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Abdulah Sidran: una poesia dedicata a Srebenica 2010

Jul 6, 2010, da www.balcanicaucaso.org
 Una briciola di Giustizia/E un granello di Verità/Trovate! /A Srebrenica restituite! Pubblichiamo una intensa poesia di Abdulah Sidran. Una poesia di dolore collettivo, dolore per una città che non ha ancora trovato giustizia, che non può vivere il presente né guardare al passato. La poesia farà parte di una raccolta che sarà a breve pubblicata dell'editore Casagrande di Bellinzona. Traduzione di Alice Parmeggian

 

Meglio che non ci sia

Piuttosto che ci sia

 

Una così

Come è oggi

La nostra Srebrenica

 

Nulla di morto né di vivente

In lei

Può più abitare

 

Sotto un cielo di piombo

Aria plumbea

Nessuno ancora

Ha mai imparato

Nei polmoni a inspirare

 

Da lei fugge tutto

Ciò che ha gambe

Con cui andare

E ha anche

Dove fuggire

 

Da lei fugge tutto

Anche ciò che germoglia

Ma sotto la nera terra

Non ha dove fuggire

 

Gli ortodossi fuggono

I nuovi arrivati e i locali

I mussulmani fuggono

I locali e i nuovi arrivati

 

E chi è rimato

Vivo in qualche modo

Se ne è andato ed è tornato

Neppure un inverno con un’estate

Ha messo insieme

Né un autunno

Con una primavera

Ma ha fatto in modo

Quanto prima

Da Srebrenica di andarsene

 

Quanti c’erano di

Cattolici nostri vicini

 

E per loro Srebrenica

Da centinaia d’anni

Era un caro

E meraviglioso

Luogo di riunione

Della loro buona

E nobile comunità

 

Da tempo se andarono

 

Come se

Nella loro saggezza

Avessero saputo che sarebbe venuto un tempo

In cui non ci sarebbe più stata

Una buona Srebrenica

 

Ci dicono

Da dieci anni ci dicono

Che in Bosnia

La guerra è finita

 

Ci insegnano

E istruzioni scritte ci inviano

Che nel nostro stato

In Bosnia ed Erzegovina

La guerra è finita

E che nessuno

Può più

Guardare al passato

 

Ma quelli

Davvero credono

Che siamo vivi noi

Che qui stiamo

E da questo luogo

Così parliamo

 

Come se davvero fossimo vivi

Davvero pensano che si chiami salute

Davvero pensano che si chiami ragione

Ciò che in noi è rimasto

Della nostra salute e ragione di un tempo?

Ma non vedono, ma non sentono

Ma non sanno che noi,

Quanti di noi sono rimasti, siamo più morti di tutti

I nostri morti, e che qui oggi, con la loro voce,

La voce dei nostri morti, dalle loro gole,

Urliamo, e con il loro urlo – parliamo?

 

Non fateci

Guardare al passato!

Ma noi non lo guardiamo, è lui che guarda noi!

 

Voi dite:

Al futuro guardate!

 

Ma noi, quello,

In nessun modo e in nessun luogo

Non lo vediamo affatto

Né vediamo che esso

Con nessun occhio

Guarda a noi

Tanto meno ci vede

E di noi si preoccupa

 

Noi abbiamo un presente

Al quale con occhio umano

Guardare non si può

 

Noi stessi

L’aria plumbea

Nella nostra Srebrenica

Che più non c’è

Respiriamo con coloro

I cui occhi

Le cui mani

Le cui anime

nel nostro sangue sono immerse

 

E solo loro

Possono rallegrarsi

Del vostro ordine

Di non guardare al passato

 

Ma noi cos’altro oltre a quello abbiamo

Cos’altro

Se non quello

Abbiamo da guardare?

 

Davvero potete

A una madre dire

Di non guardare il figlio?

Davvero a una sorella potete

Un ordine inviare

Di non guardare il fratello?

