11 dicembre 2025
DONNE SICILIANE
Uno sguardo al femminile sulla Sicilia all'epoca post attentati a Falcone e Borsellino, da parte di un Alex Langer attento girovago.
DONNE SICILIANE
"Si nota che la gente non vuole più venire in Sicilia, qui il turismo è proprio diminuito", mi dice il tassista all'arrivo a Palermo. Passare una vacanza estiva nel 1992 sull'isola sembra diventare una scelta civile più che un'opzione di villeggiatura. I soldati che presidiano la città ed i blindati attorno ad alcuni palazzi del potere sottolineano l'eccezionalità della stagione seguita agli assassinii dei magistrati Falcone e Borsellino e dei loro agenti di protezione. I luoghi delle feroci esecuzioni sono meta di pellegrinaggi muti, le date si prestano a ricorrenze: il trigesimo della morte di Borsellino, in agosto, diventa un nuovo appuntamento in piazza, con molta gente venuta anche da fuori della Sicilia. Tanta gente però è stanca, pensa di andarsene, si rifugia nella rassegnazione, qualche volta in chiacchiere inconcludenti sulla società civile o sul rinnovamento della politica.
Tanto più sorprende un'altra Sicilia, non organizzata, non lamentosa, non rivendicativa, che sembra poter incontrare prevalentemente tra le donne. Non un programma politico nè una rete pronta a sostituire chi esercita il potere, ma una presenza fresca e solida.
Maria Teresa è germanista, da anni in contatto con ambienti del giornalismo, delle Università, della cultura europea. Sono rari i giornalisti tedeschi, austriaci, svizzeri che scendono a Palermo senza farsi guidare da lei, sono frequenti le trasmissioni televisive all'estero in cui lei compare. Non rivende "tuttologia siciliana", non spara sicurezze: confessa di aver paura della mafia, racconta le intimidazioni subite dai suoi familiari prossimi, ammette di non saper "spiegare" in modo soddisfacente il fenomeno mafioso e le sue incarnazioni attuali, attacca in casa sua ritagli di giornale con le foto di Falcone e di Borsellino. Con Francesco ha una piccola bambina, Marta, alla quale vorrebbe destinare un luogo di ripiego, un rifugio lontano dall'isola, in caso di estrema disperazione, ma sa che crescerà in Sicilia, come lei è cresciuta in Sicilia. "Ha senso andare in giro per l'Europa, farsi invitare a Basilea e a Vienna, a Baden Baden e a Colonia, per parlare della mafia e della Sicilia?", si domanda.
Si, ha senso. Le donne del coordinamento anti-mafia hanno bisogno di voci che siano udibili e comprensibili anche all'estero, e che sappiano raccontare più in profondità dei superficiali inviati speciali, sempre alla caccia di qualcosa di spettacolare.
Maria Teresa racconta una cosa straordinaria: tra le "donne antimafia" avviene anche che vedove di mafiosi e vedove di vittime della mafia si incontrino. Non è consonanza a prima vista, ma crescono intesa e solidarietà. La semina di quelle imperterrite vedove di giudici, poliziotti, commercianti promette di germogliare.
Anna è una giovane imprenditrice della zona di Catania. Co-erede di una fattoria con agrumeto ha deciso di aprire una piccola azienda di agriturismo. Vedendola agire nella cerchia dei suoi familiari - docenti universitari compresi - si capisce che è lei l'animatrice dell'innovazione. I suoi due figli - un terzo è in arrivo - si abituano a considerare normale la presenza di "stranieri" (pugliesi, veneti, inglesi, tedeschi, jugoslavi...) in casa, nella loro campagna. Anna ha sviluppato tutta una sua metodologia per verificare l'attendibilità degli ospiti che vogliono prenotare un periodo di vacanza sotto l'Etna: ci vuole fermezza e gentilezza. Se gli ospiti le piacciono e capiscono che in un'azienda agricola non si sta come in un albergo, la famiglia di Anna se li porta anche al mare, o alla ferrovia circum-etnea, o al teatro. Si indovina che l'agriturismo è anche una scelta di collegamento con il resto del mondo. Ma non è un lusso o un giuoco, perciò deve essere ben organizzato e rendere il necessario. Anna ha cominciato ad aggregare altre aziende come la sua, una rete di agriturismo si sta consolidando intorno a lei, di tanto in tanto va in visita pastorale ai suoi associati. I dépliants di "Alcalà" che manda in giro, sono disegnati e colorati a mano. Assai invitanti.
