8 dicembre 2025
Perdersi per trovarsi: la terra in prestito dai nostri figli
Probabilmente questo articolo di Alex Langer, scritto per la rivista “Servitium” il bimestrale di spiritualità fondato dal 1967 da David Maria Turoldo, rimane uno dei più ricchi di anticipazioni sul futuro. Oggi vediamo che questo furto che le vecchie generazioni commettono si manifesta non solo nel disastrato mondo naturale ma anche in quello della società. Incredibile incapacità di vedere come gli egoismi incrociati sottraggano alle generazioni future non solo un ambiente vivibile ma anche un mondo in cui la salute, sicurezza e vecchiaia sono ben lontane dall'essere garantite.
Perdersi per trovarsi: la terra in prestito dai nostri figli
Dall'epoca della presa del potere dell'industria e del mercato su di essa dimensionato, molte cose sono cambiate, con una rapidità via via crescente - anzi, con una "velocizzazione" tremenda, se questa espressione mutuata dalla pubblicità per le automobili può essere consentita.
Dalla faticosa lotta degli uomini contro la natura siamo passati ad una situazione in cui la natura quasi non ce la fa più a difendersi dall'uomo. Da una condizione in cui si assegnava valore alle cose a seconda della loro utilità e difficoltà di produrle o reperirle siamo passati a valori totalmente fittizi e convenzionali che ormai sono soltanto "prezzi", cioè valutazioni artificiosamente assegnate dal mercato, senza quasi nessun rapporto con il loro valore reale: per rendersene conto basterebbe immaginare un attimo i prezzi ed i beni da essi misurati in una situazione di emergenza come una catastrofe, una guerra, un luogo isolato...: risulterebbero subito di cartapesta. La nostra idea di viaggio e di movimento non ha più alcun rapporto con le persone ed i paesaggi che si attraversano, né con paesi e popoli da raggiungere. Nell'approccio alle cose, l'imballaggio (materiale e culturale) prevale di gran lunga sui contenuti. Il tempo di vita che si è allungato molto sotto il profilo quantitativo non appare "liberato" e consegnato alla sovranità di chi lo vive, ma fortemente alienato e sostanzialmente determinato da altri. E si potrebbe continuare a lungo.
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Testo proposto da Sandro Slomp