 

Prendeteci gli occhi

Ma più non insegnateci, più non inviateci

Quel genere di consigli, istruzioni e ordini!

 

Forse davvero, come voi dite,

La guerra è finita! Ma per noi, nella nostra Srebrenica,

La guerra è finita solo quel poco, e noi stessi, di giorno,

Fingiamo che sia così, che sia finita sul serio!

Ma da noi, e d’estate e d’inverno – e sono già diciassette anni

Così! – troppo brevi sono i giorni, e lunghe, troppo lunghe le notti.

 

Al primo apparire del crepuscolo, noi i nostri portoni

Con chiavistelli di ferro rinserriamo, che non venga e non entri

Quella che allora venne ed entrò, e tutto ciò che era nostro,

Caro e amato – dalla vita separò!

 

Quella, oggi, la Pace a Srebrenica per noi mantiene!

Come può dormire una madre di Srebrenica?

Appena chiude gli occhi, ecco la guerra alla porta, ecco quel secondo

Nel quale vide, sotto il coltello cetnico,

Separarsi dal proprio corpo la testa di suo figlio!

Solo talvolta, fra mille, nell’insonnia mormorate,

Preghiere per i defunti, ne ha pietà il Buon Dio! E quando il sonno sugli occhi le posa,

Lei, in sogno, sempre riunisce la testa al corpo del figlio

Insepolto!

 

Come possiamo vivere il presente?

Come possiamo non guardare al passato?

 

Una sorella nostra c’è, non è fra noi, ma è viva!

Una tomba si è fatta, qui a Sarajevo.

da un alloggio. Le finestre non apre, da lì guardare non osa,

Tanto meno uscire in strada! Quattro figli ha perso! Se

Per strada un ragazzo o una fanciulla incontrasse, e uno di loro

Per lei somigliasse a uno dei suoi – il cuore le scoppierebbe, in

Quattrocento pezzi!

 

È questa la Pace?

È così che finisce la Guerra?

 

Quando tace

L’arma di ferro

Ma fino al cielo urla

Un cuore materno?

 

Quando il criminale

Si cambia la camicia

E con essa

Sotto le nostre case

E le nostre finestre

Nella nostra Srebrenica

Custodisce la nostra pace?

 

Per voi il vostro è trascorso

Ma per noi

Il nostro passato

Per nulla lo è!

 

Né passerà

Né può passare

Finchè il cielo di piombo

Di argento la nostra

Srebrenica1 non ricoprirà

 

Finché sotto il suo

Cielo di piombo

L’aria di piombo

E le boccate

D’aria plumbea

Respiriamo e inghiottiamo

Con coloro che hanno sì

Cambiato camicia

Ma il cuore sotto la camicia

E nel cuore l’odio

Cambiato non hanno

Né pensano di cambiare

 

Per voi il vostro è trascorso

Per noi no

Il nostro passato

 

Non fateci ritornare

Non fateci ritornare

In quella, fatta così,

Plumbea

Srebrenica

 

Invece

Per un istante almeno

Guardate dove nelle vostre anime

Nei libri

Si è perso un granello

Di Verità e di Giustizia

 

Se nel vostro cuore

Almeno uno solo

Di Verità e di Giustizia

Un granello trovate

 

Di bene e di argento

Un’argentea e buona

Bellezza

Srebrenica

A Srebrenica restituite!

 

Una briciola di Giustizia

E un granello di Verità

Trovate!

Srebrenica

A Srebrenica restituite!

 

E noi

Con l’aiuto di Dio

Chi da vivo chi da morto

Subito vi ritorneremo

 

Che si possano

Con l’aiuto di Dio

Ricongiungere e placare

Tutte

Di tutti i tempi

Le anime di Srebrenica

 

E

Queste anime nostre

Afflitte e morte

 

Con le anime vive

Di tutti i nostri morti

 

 

1 La radice del nome Srebrenica è “srebro”, argento.

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