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Discussa alla Camera dei Deputati un'interpellanza urgente di Marco Baoto e altri sulla Tutela e il rispetto della memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica

6.7.2007, Atti camera - foto Paolo Gelmo

Interpellanza urgente 2-00638 presentata da MARCO BOATO e altri artedì 3 luglio 2007 nella seduta n.182

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:

in Europa dal termine della Seconda guerra mondiale, il massacro di Srebrenica risulta essere senza precedenti. Esso fu perpetrato contro la popolazione civile, tra l'11 e il 19 luglio del 1995, dalle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Mladic;

a Srebrenica furono torturate, uccise e sepolte in fosse comuni 8.000 persone, uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana, rifugiati e residenti nella cittadina della Bosnia orientale, dichiarata zona protetta dall'Onu nel 1993;

tale massacro è stato compiuto in ragione del progetto di pulizia etnica perseguito dai serbobosniaci nei confronti dei musulmani bosniaci;

nel 1993, in base alla Risoluzione n. 819 del Consiglio di sicurezza, a Srebrenica fu dispiegata la Forza di protezione dell'Onu, l'Unprofor, in difesa della popolazione civile. All'atto del massacro l'area era sotto la responsabilità dei caschi blu olandesi, presenti con un contingente di 450 soldati. Dinanzi all'attacco sferrato dalle truppe serbo-bosniache contro l'enclave musulmano, il contingente olandese rimase nella più totale immobilità, divenendo testimone passivo dei rastrellamenti, degli stupri e dell'uccisione di migliaia di musulmani;

sono ormai trascorsi dodici anni da quella tragedia, riconosciuta dal Tribunale penale internazionale dell'Aja (aprile 2004) come un vero e proprio genocidio, e i principali responsabili, l'ex presidente della Repubblica Srpska, Radavon Karadzic e il suo generale Ratko Mladic, sono tuttora latitanti. Entrambi accusati dalla giustizia internazionale di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, sono nascosti, molto probabilmente, nella regione balcanica, così come dichiarato dall'ambasciatore USA a Sarajevo, Douglas McElhaney in un'intervista dell'11 dicembre 2006, rilasciata al quotidiano indipendente Oslobodjenj;

in questi anni, si è dibattuto a lungo sui fatti di Srebrenica e sul mancato intervento del contingente olandese e il relativo e incontestabile fallimento della missione della Forza di protezione Onu, l'Unprofor, in quell'area;

dal 1995 in poi, sono state istituite diverse Commissioni d'indagine sulle scelte e i comportamenti che hanno avuto le Nazioni Unite e le truppe schierate sul campo. In particolare, quella dell'Onu con il rapporto conclusivo del 1999 e quella dell'Istituto olandese per la documentazione di guerra (NIOD) con il rapporto pubblicato nel 2002 attribuiscono le maggiori responsabilità dell'eccidio ai capi politico-militari serbo bosniaci, cioè Radovan Karadzic e Ratko Mladic e ammettono solo una responsabilità «morale» dell'Onu e del contingente olandese;

tali conclusioni determinarono, inevitabilmente, aspre critiche da parte delle associazioni costituite da superstiti e da parenti delle vittime del genocidio. Tra queste il «Movimento delle madri di Srebrenica e Zepa», «Le madri di Srebrenica» e le «Donne di Srebrenica» protestarono vivamente e presentarono formale denuncia contro le Nazioni Unite per responsabilità nel massacro;

lo sdegno e le proteste delle associazioni e dell'intera comunità internazionale, suscitati dalla pubblicazione dei rapporti, alcuni mesi fa sono stati rinnovati con fervore alla notizia della decisione dei Ministro della difesa olandese di conferire cinquecento medaglie al valore ai soldati olandesi che fecero parte del contingente di pace stanziato a Srebrenica;

in Olanda, le associazioni bosniache hanno manifestato davanti al Parlamento e davanti alla caserma di Assen dove è avvenuta la cerimonia di consegna delle medaglie;

in Bosnia-Erzergovina, la radio studentesca «eFM.ba» ha promosso la campagna denominata «aferim» (complimenti), grazie alla quale in pochi giorni sono state recapitate all'ambasciata olandese in Bosnia-Erzegovina migliaia di cartoline con immagini della tragedia;

