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Euromediterranea

Edi Rabini: appunti presentazione del libro e dei Premi Langer 2001 e 2018

Ringrazio il Presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, per aver voluto dar seguito a questa per noi preziosa iniziativa, per ricordare Alexander Langer come uno degli interpreti significativi della cultura e della politica italiane ed europee.

Saluto e ringrazio le persone degli uffici competenti che hanno reso possibile questo incontro, a partire dal consigliere capo dell'ufficio del Cerimoniale dott. Mario Di Napoli, al consigliere capo della segreteria del Presidente dott.Antonio Esposito, agli addetti all'ufficio Rapporti Internazionali, all'ufficio Pubblicazioni, all'ufficio Interpreti con i due traduttori oggi all'opera.

Saluto e ringrazio gli ospiti Sami Adwan e Yaara Bar On , Muhanad Alkharaz e Shira Leon Tzchout che sono venuti dalla Palestina e da Israele, le parlamentari ed i parlamentari, le giornaliste ed i giornalisti e tra questi, uno per tutti, Furio Colombo che è stato Presidente del Comitato per i diritti umani in questa Camera, le amiche e gli amici della Fondazione, le signore ed i signori presenti. Un grazie particolare a Radio Radicale che renderà accessibile agli interessati questo appuntamento, a Rita Bonaga che leggerà alcuni passaggi di testi di Alexander Langer,Marina Sereni, Vicepresidente della Camera nella scorsa legislatura e Grazia Barbiero che si è presa cura del libro che oggi viene presentato.

Nel primo anniversario della morte di Alexander Langer, il 3 luglio 1996, fu un gruppo di parlamentari europei, appartenenti a diversi gruppi a proporci l'istituzione di un Premio alla sua memoria, offrendosi di finanziarne la dotazione di 20 milioni di lire, cosa che avvenne fino al termine della legislatura del 1999.

A gestirlo fu incaricata la piccola associazione promossa da Langer stesso nel 1994, con il nome provocante “Pro Europa”. Provocatorio prima di tutto in casa propria, nel gruppo parlamentare Verde che presiedeva allora, attestato su posizioni quasi antieuropeiste, inaccettabili per lui che fin da ragazzo aveva fatto dell'Europa una possibilità di tutela contro i sempre risorgenti nazionalismi.

Venne creato un Comitato Scientifico che fu presieduto da Renzo Imbeni fino alla sua morte nel 2005. Il Comitato scelse nel 1997 di destinare il primo Premio alla femminista algerina Khalida Toumi Messaudi, poi divenuta ministra della cultura, ma costretta allora a vivere in clandestinità nel suo paese per una fatwa emessa dal Fronte islamico di salvezza.

Venimmo a sapere più tardi che l'ultimo intervento di Langer al PE era l'illustrazione, il 29.6.1995, di una mozione in favore delle donne algerine in cerca di asilo:

E in questo le donne in Algeria, organizzate o no che siano, le donne che oggi rivendicano i loro diritti spesso contro un forte pregiudizio, in cui l'essere donna diventa motivo di persecuzione, essere donna e rivendicare diritti politici diventa oggetto di ulteriori discriminazioni, aprendo noi le nostre porte a loro riconoscendole come perseguitate politiche, riconoscendo in loro delle titolari di diritto all'asilo, noi compiamo appunto un investimento democratico, un investimento di ripacificazione verso la società algerina, perché sappiamo bene che la società algerina avrà bisogno proprio di queste risorse per potersi evolvere in senso democratico. Quindi apriamo le nostre porte.”

Venne dalla Presidenza della Camera e dalle parlamentari donne nell'Ufficio di Presidenza, la proposta di ospitare la destinataria di quel Premio e nello stesso tempo di onorare la figura di Alexander Langer. Una tradizione che è poi continuata quasi ininterrottamente fino ad oggi, al di là del colore politico dei Presidenti che si sono succeduti Luciano Violante, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini, Laura Boldrini. Lo racconta splendidamente il prezioso libro introdotto dalla vice-presidente Marina Sereni, e curato con la ben nota passione da Grazia Barbiero che di Langer era stata collega in Consiglio provinciale a Bolzano, all'inizio degli anni '80.

Questo premio rivela una delle caratteristiche originali di Langer: pur sempre in cammino per le strade del mondo ad incontrare persone, gruppi, iniziative civiche trasversali, manteneva un grande rispetto per la funzione del suo mandato e delle istituzioni rappresentative in cui operava. Ed è per questo atteggiamento che le proposte da lui sottoposte al Parlamento europeo hanno spesso ottenuto il consenso delle maggioranze: da quelle sulla conversione ecologica e le biotecnologie ai tempi di Rio 92, e quelle per la costruzione di spazi di dialogo nel pieno della crisi di convivenza che ha insanguinato le regioni dell'ex-Jugoslavia.

