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Vivere Srebrenica – terminata la 4. Settimana internazionale della memoria a Srebrenica

Aug 15, 2010, Edi Rabini

La prima settimana d'agosto è stata di nuovo animata a Srebrenica da una presenza vivace e partecipe di un folto gruppo di giovani e meno giovani provenienti da Bolzano, Venezia, Pescara, Trieste, accompagnati da alcuni volontari della Fondazione Alexander Langer che quella città ha voluto adottare dal 2005 dopo aver incontrato a Bolzano Irfanka Pasagic, la direttrice dell'Associazione Tuzlanska Amica.

A Tuzla il 1. agosto la stessa Irfanka Pasagic ha aperto la 4. Settimana internazionale della memoria che dal 2007 la Fondazione promuove nell'ambito del progetto “Adopt Srebrenica” in un viaggio formativo che ha toccato quest'anno anche Sarajevo.

L'ha aperta con una lezione su “La vita in comunità colpite da traumi collettivi”, seguita da una visita al Centro d'identificazione delle vittime che a Tuzla ha la sua sede. Dedicata quest'anno al “Vivere Srebrenica” intendeva far conoscere insieme le ferite ancora aperte e le sue straordinarie bellezze che ne avevano fatto, prima della guerra, uno dei territori più ricchi e amati della Bosnia. “Tenteremo – ha detto - di dare la giusta dimensione all'importanza della memoria affinché il passato serva per costruire una nuova società e per fungere da “cura” per i sopravvissuti. Le sofferenze legate alla guerra in Bosnia e Erzegovina rappresentano la nostra realtà. Per quanto ci si impegni, non possiamo dimenticare gli orrori attraverso i quali siamo passati ma possiamo fare qualcosa per convivere con essi. Affinché la memoria diventi un elemento del passato, si deve riconoscere il dolore delle vittime, si deve assicurare il sostegno alle nostre e alle comunità a noi vicine. Solo in questo modo la vittima potrà confrontarsi con i fatti tragici che ha subito e far diminuire il livello di dolore che essi gli procurano. La negazione dei crimini avvenuti e la mancata individuazione di coloro che hanno perpetrato tali delitti, colpisce profondamente tutte le sfere della sua esistenza e lo fa sentire tanto smarrito da rendergli tutto ancora più insopportabile”. L'incontro con il parlamentare del cantone Igor Rainer e con il sindaco di Tuzla Jasmin Imamović ha fornito un quadro di ciò che ha unito Tuzla e Srebenica prima e dopo la guerra. La performance della compagnia di Siena Motus Danza, all'interno del tradizionale festival “Kaleidoskop”, e la presenza nelle strade dei clown di Tuzla e di Sagapò Teatro, hanno rinsaldato, con il linguaggio universale dell'arte, un'amicizia ormai consolidata.

Bolzano incontra Srebrenica

Dal 2007 Bolzano è diventata protagonista attiva e testimone privilegiata di questa problematica ricostruzione di uno spazio di dialogo tra le persone e le comunità nel luogo simbolo della guerra ormai dimenticata dalle istituzioni internazionali. Numerosi volontari della Fondazione hanno offerto ogni anno un'infrastruttura ospitale a chi, anche da altre regioni, ha deciso di condividere la ricerca di uno spazio d'incontro con la gente di Srebrenica, come è stato il caso quest'anno della delegazione organizzata dal Servizio giovami e pace del Comune di Venezia e di un gruppo nutrito di sensibili artisti,come il duo klezmer-balkan Bembi-Simonetto di Trieste e quello Petraccia-Warren da Pescara, che hanno deciso di partecipare attivamente all'intera Settimana internazionale.

Anche per questo 2010 , è venuto il sostegno della Provincia di Bolzano, che ha reso possibile un attività di formazione e di crescita di un gruppo misto di giovani della città, l'unico in realtà, e ha consentito la partecipazione a questo viaggio formativo di un gruppo di 15 giovani volontari e studenti dell'università di Srebrenica, Tuzla e Sarajevo. Con loro hanno potuto dialogare 14 corsisti e accompagnatori del Master per “mediatori di conflitti e operatori di pace”, organizzato dalla Formazione professionale di Bolzano e dalla Facoltà di Scienza della Formazione di Bologna, che dal 2008 hanno inserito nel loro programma “Srebrenica e la BiH” come caso di studio. Se ci fosse un sostegno legislativo – come quello deliberato dalla Commissione europea per la costituzione dei corpi civili di pace auspicati da Alexander Langer - , Srebrenica dovrebbe essere al primo posto dei luoghi da adottare per il cumulo di problemi diagnosticati ma mai professionalmente affrontati.

Era sembrato inizialmente un azzardo l'irruzione a Srebrenica nel 2008 di un gruppo di giovani clown dell'associazione “Sagapò Teatro” di Bolzano, diretti da Chiara Visca, ma anche quest'anno, la loro presenza ha di nuovo sorpreso, con la sorprendente capacità dimostrata di saper portare tra i bambini e gli adulti un sorriso amaro e coinvolgente. Sono proprio loro che hanno raccolto quest'anno il frutto più maturo di un rapporto ormai consolidato e promettente con un piccolo gruppo di clown che è cresciuto dentro il lavoro quotidiano dell'associazione Tuzlanska Amica.