il 4 dicembre 2006, la presidenza tripartita bosniaca - risultante dalle elezioni del 1o ottobre 2006 - ha presentato formale protesta all'ambasciatore dei Paesi Bassi in Bosnia e ha affermato in una nota ufficiale; «Questo atto del governo olandese ha suscitato amarezza e proteste dei cittadini di Bosnia e in particolare tra le famiglie delle vittime del massacro»;

l'Associazione delle «Madri di Srebrenica e Zepa» ha parlato di «vergogna» nei confronti dell'Olanda, mentre su Il Foglio del 9 novembre 2006, Adriano Sofri ha scritto: «Quei militari e gli ufficiali furono o inerti o complici della selezione di donne e bambini da cacciare e braccare e dello sterminio di 8.000 uomini di ogni età, ragazzi e vegliardi compresi, da parte degli sgherri di quel Ratko Mladic che l'Olanda del Tribunale Internazionale aspetta ancora invano. Tutto si scorda prima o poi. Prima, tutto si decora di una medaglia al valore» -:

se il Governo sia stato informato a suo tempo delle reazioni e proteste provocate dalla decisione del Ministro della difesa olandese di conferire le onorificenze ai soldati del contingente presente a Srebrenica;

quali siano le valutazioni in merito;

quali posizioni intenda assumere il Governo italiano, in sede comunitaria e internazionale, al fine di promuovere tutte le necessarie iniziative per la tutela e il rispetto della memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica.

