la morte. Questo ponte ci è parso fondamentale per comprendere ed accogliere, in modo creativo e non superficiale, l'importanza della dimensione solitamente ignorata o snobbata del "prendersi cura", di dedicare attenzione e cura pur in situazioni molto diverse, alle tensioni e alle potenziali ricchezze di umanità, connesse alla vita offesa e pericolante.



Per questo "l'arte del prendersi cura" ci sembra possa ben descrivere lo spazio per una nuova abilitazione europea.



Il progetto si propone - tramite lo studio, la ricerca, lo scambio di conoscenze e attraverso un’approfondita e rinforzata collaborazione interregionale e transfrontaliera - di rinforzare competenze professionali che sono essenziali per una cultura della pace dotata degli strumenti culturali e linguistici per la gestione, mediazione e trasformazione di conflitti di diversa natura.

Particolarmente nel contesto contemporaneo, queste esperienze e competenze vanno coltivate per rispondere al crescente bisogno di partecipazione della società civile nella progettazione dei propri habitat. Infatti, dare voce e protagonismo alla società civile implica far mergere la disparità dei punti di vista degli interessi e dei valori in un contesto rassicurante in cui ognuno sarà per davvero ascoltato da tutti gli altri e insieme, sulla base della visione polifonica che emerge, ci si possa impegnare nella co-progettazione di futuri di reciproco gradimento.

In una società sempre più differenziata, anche in termini di disuguaglianza sociale, globalizzata e interdipendente, appare quanto mai necessario favorire l’apprendimento di competenze trasversali (come capacità relazionali e competenze linguistiche-comunicative basate sull’ascolto empatico, il decentramento emozionale e culturale, così come la capacità di riconoscere, prevenire e trasformare i linguaggi dell’odio, della discriminazione, della disintegrazione) e mirate (competenze di analisi, mediazione e trasformazione dei conflitti). Numerose sono ormai le esperienze di riqualificazione territoriale partecipata maturate in contesti regionali e locali plurimi - caratteristici dell’Europa. Occorre, quindi, valorizzare queste esperienze, individuare insieme le buone prassi e favorire la loro diffusione.

In sintesi: si tratta di diffondere, a partire dal nodo gordiano dell'esperienza dei tragici conflitti nella ex-Jugoslavia- il patrimonio di competenze ed esperienze di gestione, mediazione e trasformazione dei conflitti divenuto molto consistente e autorevole negli ultimi decenni, applicandolo non solo nelle situazioni di negoziazione e di terapia, ma direttamente al tema della costruzione delle basi sociali ed epistemologiche di una felice convivenza.

Metodologia del progetto



1. Creazione di  una rete – che coinvolga parallelamente l'Italia e la Bosnia Erzegovina – di apprendimento e formazione al fine di condividere informazioni ed esperienze di buone pratiche nel campo della gestione e mediazione dei conflitti, a partire prima di tutto dalle esperienze dei numerosi docenti e partecipanti ai corsi professionali che hanno beneficato dei percorsi formativi realizzati dal 2002 al 2012 e da altri analoghi.



2. Promozione di una piattaforma interregionale e transfrontaliera di partenariato, regionale, nazionale e internazionale, al fine di valorizzare le risorse professionali relative alla gestione e trasformazione dei conflitti per elaborare una proposta di lavoro operativo e concreto sulle basi sociali ed epistemologiche di una felice convivenza, che si proponga di reperire risorse finanziarie locali, nazionali ed europee.



3. Individuazione di Target Groups, ai quali proporre interlocuzione e collaborazione:

  1. Professioni a contatto con il pubblico, come gli operatori negli enti locali, nelle scuole, nelle amministrazioni pubbliche, nella sanità, e Forze dell’Ordine;

  2. Giornalisti e addetti alla comunicazione, inclusi i social media manager;

  3. Attivisti e rappresentanti di associazioni impegnati nel rafforzamento della società civile;

  4. Docenti, studiosi e partecipanti di corsi professionali/master per la mediazione dei conflitti.




Iniziative in corso / programmati (fine 2020-inizio 2021)



Seminari ed eventi pubblici

La realizzazione di due seminari si pone l’obiettivo di promuovere uno scambio di esperienze e l’identificazione di competenze, nonché l’individuazione dei luoghi/enti ove la figura del mediatore sia necessaria, nell’ottica di un successivo sviluppo partecipato e condiviso di percorsi di impegno e di formazione. ​Il primo seminario interno a Bolzano (11.12.2020) ha l’obiettivo di tracciare un bilancio delle esperienze fatte tramite il corso/Master OdP, nell’ottica di riflettere anche su possibili percorsi futuri. I 20-25 partecipanti sono corsisti che hanno beneficiato dei corsi precedenti dal punto di vista professionale, così come qualcuno degli ex-docenti ancora attivi. Durante la primavera del 2021 è previsto un analogo seminario, se possibile residenziale di 2 giorni in BiH con la partecipazione di 20-25 persone, tra persone provenienti dalle nostre associazioni partner “Adopt Srebrenica” e “Tuzlanska Amica”, personalità, associazioni e istituzioni attive nella promozione di dialogo e mediazione, con la presenza di una piccola delegazione dall’Italia.

A Bolzano questa iniziativa sarà presentata mediante un incontro zoom aperto al pubblico (venerdì 18 dicembre alle ore 17.00), al quale sono invitati a partecipare anche interlocutori da diversi ambiti.
Intendiamo questo incontro come spazio (intanto virtuale) per aprire la proposta a persone, associazioni, istituzioni interessate, in vista di possibili collaborazioni in rete.Due Libri - Scritti e discorsi di Alexander Langer

Per facilitare conoscenze e dialogo tra interlocutori, in questo 2020, in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della morte di Alexander Langer e del genocidio di Srebrenica, si prevede la scrittura e pubblicazione

- di un’antologia di testi di Langer tradotti in lingua serba-bosniaca-croata;

- una raccolta di scritti e discorsi di Langer in lingua italiana, che documentino il suo impegno, anche parlamentare e nel "Verona Forum - per la pace nei territori dell'ex-Jugoslavia”, tra il 1989 e il 1995, pubblicata da Infinito Edizione:
"Alexander Langer: Quei ponti sulla Drina, Idee per una politica di pace".


L’arte del prendersi cura

In collaborazione con una città ce la proposta di dedicare un’edizione al tema dell’arte del prendersi cura, raccogliendo sia pubblicazioni di rilevanza già uscite in precedenza con una città, così come contributi scritti the risultano dalle attività qui programmate.



Formazione professionale

Nel 2021 la Fondazione Alexander Langer svolgerà un primo ciclo di formazione professionale continua (composto da 6 moduli) che coinvolge professionisti di vari settori (target group A, veda sopra).



Vedi breve bibliografia su altro file in questa sezione.

 



FONDAZIONE ALEXANDER LANGER STIFTUNG – Onlus

Fondata/Gegründet: 04.07.1999 – Anerkannt/Riconosciuta dal Ministero per i beni culturali: 18.11.1999

Iscritta nel registro delle organizzazioni di volontariato - Provincia di Bolzano - Eingetragen in das Verzeichnis der ehrenamtlichen Organisationen des Landes Südtirol (Dec. n. 128/1.1 del 24.08.2000)

Via Bottai – Bindergasse 5 , I - 39100 BOLZANO/BOZEN

Tel.+Fax. +39 0471 977691 - E-Mail: info@alexanderlanger.net , www.alexanderlanger.org

Cassa di Risparmio BZ - Südtiroler Sparkasse IBAN: IT91 S 060 4511 6130 0000 0555 000

C.F. 94069920216 St.Nr.

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