Infine, la sera del 7 agosto, giorno di ripartenza, è arrivato a Srebrenica da Bolzano il Fat(t)ish Trio composto da Matteo Cuzzoli, Marco Stagni, Andrea Polato, per prendere parte come ospite d'onore all'annuale festival di musica organizzato dal locale Centro giovanile, il “Silver Town Shine”.

Alexander Langer a Srebrenica

Per la prima volta, in occasione di questo viaggio, è stato tradotto in lingua locale e pubblicato in un piccolo opuscolo, il testo di Alexander Langer “Dieci punti per la convivenza interetnica”, da lui scritto alla fine del 1994 facendo tesoro della sua lunga frequentazione di luoghi feriti da conflitti di carattere etnico, religioso, razziale. L'aveva definito, quasi scusandosi,  un testo forse astratto, ma si è visto durante il workshop animato da Chiara Visca e Enzo Nicolodi, come la sua lettura e discussione collettiva, in piccoli gruppi, riesce a suscitare riflessioni profonde e a dare voce alle inquietudini e alle proposte concrete di chi non si rassegna a limitare la propria identità all'appartenenza ad un solo gruppo.

Nel seminario che si è svolto a Sarajevo, su impulso del prof.Saša Madacki, direttore dell'Human Rights Centre, e di Drino Galičič ricercatore dell'Eurac, il tema del riconoscimento dei diritti umani individuali è emersa come fondamentale per uscire dalla dinamica nazionalista che gli accordi di Dayton non è riuscita a superare, a partire dalla vicenda di due esponenti della comunità rom ed ebraica, Dervo Sejdić e Jakob Finci, che hanno contestato davanti alla Corte di giustizia di Strasburgo, che ha dato loro ragione, l'innaturale proibizione di non potersi candidare nelle imminenti elezioni della Camera dei popoli, riservata in esclusiva a serbi, croati e mussulmani.

Gianluca Paciucci e Bruno Palestra, autori di una pregevole guida storica di Sarajevo, hanno  ipotizzato nei loro interventi che la ferocia del lungo assedio della città ,durato tre anni, fosse una specie di ritorsione contro la sua irriducibile multiculturalità e tolleranza. E proprio per questo hanno voluto che la serata di “sogni e pensieri, poesie e canzoni”, che hanno visto come protagonisti anche la Max Maber Orkestar di Trieste e i Sagapò Teatro, si svolgesse al Kino Teater “Prvi Maj”, ex Kino Bosna, che era rimasto aperto durante tutto l'assedio, diventando nella città uno dei luoghi simbolo della resistenza.

Il memoriale di Potocari e le vecchie terme di Srebrenica.

Sono iniziati come sempre con la visita al memoriale di Potocari le giornate trascorse a Srebrenica. Su 8372 vittime, sono ora 4523 i corpi sepolti nel corso della solenne cerimonia che si celebra l' 11 luglio di ogni anno, dichiarato giorno della memoria dal Parlamento europeo. A Potocari stazionavano le truppe olandesi dell'ONU che assistettero complici o impotenti alla caduta della città “protetta” per mano delle milizie serbo-bosniache. Altri corpi ritrovati in fosse comuni aspettano di essere identificate e riconosciuti dai familiari che attendono  almeno un luogo dove poter piangere e ricordare i loro cari.
La visita allo spazio diroccato dove funzionavano prima della guerra le vecchie terme Guber, che stanno per essere ricostruite, e la lezione del dr. Almir Pašagić sulle caratteristiche terapeutiche delle acque termali di Srebrenica hanno reso ancora più visibile il dramma di questa città. Non ci fu durante la guerra solo la traumatica uccisione di vite umane, ma venne distrutto sistematicamente anche il patrimonio economico ed ambientale necessario ad una ripresa delle attività economiche, ora ridotte sostanzialmente al pubblico impiego. Si deve essere grati alla comunità bosgnacca se non è mai stata sventolata la bandiera di un ritorno ad ogni costo, slegato dalla reale possibilità di veder riavviate alcune delle tradizionali attività produttive che erano legate all'agricoltura, alla gestione di boschi e miniere e – appunto – all'utilizzo delle sue acque in possesso di qualità terapeutiche di elevato valore. Così è stato un gesto molto apprezzato dal Comune di Srebrenica, la lettera che tre comuni dell'Abruzzo (Pescara, Penne, Caramanico), insieme alla Provincia di Pescara e all'associazione dei comuni Aicre, mobilitati dall'associazione Mila Donnambiente, hanno fatto avere nell'occasione, garantendo per il futuro attenzione e sostegno ad ogni progetto capace di riavviare l'economia turistica e termale nella zona.

 

Questo resoconto necessariamente descrittivo (e riconoscente con chi ha in vario modo sostenuto l'incontro), non rende pienamente cioè che è difficile descrivere, perché è la somma dei rapporti che ciascuno degli oltre 70 partecipanti ha potuto stringere personalmente con i gli altri compagni di viaggio, con casuali interlocutori, con le famiglie che ci hanno ospitato , con le donne di Potocari e i ragazzi del Centro giovanile di Suceska che hanno provveduto ai pasti, con il gruppo di volontari di Adopt Srebrenica e Tuzlanska Amica che hanno dato il meglio di sé nel rendere accogliente e ricca di contenuti questa 4. Settimana internazionale della memoria.

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