Firmato
«Boato, Bonelli, De Zulueta, Cassola, Balducci, Francescato, Fundarò, Lion, Pellegrino, Camillo Piazza, Poletti, Trepiccione, Zanella».   Atti Parlamentari — 53 — Camera dei DeputatiXV LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DEL 5 LUGLIO 2007 — N. 184  (Iniziative per la tutela ed il rispetto della memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica – n. 2-00638)PRESIDENTE. Il deputato Boato ha facolta`di illustrare la sua interpellanza n. 2- 00638, concernente iniziative per la tutela ed il rispetto della memoria delle vittime del genocidio di Srebrenica (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 2).MARCO BOATO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, Viceministro degli affari esteri Franco Danieli e colleghi, ogni anno, da parecchi anni, per chi non ha cancellato la memoria storica i primi giorni di luglio sono di particolare emozione e, per quanto mi riguarda, anchedi commozione. Lo abbiamo ricordato due giorni fa con il Presidente della Camera, in una sala della Camera: il 3 luglio 1995 pose volontariamente fine alla propria vita l’europarlamentare Alexander Langer, che proprio in quelle settimane e in quei mesi era particolarmente, drammaticamente impegnato in rapporto alla tragedia bosniaca, che non aveva ancora toccato il culmine. Pochi giorni dopo, sempre nel 1995, dall’11 al 19, 20 e 21 luglio, in Bosnia, a Srebrenica, si e` verificato il piu` immane massacro che l’Europa abbia conosciuto dopo la seconda guerra mondiale.E` stato un massacro di oltre ottomila persone, uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana, che furono trucidati dalle truppe serbo-bosniache sotto l’egida di Radovan Karadzic e sotto la guida del generale Ratko Mladic. Questo massacro fu perpetrato – questa e` la tragedia nella tragedia – letteralmente sotto gli occhi, delle truppe della forza di protezione speciale dell’ONU, l’Unprofor, che era stata lı` destinata in difesa proprio della popolazione civile, che nell’enclave di Srebrenica si era affidata, disarmata, alla protezione dell’ONU (in quel caso alla protezione dei caschi blu di nazionalita` olandese che avevano questo compito).C’e` chi parla nei libri e nella documentazione pubblicata in questi anni, non solo di ottomila vittime – e` il dato ufficiale, riconosciuto sia dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, sia dallaCorte internazionale di giustizia dell’ONU – ma di oltre diecimila vittime, calcolando che ancora oggi non tutti i cadaveri sono stati recuperati e che soprattutto, non tutti i cadaveri sono stati identificati: ogni anno si celebrano delle cerimonie di sepoltura, dopo questo terribile e faticoso lavoro di identificazione.La mia e la nostra interpellanza, signor Presidente, signor rappresentante del Governo e onorevoli colleghi, ha un duplice significato: ricordare negli attuali giorni di luglio questo terribile anniversario – oggi e` il 5 luglio e fra meno di una settimana avra` luogo il dodicesimo – nell’aula del  Parlamento italiano, nella Camera dei deputati; denunciare con una certa forza, anche se non voglio gridare – ma il mio cuore grida in questo momento – il fatto che purtroppo da parte del Governo olandese non c’e` stata la consapevolezza, oggi, della tragedia di cui e` stato, in qualche modo, connivente inerte o passivo. Addirittura c’e` stata qualche mese fa – nel novembre scorso – l’attribuzione di una medaglia al valore agli appartenenti alle Forze armate olandesi che realizzarono questa « inerzia-complicita` » mostruosa rispetto al genocidio delle 8 mila persone che si erano consegnate all’ONU, sotto la sua protezione, per avere la garanziadi non essere sterminate, come poi invece successe per mano dei serbo-bosniaci. Vi sono state negli ultimi mesi dell’anno scorso, a novembre-dicembre, drammatiche proteste da parte del « movimento delle madri di Srebrenica e Zepa », da parte delle «  madri di Srebrenica », da parte delle « donne di Srebrenica »: si tratta di associazioni formate quasi esclusivamente da donne, perche´ gli uomini sono stati tutti sterminati. Si misero da parte le donne e i bambini piccoli e, poi, a partire dai ragazzi di quattordici anni, si sterminarono tutti gli uomini.E` incredibile cio` che e` avvenuto, perche´ nel 2002, dopo l’esito di un rapporto dell’ONU che si era concluso nel 1999 e di un rapporto dell’istituto olandese per la documentazione di guerra (NIOD), pubblicato nel 2002, c’erano state delle forti conseguenze a livello di responsabilita` del Governo olandese. Il Governo laburista di Wim Kok addirittura si dimise dopo l’esito di tali inchieste. Ma cinque anni dopo –dal 2002 al 2007 sono passati cinque anni – l’attuale Governo, con il Ministro liberale della difesa in carica Henk Kamp, ha annunciato la concessione di centinaia di decorazioni al merito ai militari olandesi che erano stati impiegati in quella missione ONU in Bosnia e che avevano dato una prova terribile di passivita` e