La ragazza che gestisce i rapporti con i passeggeri sul traghetto da S. Agata Militello verso le Eolie non rivela il suo nome. Ma si capisce subito che è lei che sta in realtà sul ponte di comando. Organizza le prenotazioni, raccorda i tempi di percorrenza, risponde alle esigenze dei clienti, dà informazioni e consigli, evade reclami, tiene allegra la compagnia, prepara lo spuntino ai marinai. Tiene a bada un intero aliscafo, anche quand'è affollato. Con sicurezza e cordialità.
Zia Pina esercita una trattoria e pizzeria, con molti tavolini all'aperto, in un grande paesone della costa nord. Il suo uomo è geloso di lei, la tiene d'occhio dal forno, ma non riesce a controllarla davvero, perché non tutti i tavoli sono alla sua vista. E poi Pina non si lascerebbe trattenere dallo scherzare con i clienti. E' molto decisa nei suoi consigli culinari, sa organizzare il tempestivo ricambio ai tavoli, gestisce con sapienza un cameriere albanese ed uno tunisino. Ha insegnato loro il mestiere e li paga a dovere.
Mariella disegna costumi per il teatro. Ha una malattia che la indebolisce e la impensierisce. Anche la Sicilia sembra avere una malattia che la indebolisce ed impensierisce. Mariella sa regalare alle persone care disegni, acquarelli, schizzi, giuochi. Non si sottrae alla compagnia, anche se si stanca.
Letizia Battaglia è stata, nel 1985, una "consigliere comunale alfabetica". Allora i verdi presentarono alle elezioni comunali la lista "un sogno a Palermo", aperta da tante donne, in ordine alfabetico. Marianna Bartoccelli, Letizia Battaglia, Valeria Calandra... tutte persone che, all'occorrenza, hanno saputo impersonare un ruolo al quale non si erano preparate e che forse non immaginavano di dover poi svolgere sul serio. Letizia si era fatta conoscere soprattutto per le sue fotografie: il suo modo di raccontare Palermo, la Sicilia. Poi le è capitato persino di partecipare al governo della sua città, con Orlando. Il quale - giustamente - ha spesso dato atto del contributo di freschezza e spontaneità che Letizia, le verde, aveva saputo infondere a lui, il democristiano atipico. Oggi Letizia fa parte dell'assemblea regionale siciliana, per la Rete: ha sentito il dovere di restare fedele alla promessa data ai siciliani ed all'isola, nel 1991, quando si è candidata per Palazzo dei Normanni.
A Carlentini, nel Siracusano, una baronessa mostra con fierezza la "Casa dello Scirocco", gioiello settecentesco incastonato in una cornice di terme romane. Forse un'altra persona avrebbe fatto tirar dritto, se nel proprio campo le ruspe si fossero incontrate con reperti artistici o archeologici. Troppe grane, troppe spese, troppi limiti. Lei no: ha fatto scavare e restaurare una vera e propria casa di svaghi nobiliari per i giorni caldi, dello scirocco, appunto, con bagno turco, alcova e aranceto intorno. E lo ostenta oggi con comprensibile orgoglio. Tanto più che ha curato personalmente tutti i particolari, in una lotta non facile con la sovrintendenza alle belle arti.
