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Roma, un ulivo dedicato ad Alexander Langer nel Giardino dei Giusti

La Fondazione Alexander Langer-Stiftung è onorata della scelta di dedicare un albero del GIARDINO DEI GIUSTI DEL MONDO ad Alexander Langer.

Porge il saluto alla Sindaca di Roma, Virginia Raggi, agli assessori presenti e allo staff comunale che ha preparato l’intensa cerimonia di oggi.

Ringrazia Gabriele Nissim, presidente di GARIWO onlus ed Anna Foa, vicepresidente del comitato scientifico per la tutela e la valorizzazione del Giardino dei Giusti dell’Umanità.

Saluta con affetto la moglie di Alexander Langer, Valeria Malcontenti il fratello Martin Langer

La musica, la natura, la semina simbolica del grano, la ballata del bosco e dell’onda, gli studenti coinvolti a onorare gli uomini e le donne che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni, difeso i diritti ovunque fossero calpestati, salvaguardato la dignità dell’uomo e le persone scelte per essere intestatarie dei cinque alberi del 2019 illuminano un orizzonte comune che guarda all’Europa come culla di uguaglianza, pace e solidarietà.

Le parole di Alexander Langer, racchiuse nei suoi testi più significativi, e le sue iniziative culturali e istituzionali sono profetiche, di stringente attualità.

Langer è l’uomo del dialogo, della costruzione di ponti, dell’incessante ricerca della pace, dell’universalità dei diritti umani che devono governare nelle differenze di genere, etnia, territorio, cultura, latitudine.

Langer, sudtirolese di madrelingua tedesca, nato a Vipiteno/Sterzing in Alto Adige-Südtirol, il 22 febbraio 1946, giornalista, scrittore, insegnante, traduttore, consigliere regionale, parlamentare europeo, promotore negli anni Ottanta del movimento verde in Italia e in Europa, scrive nel 1994 due testi che sembrano voler testimoniare una vita di esperienze concrete: “ Il tentativo di decalogo per la convivenza” e “ La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà desiderabile”.

Non usa i termini rivoluzione, riforma o ristrutturazione. Nel concetto di “conversione” – sostiene - è implicita una nota di coinvolgimento personale, la necessità di un cambiamento esistenziale.

La conversione ecologica, come la convivenza interetnica, come il bisogno d’Europa, devono trovare BUONE RAGIONI per essere “desiderabili”.

Si possono usare le sue parole per esplicitare l’evidente filo conduttore che unisce questi scritti: “potranno aiutare a cambiare strada le mille piccole conversioni e riconciliazioni, i mille piccoli digiuni e disarmi, le mille piccole scelte alternative che non attendono il via dal ponte di comando né rimandano ad improbabili vittorie finali l’impresa della ricostruzione”. Un messaggio oggi più necessario che mai.

 

Alexander Langer, nei suoi quarantanove anni di vita, è stato un viaggiatore instancabile, sceglieva i luoghi dove accadevano le COSE grandi della Storia: la Praga del disgelo, l’Albania della grande emigrazione, Israele e la Palestina, il vertice della terra di Rio nel 1992 su ambiente e sviluppo. Infine i territori della ex Jugoslavia, dai primi sintomi del conflitto a lungo coltivato fino al vertice dei capi di Stato e di Governo del 26 giugno 1995 dove consegna con altri parlamentari europei il drammatico appello “ L’Europa nasce o muore a Sarajevo” nel tentativo estremo di fermare il conflitto e di sostenere le forze di conciliazione interetnica.

Questo ininterrotto peregrinare conservava un luogo di elezione a cui Langer faceva sempre ritorno: l’Alto Adige-Südtirol delle sue origini, terra trilingue, che sin da ragazzo era stato la sua scuola, il posto per sperimentare e praticare la convivenza arricchente tra diversi. A Bolzano aveva con altri fondato significativamente la rivista DIE BRÜCKE - Il ponte- alla fine degli anni Sessanta.

Rappresento qui la Fondazione Alexander Langer-Stiftung che ha iniziato nel 1997 la sua vita assegnando ogni anno un Premio che ha avuto l’onore di essere fin dall'inizio ricevuto dalla Presidenza della Camera dei deputati, con la partecipazione di tutti i Presidenti che si sono susseguiti nelle varie Legislature.

Gli assegnatari - soprattutto donne - sono persone non note, esseri umani che in ogni parte del mondo hanno saputo operare in virtù di un’idea comune: non ci si volta dall’altra parte di fronte al destino degli altri.

La Camera dei deputati è l’editrice del libro , presentato nell’ottobre scorso, che raccoglie le biografie e le testimonianze dei premiati e delle premiate. “Mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera” – parole di Alexander Langer - che con le loro azioni positive nei vari luoghi del mondo in cui operano, disegnano una vera e propria “geografia del coraggio”.

Decide di interrompere la sua vita il 3 luglio 1995. Riposa nel piccolo cimitero di Telves, accanto ai suoi genitori. Da oggi, si potrà ricordarlo anche qui, davanti all’albero a lui dedicato. Con la cerimonia di oggi sembra di poter riconoscere un filo conduttore nella storia dell’umanità, un filo che si dipana lungo la vicenda dell’Europa unita, solidale, non violenta: da Ursula Hirschmann, ad Alex Langer, da Bronislaw Gemerek fino al giovanissimo Antonio Megalizzi e a Karen Jeppe.

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La Cerimonia nel sito del Comune di Roma

 

I servizi RAI:


TG3 italiano, minuto 8.25?media=Ttv1552937700

 
Sender Bozen Dt, minuto 11.15