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16 dicembre 2025

Ecumenical Development

La campagna contro il debito del terzo mondo ebbe il suo acme nel Giubileo del 2000, ricordate? Bono e The Edge degli U2 in giro per il mondo (anche a Sanremo)?  Bene, i risultati non furono eclatanti e nacquero anche delle polemiche – si scoprì che l'Uganda dopo la cancellazione parziale aumentò le proprie spese militari del 24% - ed il problema è ancor lontano dall'essere risolto.
Processi tesi in modo diverso a far sviluppare realtà economiche dei paesi meno ricchi, tra cui le piccole imprese, le coltivazioni ecologiche e quant'altro, furono alla base del progetto “Ecumenical Development – una Banca dei Poveri”, a cui Langer cercò di dare appoggio. Ecco un suo riassunto sull'argomento tratto dalla rivista “Arcobaleno” del dicembre 1990, con una sorprendente informazione relativa al Südtirol.

Testo proposto da Sandro Slomp

 

Ecumenical Development - una banca dei poveri

Che cosa hanno in comune la costruzione di 230 appartamenti di una cooperativa sindacale a Limón (Costa Rica), l'allevamento di maiali di Minalin (Filippine), la piantagione di canna da zucchero della "Cane Farmers Association" di Orange Walk (Belize, America centrale), la cooperativa agricola "Technoserve" di Accra (Ghana) ed il CEMA (Centro de Medios Audiovisuales) di Montevideo, nell'Uruguay? La risposta è semplice: un credito finanziato dalla "Ecumenical Development Cooperative Society" (EDCS), una specie di "banca dei poveri", nata nel 1975 ed ormai presente con sue rappresentanze continentali in Africa (Sierra Leone), Sudamerica (Montevideo), Centramerica (Costa Rica) ed Asia (Filippine). Sorta dall'iniziativa di gruppi cristiani olandesi, l'EDCS è riuscita a convincere in pochi anni un bel numero di persone singole, associazioni ed istituzioni - soprattutto di area cristiana - ad affidare almeno una parte dei loro risparmi a questa vera e propria banca alternativa che opera sotto il segno di una barchetta sormontata dalla croce e si propone di rimediare in piccolo a qualcuna delle ingiustizie strutturali quotidianamente commesse e perpetuate in grande. La critica alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale si fa pratica e sperimenta delle alternative.

  Quando il 27 giugno scorso l'assemblea generale dei soci dell'EDCS si é riunita a Ginevra, alla presenza di circa 70 partecipanti di tutti i continenti, si è svolto un acceso dibattito: remunerare i risparmiatori ed erogare un dividendo (modesto, del 2% delle quote investite), o rinunciare ai frutti di un capitale che continua ad essere molto richiesto da tante parti del mondo? Dopo molti interventi "generosi" che proponevano di deliberare la rinuncia al dividendo, la neo-presidente signora Munroe (una donna delle Bahamas, che guida una ditta di imbottigliamento) è intervenuta decisamente per suggerire il pagamento della quota prevista degli utili. "Non dobbiamo dimenticare che siamo anche una banca, e che la fiducia dei risparmiatori va onorata. E poi vogliamo dimostrare che i poveri sono dei buoni partners d'affari..."

  Fu dunque deciso che due terzi degli utili (che nel 1989 ammontavano a circa 1,7 miliardi di lire) dovesse andare ai soci, mentre un terzo veniva utilizzato per consolidare le riserve.

  Sono ormai circa 130.000 le quote sottoscritte, ciascuna nel valore di 500 fiorini olandesi o 250 dollari statunitensi, per un ammontare complessivo di 50 milioni di fiorini e 7,5 milioni di dollari USA. Una somma abbastanza modesta, se si pensa non solo all'enormità del divario nord-sud, ma anche semplicemente alla ricchezza di molte delle chiese, congregazioni ed associazioni coinvolte. Eppure è un capitale che permette di finanziare ed assistere attraverso un'opera di consulenza e monitoraggio - con un minimo dispendio amministrativo ed appena una decina di dipendenti stipendiati dell'EDCS - ben 114 imprese, progetti e cooperative, situate prevalentemente nel terzo mondo. Per ognuna di esse viene minuziosamente valutato il numero e la qualità dei "beneficiari". Ecco due esempi: "cooperativa di allevamento polli, Bina Swadaya, Indonesia, Agency for Communities Selfreliant Development; 325.000 dollari USA al 9%, 2 rate triennali; 212 famiglie coinvolte; garanzia della Banca centrale indonesiana"; "fondo crediti per donne, in favore della Friends of Women's World Banking Association, 200.000 dollari USA sotto forma di garanzia prestata per un fondo di rotazione, 3200 piccoli prestiti già erogati a donne".

  Una serie di "gruppi di sostegno", attivi nei paesi industrializzati, garantiscono a questa "banca dei poveri" l'afflusso di ulteriori investimenti finanziari, messi a disposizione da nuovi e vecchi soci che sanno che possono anche richiamare le loro quote: in genere ciò avviene passandole a qualcuno che subentra, ma eccezionalmente può succedere anche senza sostituzione; all'atto di uscita si viene rimborsati del valore attuale delle quote, se l'esercizio è stato positivo; in caso contrario si può subire anche una piccola perdita (ma finora ciò non si  è verificato). "Preferiamo - come destinatari dei finanziamenti -strutture cooperative, e possibilmente con un coinvolgimento attivo anche di donne; vogliamo aiutare soprattutto progetti che dopo qualche tempo sono in grado di camminare con le proprie gambe", è detto nella dichiarazione di Amersfoort (agosto 1989), quando si sono ridefiniti i criteri di intervento dell'EDCS. E con soddisfazione si parla di una quota di successi delle imprese finanziate all'80%, mentre la corrispondente quota nell'ambito delle banche "normali" sarebbe solo del 50%.

  Scorrendo l'elenco della miriade di sigle ed enti cristiani (più spesso protestanti che cattolici) che compongono l'elenco dei soci, si scopre che in Italia ci sono meno "azionisti" dell'EDCS che nel Liechtenstein (che conta 140 quote sottoscritte): si tratta della "Chiesa Evangelica Valdese" e della "Federazione delle Chiese evangeliche", ciascuna con una sola simbolica quota, e del "gruppo sudtirolese di sostegno" con ben 126 quote (fa capo ad un giovane che vive in una delle più remote valli: Stefan Kirchler, 39030 S. Giovanni in Valle Aurina) - forse c'è ancora spazio per una ragionevole espansione di questo "fondo comune di investimento" che va contro corrente.

 

Alexander Langer

 

da “Arcobaleno” 1.12.1990

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