Una gelateria di Capo d'Orlando, gestita da una ragazza, si distingue per due cose: pulizia e buon servizio, ed in vetrina un manifesto di solidarietà contro la mafia. "A qualcuno non piace, e molti non lo notano neanche; mi fa piacere che lei lo abbia avvertito. Sarebbe un aiuto per noi se chi la pensa così lo considerasse un marchio di qualità, come una stelletta sulla guida." Già, perché no?
"Quando giravamo, trent'anni fa, con mio marito in roulotte, qui in Sicilia la gente credeva che arrivasse il circo. Ma io avevo sempre la passione per il viaggio, ci siamo spinti fino in Germania, dove abbiamo parenti emigrati. Ed alla fine abbiamo comperato questo torrione, che era un rudere, ed ora l'abbiamo restaurato, ed aperto un campeggio ed impianti di accoglienza. Peccato che la gente ci trovi con tanta difficoltà: certo, siamo lontani, ma da qui si possono fare ottime escursioni in tutta la parte meridionale dell'isola." Un'anziana signora mostra, anche lei con l'orgoglio di chi si è fatto da sé, una grande area attrezzata, contrassegnata da una medievale torre di guardia, vicino a Palazzuolo (tra Siracusa e Ragusa). Dall'ossequioso atteggiamento del personale si capisce che non deve essere sempre una padrona facile, e che anche lei sta saldamente sul ponte di comando. Anzi, sulla torre di guardia.
Eliana tiene d'occhio costantemente la situazione della base di Comiso. Quando, in primavera del 1992, monta la campagna contro Gheddafi, vengono reintrodotti dei "missili temporanei": ufficialmente solo per esercitazioni, dopo che la base degli euro-missili era stata ufficialmente chiusa un anno prima. Ma già si capisce che difficilmente la base verrà davvero restituita ad usi civili, come era stato promesso e come persino il Parlamento europeo ha chiesto in una sua risoluzione. Eliana, comunque, non è disposta a chiudere alcun occhio, e resta vigile: come ha fatto in maggio, è disposta a riconvocare una manifestazione, se ce ne fosse bisogno.
Pina Maisano Grassi, siciliana, eletta dai Verdi senatrice in Piemonte, non ha voluto candidarsi in Sicilia. Dopo l'assassinio di suo marito Libero Grassi, industriale non disposto a sottostare al racket mafioso, ha voluto accettare solo un impegno politico che significasse contemporaneamente due cose: impegno per la Sicilia e coinvolgimento dei non-siciliani sulla Sicilia. E' riuscita in questo intento, ed ha ribadito molte volte, da allora, che lei non è una politica, ma una donna imprenditrice, una donna di buon senso civico e democratico, che si rifiuta di considerare la sua Sicilia come in permanente stato di emergenza. In fondo ha sempre rivendicato ed espresso quella normalità che le circostanze in Sicilia rendono così difficile. Forse si riconoscerebbe nel detto di Brecht, secondo il quale è beato il popolo che non ha bisogno di eroi.
Tante donne, impossibile raccontarle tutte, da Elvira Sellerio che con la sua casa editrice omonima anima un vero e proprio faro culturale, alla vedova del giudice Terranova che è un caposaldo dell'impegno delle donne contro la mafia; dalle vedove dei poliziotti uccisi alla povera Rita Atria, "pentita di mafia" suicidatasi dopo l'uccisione di Borsellino.
Forse la Sicilia dell'enfasi anti-mafia, delle sirene spiegate, delle scorte, dei super-giudici, super-poliziotti e super-commissari non è la migliore risposta all'attacco mafioso. Sta tutta dentro una spirale di riarmo, di emergenza, di vita stressata e gridata. Le donne - non solo quelle borghesi ed intraprendenti, ma anche quelle donne semplici che stanno al centro di una grande e rassicurante famiglia - danno più affidamento.
Alexander Langer
Da “Belfagor” 16-11-1992
Testo proposto da Sandro Slomp