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Matteo - volontario di Ipsia Terre e Libertà

Sep 7, 2009, Fondazione Alexander Langer Stiftung

La testimonianza di Matteo

 

Cosa resta di questo campo:

i bambini di Osatica, il loro entusiasmo per tutto, anche i giochi più banali /Ibrahim che si presenta vestito da calciatore, calzando scarpette con i tacchetti, la destra nel piede sinistro e viceversa / Una grigliata di pesce sulla riva del lago di Osatica, preparata su un cestello di lavatrice / Maja che ci racconta dei nazionalisti serbi che, il 12 luglio, hanno sfilato per le vie di Srebrenica urlando “Questa è Serbia” e “Di nuovo il ‘95”. E sembrava davvero il ’95, dato che i gipponi dell’EUFOR sono stati i primi a scappare / Ho pensato questo Paese è senza speranza, ma è stato solo un attimo di sconforto / Giorgia che, mentre soffochiamo in un ingorgo, su una strada periferica di Sarajevo, chiama dall’Italia: abbiamo ottenuto dal giudice l’idoneità all’adozione di due bambini / Angelo e Madda che sembrano suocera e nuora, si beccano su tutto, ma non si fa fatica a capire che si stimano molto e lavorano con grande impegno a questo progetto / Janiki e Riccardo che iniziano a cantare e i bimbi che arrivano in casa, sul volto un’espressione a metà tra stupore e divertimento / Matteo che è sempre contento di tutto / Io che mi scopro vecchio e che mi stupisco a pensare che, fra un po’ di anni, sarei contento se i miei figli assomigliassero a questi compagni di campo / Jena che ci offre il caffè turco riempiendoci anche quattro volte la tazza / Il furgoncino verde di Shaban stracarico di bambini urlanti / La parata in maschera per le vie di Srebrenica, le persone che timidamente si affacciano alle porte dei negozi, alle finestre e ai balconi / I nomi delle vittime al memoriale di Potocari, ordinati alfabeticamente ed incisi su un’enorme lastra di marmo / La Fiat Multipla stracarica, sei posti su sei occupati più bagagli e materiale ed un grande mistero che resterà per sempre irrisolto: perché al ritorno, senza materiale, c’era ancora meno spazio che all’andata??? / Le scritte dei bambini nello sporco del lunotto posteriore / Giorgia che sale sulla Multipla, tornata sana e salva a Maranello, e mi dice minchia ma qui c’è proprio l’odore del campo, cosa dici passiamo all’autolavaggio? / I pranzi in giardino, davanti al lago / Le discussioni sulle attività e sui turni per i lavori in casa / L’umorismo triestino / Il maledetto gallo che ci svegliava ogni mattina alle cinque / Il cesso intasato e la pipì in giardino in coppia: uno per farla, l’altro per spaventare il cane con la torcia / L’orrendo CD prodotto da Angelo ed ascoltato ripetutamente nel tragitto casa-scuola / Uno dei nostri vicini che, alla fine di un lauto pranzo, ci racconta della caduta di Srebrenica e della sua fuga a piedi, attraverso i boschi, verso Tuzla / Il suocero di Jena che sfodera un chilo di tabacco di Tuzla e ne offre in abbondanza / Il sorriso dei bambini che, passando in macchina, trovavamo a raccogliere prugne con i genitori / Una Bosnia diversa da quella vista nei precedenti viaggi, più dura, a tratti più triste, ma sempre stupenda, sempre uno dei posti al mondo dove più mi sento a casa.


Matteo – Osatica Srebrenica - Bosnia Erzegovina

 

I volontari di Ipsia - terre e Libertà hanno realizzato un campo di volontariato nei villaggi di Osat e Osatica durante la Settimana Internazionale della Memoria

 

Tratto dal sito del progetto Ipsia - Terre e Libertà

 

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