di inerzia, se non di complicita`. Uso le parole « se non di complicita` » perche´ il Viceministro Danieli, che conosce meglio di me queste vicende (forse anche gli altri rappresentanti del Governo che in questa occasione sono in aula a rispondere ad altre interpellanze, ma sono anche loro cittadini coinvolti da tali vicende), sa che le ricostruzioni di quella vicenda parlano di rapporti cordialissimi fra Mladic e il comandante olandese del reparto ONU che era lı` disposto e addirittura di congratulazioni reciproche: situazioni che solo a ricordarle fanno accapponare la pelle. Recentemente e` stata emessa una sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’ONU, anche questa con sede a L’Aja, in cui si e` riconosciuto ufficialmente che si e` trattato di genocidio. Non si e` attribuita una responsabilita` diretta alla Serbia nel massacro – io ho parlato di serbo-bosniaci – ma la Serbia e` stata accusata per la passivita` e l’inerzia che anche in questo caso si e` registrata. Ovviamente e` emersa nuovamente la responsabilita` delle truppe dell’ONU nel non aver garantito l’incolumita` delle persone (8 mila uomini, dai ragazzi ai vecchi) che si erano loro affidate nell’enclave di Srebrenica. L’altro aspetto della mia interpellanza e` quindi collegato all’opportunita` e necessita` che l’Italia, il Parlamento italiano e – in questo momento mi rivolgo ai rappresentanti del Governo – il mio Governo siano consapevoli (lo sono gia` stati in passato: non ho critiche da fare al riguardo) del fatto che dodici anni dopo non si puo` cancellare cio` che e` successo. Cio` tanto piu` e` necessario poiche´ alcuni mesi fa vi e` stata questa ignobile – questa e` la parola esatta – decisione dell’attuale Governo olandese, a differenza di quello del 2002, che si dimise; non parlo di altre dimissioni del Governo olandese, ma della vergogna di concedere una decorazione al merito militare a chi si e` reso corresponsabile, purtroppo, almeno sotto il profilo della passivita` , se non per alcuni aspetti di complicita` , di tale tragedia. Dunque, la mia interlocuzione costruttiva e dialogica, ma anche drammatica e commossa, con il nostro Governo, mira ad un impegno particolare dell’Italia, poiche´ proprio l’Italia, come Paese civile, fu protagonista di una straordinaria opera di solidarieta` (ad esempio, nel momento dell’assedio di Sarajevo, protrattosi per oltre tre anni), e poiche´ essa si rese partecipe dell’intervento militare in Bosnia dopo Srebrenica: un intervento auspicabile e auspicato, dal momento che, quando si verificano tragedie di questo tipo, vi e` un obbligo di interferenza. La mia preoccupazione e` dunque che, da parte dell’Italia, venga dato qualche segnale in questa direzione e che esso venga dato proprio nel momento in cui vi e` una situazione di grande sconforto e preoccupazione da parte di chi continua a vivere direttamente sulla propria pelle, sulla propria carne e nel proprio cuore la memoria di quella tragedia.Fra l’altro – concludo cosı` la mia illustrazione, signor rappresentante del Governo, colleghi – poche settimane fa sono stati pubblicati in Italia dalla casa editrice Infinito Edizioni (nonostante conosca personalmente molti di quegli eventi, queste letture mi hanno fortemente colpito) due libri: Srebrenica. I giorni della vergogna, di un italiano, Luca Leone e Al di la` del caos. Cosa rimane dopo Srebrenica di Elvira Mvjicic, una bosniaca che, al tempo del massacro, aveva quindici anni e della quale furono sterminati, insieme agli altri ottomila, il padre e lo zio.Si tratta di due libri che desidero citare proprio nell’aula del Parlamento, poiché anche questo e` un contributo non solo del Governo e del Parlamento, ma anche della societa` civile italiana, affinche´ non cali una terribile rimozione (se non addirittura una rivendicazione positiva, com’e` stato con le medaglie al valore concesse dal Ministro della difesa olandese) sulla pagina piu` infame della storia del dopoguerra nel territorio europeo. PRESIDENTE. Il Viceministro degli affari esteri, Franco Danieli, ha facolta` di rispondere. FRANCO DANIELI, Viceministro degli affari esteri. Signor Presidente, associandomi a quanto detto dall’onorevole Boato, desidero anch’io ricordare con commozione ed affetto Alex Langer e soprattutto il suo impegno forte e determinato per l’affermazione della verita` , della giustizia e dei fondamentali e universali diritti umani. Rispondo volentieri, dunque, all’interpellanza presentata dall’onorevole Boato su questa vicenda, che costituisce una delle pagine piu` tragiche della recentestoria europea e non solo europea. Il Governo italiano segue da vicino le vicende che riguardano Srebrenica: le dinamiche politiche scaturite dalla sentenza della Corte internazionale di giustizia dello scorso febbraio nella causa intentata dalla Bosnia-Erzegovina contro la Serbia per l’eccidio del luglio 1995 e le iniziative di sostegno alla popolazione locale al fine di ripristinare un