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Prefazione di Sabina Langer al libro "Bosnia Express" di Luca Leone

Oct 15, 2010, http://www.infinitoedizioni.it

 

PREFAZIONE

La Bosnia mi ha insegnato che la fiducia bisogna guadagnarsela.

Sono arrivata per la prima volta in Bosnia nel 1999 e ho immediatamente sentito di essere tornata a casa. Seppure i segni della recente guerra fossero molto più visibili di oggi, mi sono ritrovata nei luoghi e nelle persone. Quei visi, quegli occhi, quelle mani, quell’andatura fiera e dignitosa che caratterizza i bosniaci, uomini e donne, vecchi e bambini, mi sono entrati sotto la pelle. La generosa ospitalità e il bisogno di raccontare – nonostante allora non capissi nulla di quello che dicevano – mi hanno avvolto per ore ad ascoltare sorseggiando litri del loro caffè, che con pazienza ho imparato a bere e anche – più avanti – a preparare.

Lentamente la lingua mi è diventata meno estranea. Sono tornata innumerevoli volte e ormai non solo mi sento a casa, ma sento di avere una “famiglia” lì, per la quale nella lontananza provo nostalgia profonda.

Il desiderio di raccontare per esorcizzare la guerra, si è via via assopito, facendo spazio all’urgente bisogno di vivere il presente e di costruire un futuro: senza dimenticare il passato, nonostante la strada per costruire una memoria condivisa sia ancora lunga e tortuosa. Fortunatamente però esistono persone coraggiose e determinate a farcela – in particolare penso agli amici di Srebrenica assieme ai quali da anni Tuzlanska Amica e la Fondazione Alexander Langer Stiftung hanno avviato un percorso sulla memoria.

Per guadagnarmi la fiducia dei membri della mia “famiglia” bosniaca mi sono munita di pazienza e di voglia di ascoltare e di capire. Ho faticosamente imparato a mettermi da parte e a cambiare ritmo (non sempre ci riesco però!), ad aprire le braccia in un abbraccio che avverrà solo anni dopo. Ho imparato a cercare e a soddisfare la gioia per le piccole cose, un pacchetto di palloncini, una tavoletta di cioccolata, un fermaglio per i capelli finalmente lunghi… Ho imparato che fare è molto più importante che parlare. Ho imparato che è difficile salutarsi prima della partenza e che va superata la paura dell’abbandono, tornando molte volte, in modo da dimostrare che le promesse si mantengono.

La Bosnia mi ha aiutato a crescere e ringrazio ogni singola persona che ho incontrato sul mio cammino bosniaco, ma un grazie particolare va a Irfanka e ai membri di Tuzlanska Amica, e ad Amira e ai bambini dell’orfanotrofio di Tuzla.

Luca Leone parla di dinamiche e di giochi di potere in cui tutti loro sono costretti a vivere. Descrive Sarajevo utilizzando vividi flash esplicativi. Illustra il panorama religioso e gli interessi che sottostanno alla (ri)costruzione dei luoghi di culto e non solo. Traccia le linee della situazione politica dagli accordi di Dayton a oggi. Parla sia di interessi economici e di investimenti internazionali sia delle risorse naturali bosniache. Descrive le condizioni lavorative lecite e illecite come anche le condizioni e i tempi della giustizia. Motiva l’affermazione che la Bosnia e i Balcani siano “terra d’armi e d’armati”. Denuncia il separatismo che avviene perfino attraverso la lingua; il “genocidio culturale” perpetrato nei confronti dell’arte e il disinteresse per lo sviluppo del turismo.

Dal quadro complessivo tracciato sembrerebbe - come egli stesso afferma - che “la Bosnia non ha prospettive”, ma Luca Leone si corregge nelle riflessioni finali “la principale risorsa per la Bosnia sono le persone” - dalle quali tutti noi possiamo imparare moltissimo, aggiungo io.

Sabina Langer

 

[scheda del libro]

http://www.infinitoedizioni.it/

BosniaExpress120.pdf (150 KB)
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