 

La storica torinese Anna Bravo ha ben tratteggiato nel libro il filo che unisce i premi assegnati dal 1997 al 2017, come parte di una “geografia del coraggio” . Qui ora voglio solo ricordare le destinatarie e i destinatari che non hanno potuto essere tra noi:

- la madre di Tienanmen Ding Zilin, che con il marito Jiang Peikun, deceduto il 29 settembre 2015, ha dedicato la vita intera a dare un volto e una storia ai morti del 4 giugno 1989;

- i giovani dirigenti del villaggio Ayuub in Somalia, che nel 2008 furono sequestrati e uccisi lungo il tragitto che li portava all'aeroporto di Mogadiscio da dove volevano raggiungere Bolzano;

- la coraggiosa militante iraniana per i diritti umani, Narges Muhammadi che dal 2009 è stata arrestata, processata e ancora rinchiusa im carcere tra le molte e i molti altri “prigionieri di coscienza”.

 

Interventi di Marina Sereni e Grazia Barbiero...

PRESENTAZIONE del Premio 2001 e interventi di Sami Adwan e Yaara Bar On

Dan Bar On era venuto a Roma con Sami Adwan l'11 ottobre 2001, ad un mese di distanza dell'attentato alle Torri gemelle . Ricordo l'emozione e il lungo applauso dell'aula quando fu annunciata la loro presenza. Ricordo quando in momenti diversi misero la loro esperienza al servizio delle donne e dei ragazzi di Tuzla e Srebrenica.
Dan Bar On è morto il 4 settembre 2008, 10 anni fa. Sami Adwan e la figlia Yaarah ricorderanno il suo e loro impegno perché dessero frutti le speranze alimentate dallo studio vicendevole della “Storia degli altri”, un libro pubblicato in Italia dalla rivista Una città di Forlì che ne fece oggetto di studio in numerose scuole italiane.

 

  • Yaarah Bar On

Yaarah Bar On è presidentessa del College ORANIM, uno dei più importanti centri universitari israeliani che promuove un’educazione e uno sviluppo di Israele basato sull’eguaglianza e su una società equa. Negli anni, la professoressa Bar On ha svolto ricerche sulla teoria femminista e il pensiero sociale per diverse università israeliane, pubblicando numerosi libri e promuovendo uno studio culturale (non religioso) della tradizione. È figlia di Dan Bar On, psicologo sociale, co-fondatore del PRIME e assegnatario del Premio Internazionale Alexander Langer nel 2001.

  • Sami Adwan

Sami Adwan già professore alla Università di Betlemme e co-direttore del PRIME (Istituto di Ricerca per la Pace del Medio Oriente). Nel 2001, assieme a Dan Bar On, ha ricevuto il Premio Internazionale Alexander Langer, per il suo contributo al progetto “La storia dell’altro”, una libro didattico per le scuole scritto da un gruppo misto di israeliani e palestinesi. Il suo lavoro come educatore e esperto di questioni palestinesi lo ha portato a collaborare con diversi istituzioni, istituti e università internazionali.

 

(Breve eventuale citazione motivazioni 2001).

 

Sami Adwan e Dan Bar On con il loro lavoro comune e con la fondazione del PRIME dalla fine del 1999, hanno dato un esempio pratico del fatto che la collaborazione fra gli appartenenti ad entrambi i popoli rappresenta il solo modo praticabile per uscire dal conflitto attuale tenendo conto di valori umani, democratici e ambientali. Con il loro lavoro concreto, svolto con grande impegno nonostante le crescenti difficoltà degli ultimi mesi e esponendosi a gravi rischi personali, assistiti da altre donne e altri uomini palestinesi e israeliane/i, Sami Adwan e Dan Bar On continuano a credere nella possibilità di trovare soluzioni democratiche ed ecologicamente-sostenibili per questa regione contesa”.

 

PRESENTAZIONE PREMIO 2018 e Interventi di Muhanad Alkharaz e Shira Leon Tzchout

Il Premio Alexander Langer 2018 ai progetti di collaborazione ambientale tra israeliani e palestinesi promossi dall’Istituto per le Scienze Ambientali ARAVA ha una lunga gestazione. Nasce dall'interno di un percorso avviato con la Fondazione dal 2016 che ci ha portato lungo le due coste della Rotta Adriatica, alla ricerca di buone pratiche di conversione ecologica dell'economia, del lavoro, degli stili di vita, ispirati da alcuni testi di Alexander Langer, ripresi e commentati nel libro “Una buona politica per riparare il mondo”, edito dalle edizione del Cigno di Legambiente. Quattro incontri a Isola del Piano nelle Marche, Pescara, Trieste/Pirano, Melpignano, guardando ad un secondo ciclo avviato in Albania, Bosnia Erzegovina, Istria italiana, slovena e croata. In luoghi cioè dove non può essere separata la promozione di un vero dialogo con la terra da quello per la promozione di spazi di convivenza.