tessuto socio-economico idoneo allo sviluppo. Il nostro Paese e` percio` particolarmente attivo in Bosnia tanto sul piano politico quanto dal punto di vista della cooperazione economica. Sotto il profilo politico va ricordato che l’Italia partecipa ai processi decisionali relativi all’amministrazione della Bosnia- Erzegovina nella sua qualita` di membro dello Steering board del Peace implementation council, organismo collegiale con compiti di supervisione della corretta attuazione degli accordi di Dayton. Anche grazie a questo ruolo, abbiamo potuto contribuire alla delicata opera di sensibilizzazione finalizzata alla ricostruzione di un necessario quadro istituzionale e al superamento dei traumi prodotti dal grave conflitto civile bosniaco degli anni Novanta, culminato proprio nei fatti di Srebrenica. In tale contesto, abbiamo da ultimo sostenuto l’opera di mediazione condotta dall’Alto rappresentante Schwarz Schilling nel far fronte alle tensioni interetniche innescatesi per effetto della suddetta sentenza della Corte internazionale di giustizia.Per quanto riguarda le iniziative di sostegno alla popolazione, l’Italia ha operato al fine di promuovere il ripristino di un tessuto sociale multietnico in ogni parte della Bosnia-Erzegovina, ivi inclusa la zona di Srebrenica. A tal fine, abbiamo lanciato una serie di iniziative concrete finanziate con fondi governativi. Vorrei, in particolare, segnalare il Programma di sviluppo regionale, ricostruzione, local governance, risistemazione delle strutture per il rientro dei rifugiati, attuato dallo UNDP con un finanziamento italiano pari a 1.675.000 dollari.Abbiamo promosso, inoltre, una serie di programmi in favore della Bosnia-Erzegovina con effetti benefici anche sulla zona di Srebrenica, quali l’iniziativa per la mappatura delle zone agricole per un ammontare pari a 3.500.000 euro. Sempre sotto il profilo delle iniziative di sostegno alla popolazione e di cooperazione allo sviluppo, vanno segnalati vari progetti condotti dalle amministrazioni decentrate, dalle regioni ai comuni, che sono oggetto di coordinamento da parte degli uffici governativi italiani operanti in Bosnia- Erzegovina.Non si deve dimenticare il contributo offerto dalle ONG italiane e da altri organismi quali i sindacati, che si sono prodotti in un generoso slancio di solidarieta` per offrire risposte concrete ai molti problemi scaturiti dalla drammatica vicenda di Srebrenica. Tra queste, merita una specifica menzione la costruzione di una scuola a Srebrenica da parte della CISL, che viene seguita da vicino dalla nostra ambasciata a Sarajevo.Sempre in relazione all’impegno della nostra ambasciata, occorre segnalare la sua partecipazione, proprio in questi giorni, alla Srebrenica Development Conference, una conferenza internazionale organizzata, appunto, per coordinare le attivita` e le risorse destinate alla ricostruzione di Srebrenica. Per quanto riguarda l’episodio delle onorificenze olandesi conferite ai soldati del contingente ONU di stanza a Srebrenica, si tratta di un’iniziativa autonoma adottata dall’Aja, sulla base delle proprie prerogative nazionali. Essa e` stata adottata senza che l’Italia ne fosse a conoscenza.Per quanto, infine, concerne gli aspetti giudiziari connessi all’eccidio della popolazione musulmana che si e` consumato a Srebrenica, l’Italia e` impegnata con gli altri partner comunitari ed atlantici nella ricerca della verita` e nella condanna dei responsabili. Svolgiamo una costante opera di sensibilizzazione affinche´ gli imputati per i fatti di Srebrenica, Mladic e Karadzic, vengano assicurati alla giustizia. Sosteniamo senza riserve il Tribunale internazionale per i crimini nella ex-Iugoslavia, deputato a giudicare le persone inquisite. Tra l’altro, voglio ricordare che la presidenza di tale organo e` affidata al professor Fausto Pocar, insigne giurista italiano. PRESIDENTE. Il deputato Boato ha facolta` di replicare.  MARCO BOATO. Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo, il Viceministro Franco Danieli, per la sua puntuale risposta e per aver voluto interloquire – al di la` del testo scritto che e` stato, come sempre, predisposto – nella parte iniziale della sua risposta, nel commosso ricordo della figura di Alexander Langer, che ho svolto all’inizio della mia illustrazione.Mi ritengo, per quanto e` chiaramente possibile in pochi minuti di dialogo parlamentare, soddisfatto della risposta, con una parentesi, non dico di perplessita` , ma di cautela – lo capira` , signor Viceministro – sul fatto che cio` che io ho dichiarato un atto ignobile, da parte del rappresentante del Governo italiano venga soltanto identificato come un atto autonomo del Governo olandese, su cui l’Italia non ha nessuna responsabilita` e non e` stata preventivamente informata. Accolgo tale dichiarazione come una garbata presa di distanze, in un tono piu` diplomatico che politico-parlamentare. Avrei preferito qualche parola in piu` , ma conosco quali sono gli aspetti delle relazioni tra i diversi Governi e non avrei voluto creare un incidente diplomatico, anche se ho colto la presente occasione per stigmatizzare quanto e` avvenuto. A questo riguardo, vorrei leggere una brevissima rubrica, Piccola Posta, di Adriano Sofri, pubblicata il 9 novembre del 2006 sul quotidiano Il Foglio, perche´ in poche parole esprime tutto su tale argomento:« Nel 2002, a distanza di sette anni, ’Olanda si vergogno` dell’infamia di Srebrenica e il Governo laburista di Wim Kok si dimise. Cinque anni ancora e il liberale ministro della difesa in carica, Henk Kamp, ha annunciato la concessione di decorazioni al merito a 850 militari dispiegati in Bosnia-Erzegovina, compresi i 350 addetti alla sicurezza dell’enclave di Srebrenica, sotto la protezione ONU, che era diventata il rifugio di migliaia di fuggiaschi bosniaco-musulmani. Quei militari e i loro ufficiali furono o inerti o  complici della selezione di donne e bambini da cacciare e braccare e dello sterminio di 8.000 uomini di ogni eta` , ragazzi e vegliardi compresi, da parte degli sgherri di quel Ratko Mladic che l’Olanda del Tribunale internazionale aspetta ancora invano » (come lei ha ricordato, signor Viceministro). Conclude Sofri: « Tutto si scorda, prima o poi. Prima, tutto si decora di una medaglia al valore ». A tale riguardo, vorrei leggere, solo per concludere questa comune riflessione, qualche parola scritta dalla gia` citata Elvira Mujicic, autrice del libro Al di la` del caos – Cosa rimane dopo Srebrenica, in previsione – e` stata scritta pochi giorni fa – del prossimo 11 luglio: « L’11 luglio e` il giorno del dolore collettivo, il giorno in cui immagini di qualche telegiornale mostrano tanti volti radunati insieme a seppellire ossa trovate nel corso dell’anno. Il dolore individuale è tutti gli altri giorni dell’anno, a telecamere spente. L’11 luglio e` il giorno delle promesse, delle scuse, delle accuse. E` il giorno in cui il revisionismo viene messo a tacere dalle bare che sfilano, nelle quali leggere ossa raccolte forse riposano. E` il giorno in cui tutto il mondo si indigna per quello che e` successo, ma se per caso viene emessa qualche sentenza a marzo, nessuno se ne cura, perche´ l’11 luglio e` lontano. E se qualche criminale ancora passeggia libero e venerato, solo l’11 luglio qualcuno azzarda la promessa di prenderlo nel volgere di poco. Poi le luci si spengono e la violenza torna nel dimenticatoio; l’ingiustizia diventa di nuovo tollerabile e altri morti sensazionali riempiono le pagine dei giornali, fino a quando non diventeranno noiosi anche quelli, ma ce ne saranno di nuovi ». Lei ha ricordato, signor Viceministro, una serie di iniziative, facendo bene a farlo e mi fa piacere che venga consegnato anche agli atti parlamentari e all’attenzione di chi ci possa ascoltare o leggere. Vorrei a mia volta, per concludere, signor Presidente, ricordare, sempre nello spirito della  cllaborazione di cui ha gia` parlato il Viceministro Danieli, che dal 27 agosto al 1o settembre si svolgera` un’iniziativa denominata International Cooperation For Memory a Srebrenica. Sara` una settimana internazionale di dialogo dedicata alla memoria, aperta alla partecipazione di membri di istituzioni rappresentative, studiosi, ricercatori, giornalisti, artisti, animatori culturali e studenti, provenienti sia dall’area balcanica, sia dell’Europa. Questa settimana internazionale si collochera` all’interno del progetto « Adopt Srebrenica », che nasce da una lunga tessitura di relazioni fra la fondazione Alexander Langer Stiftung di Bolzano e l’associazione Tuzlanska Amica di Tuzla (Bosnia-Erzegovina), con un coinvolgimento attivo anchedelle municipalita` di Srebrenica e di Pescara, nonche´ di amministrazioni pubbliche, centri di ricerca storici e associazioni di volontariato italiane e internazionali, e avra` come obiettivi a lungo termine la promozione di un processo di confidence building, di dialogo interculturale e di promozione di una cultura di pace e convivenza e di creazione di una memoria storica condivisibile; inoltre, avra` come altro obiettivo la creazione a Srebrenica di un centro internazionale di ricerca, documentazione, studio e formazione per l’analisi, la prevenzione e la gestione dei conflitti di carattere etnico e religioso, in modo da diventare un luogo di incontro, di scambio e di confronto permanente per i giovani sia della Bosnia-Erzegovina – in particolare, di Srebrenica – sia per gruppi di visitatori internazionali. Credo, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, che sia stato giusto e utile che oggi, in quest’aula, in un dialogo fra Governo e Parlamento abbiamo trovato l’occasione di ricordare, in modo non rituale o liturgico ma in prospettiva, anche per quanto riguarda l’impegno attuale e del futuro, la terribile strage, il genocidio di Srebrenica, avvenuto dall’11 al 19 luglio del 1995.   

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