Convivenza anche con le persone migranti che in diversi luoghi sono divenute il motore per il recupero e la valorizzazione di terre abbandonate, come è successo nel Comune di Riace del sindaco Domenico Lucano, arrestato oggi, nel giorno che precede la giornata nazionale della memoria e dell'accoglienza. A lui va tutta la nostra solidarietà.

Per questo ci ha interessato molto conoscere e incontrare il lavoro svolto dall'Istituto per le Scienze Ambientali Arava, che ha voluto farsi rappresentare qui da due giovani “alumni”, impegnati a promuovere il bisogno di convivenza tra gli umani e quello del dialogo con la terra.

“Pace tra gli uomini e con la natura” ripeteva Alexander Langer.

L'abbiamo titolato “Umwelt und Menschlickeit – Una terra in dialogo” questo ciclo d'incontri che inizia oggi e continua tra Bolzano ed Assisi, con i nuovi entrati nella famiglia dei Premi Langer:

Breve anticipazione delle motivazioni:

L’Istituto Arava si è fatto costruttore di ponti, promuovendo la collaborazione transfrontaliera in ambito ambientale, come contributo concreto, dal basso, per l’individuazione e la soluzione di problemi comuni, nella convinzione che il conflitto non si possa risolvere prendendo di petto i nodi più spinosi e simbolici, ma si possa almeno smontare iniziando dalla soluzione di questioni trasversali, comuni a tutti gli abitanti di un territorio, indipendentemente dai confini che separano gli stati e non meno i membri delle stesse società.

Dove il dialogo è interrotto, ed anzi non è mai iniziato, il primo passo è la sua costruzione. La creazione di gruppi e spazi misti è tutt’altro che scontata in quei territori, e mette gli studenti a contatto, spesso per la prima volta nella loro vita, con realtà, prospettive e sensibilità profondamente diverse rispetto alle proprie. Solo attraverso questo percorso di conoscenza di se stesso attraverso l’altro, e della società attraverso il dialogo, è possibile creare la base comune che può portare alla soluzione di problemi e, nel lungo periodo, al superamento dei conflitti..

Ora il Premio ritorna in Israele e Palestina, facendosi cassa di risonanza del messaggio di Arava, che ricalca quello di Alexander Langer: la cura dell’ambiente, in una terra in conflitto, diventa cura dell’umanità attraverso il dialogo. Ad oggi sono oltre mille gli studenti che hanno frequentato i corsi di Arava. Sono loro i moltiplicatori delle idee e del metodo, e i creatori di soluzioni. Il premio è un riconoscimento al loro lavoro, ma anche un incoraggiamento a tutti coloro che cercano vie innovative per superare gli ostacoli del conflitto risolvendo, non creando problemi.

Muhanad Alkharaz

Muhanad Alkharaz ha frequentato i corsi dell’Istituto Arava dopo la laurea in Ingegneria idraulica alla An-Najah National University, Nablus, Palestina. L’esperienza all’Istituto Arava gli ha permesso di maturare come professionista e come persona, grazie al confronto con studenti e professionisti di diversa provenienza. Muhanad ha proseguito i suoi studi negli USA, per poi tornare in Palestina e continuare a cercare soluzioni innovative per migliorare la qualità dell’acqua.

 

Shira Leon Tzchout – ex alunna dell’Istituto Arava

Shira Leon Tzchout ha studiato all’Istituto Arava nel 2003, quando aveva 21 anni, subito dopo aver assolto all’obbligo di leva militare con l’esercito israeliano. L’anno accademico passato all’Istituto ha impresso alla sua vita una nuova direzione, personale e professionale, incentrata sulla tematica ambientale. Shira ha lavorato per EcoPeace Middle East e ora si occupa di promozione di uno stile di vita sostenibile nel suo comune di residenza.

Conclusione:

Tra i premi significativi vorrei citare, per ragioni personali e familiari, quello del 2013 ai “Donatori di musica”, che organizza da 10 anni regolari stagioni di concerti, con musicisti prestigiosi, nei reparti ospedalieri ed in particolare in oncologia. Ricordo la bella presentazione del premio e il concerto in questa stessa aula.
Credo sia uno dei tanti rami ancora fruttuosi in cui si è diffusa la concreta utopia di Franco Basaglia. E' quell'ARTE DEL PRENDERSI CURA, che testimoniano tutti e tutte le destinatarie del Premio Langer, e di cui tutte e tutti avremmo il desiderio di beneficiare.