Fondazione Alexander Langer Stiftung ETS
Via Bottai, 5, 39100 Bolzano (BZ), Italia

Excursus Premi Langer dal 1997 al 2023

Premio internazionale Alexander Langer

di Gianni Tamino

Sono ormai 26 anni che la Fondazione assegna il premio Langer, e in questi anni ci sono stati 22 premiati, tenuto conto di alcuni momenti di difficoltà ed in particolare del periodo di inattività dovuto alla pandemia di Covid 19. Invito comunque per chi voglia approfondire tutte le caratteristiche dei premiati di andare al sito della Fondazione.

 

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Il filo rosso che unisce le destinatarie e i destinatari del premio Alexander Langer dal 1997 al 2018

Compagne e compagni di strada

di Anna Bravo

Se si guarda alle premiate e ai premiati dalla Fondazione Langer, ci vengono incontro persone che, con il loro  impegno per la pace, la libertà, la giustizia, la salvaguardia dei diritti umani, dell’ambiente, delle specie, avrebbero potuto essere compagne di strada di Alex, e in qualche caso lo sono state. Persone che hanno il talento di agire i conflitti con lo spirito della nonviolenza, di guardare con amore al mondo del senziente non umano, di costruire ponti fra realtà contrapposte - senza dimenticare mai la più ovvia, la più lungimirante e spesso trascurata delle considerazioni: un ponte si regge su due sponde, e identificarsi solamente con una perché ci sembra la più debole è uno sbilanciamento esiziale, che rende arduo ogni dialogo con l'altra, all'apparenza meno sofferente.

Grazia Barbiero: presentazione libro "Il premio Alexander Langer alla Camer dei Deputati 1997-2017

Credo che tra le pagine del libro edito dalla Camera dei deputati, e da me curato, ce ne sia una che meglio, più sinteticamente e forse con maggiore chiarezza delle altre, illumina, fa vedere il senso del grande lavoro svolto per dare vita al Premio Internazionale Alexander Langer. Una pagina sola dove le parole latitano e dove si cede il passo a segni grafici: è “la mappa del coraggio” dove i puntini marcano i luoghi di origine delle premiate e dei premiati. Si va dall’Algeria della prima donna condannata a morte dal fondamentalismo islamico, Khalida Toumi Messaoudi, figura di primo piano della resistenza democratica, al Ruanda di Jacqueline Mukansonera e Yolande Mukagasana. All’apice del massacro di ottocentomila cittadini di quel Paese, nel 1994, la Tutsi Yolande e la Hutu Jacqueline si conoscono appena ma Jacqueline si assume il compito di salvare Yolande da morte sicura, a rischio della sua vita. Audace, inventiva, coerente: è andata controcorrente, ha saltato il muro della sua appartenenza etnica non per tradire le sue radici ma per salvare la vita a quella che sulla carta era la sua nemica. Genocidio da non archiviare nella nostra memoria europea. La prima donna a varcare la soglia del Parlamento italiano per l’assegnazione del Premio Alexander Langer è stata Khalida Toumi Messaoudi. Quando arriva a Roma e poi a Bolzano, sulla sua testa pende la condanna a morte inflittale dal verdetto integralista. Berbera, capelli rossi e pelle bianchissima, entra nella Sala del Cavaliere, sontuosa ma senza cattedra né palco, dove tutti – dagli ospiti d’onore ai rappresentanti delle Istituzioni- stanno seduti in circolo a parlare e ad ascoltare. Pronuncia parole non dimenticabili: “In Algeria le donne sono come gli ebrei per i nazisti, simbolo di una differenza da annientare con ogni mezzo. Diversità fisica prima ancora che mentale. Ecco perché gli integralisti pretendono di nascondere le donne, di velarle, di far scomparire la differenza nella loro fisicità”. Solamente da pochi giorni è finita la lunga clandestinità. Ha 39 anni, è una matematica, e quattro anni della sua vita li ha trascorsi costretta ad inventarsi un nascondiglio, a dormire, notte dopo notte, in un letto non suo per evitare di trasformarsi in un bersaglio troppo facile! E’stata eletta da pochi giorni – a dispetto di molti - nel Parlamento algerino. Ha incassato così una formidabile garanzia formale; per i suoi carnefici tutto sarebbe stato più difficile. Dall’Algeria e dal Ruanda, si passa al Sud Africa, alla Somalia, alla Serbia e al Kosovo, alla Bosnia Herzegovina, alla Polonia, a Israele e Palestina, alla Cina, all’Indonesia, all’Iran, ad Haiti, all’Ecuador, alla Tunisia, a Lesbo, in Grecia, e all’Italia. Tutto inizia più di vent’anni fa, nel 1997. Marco Boato, deputato della Presidenza, propone al Presidente della Camera, Luciano Violante di adottare il Premio Internazionale Alexander Langer. Le deputate dell’Ufficio di Presidenza scelgono di esserne le promotrici insieme al Presidente della Camera. Io ne curo l’edizione e lo farò per tutti gli anni a venire. I Presidenti delle legislature successive - Pier Ferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini, Laura Boldrini e quest’anno Roberto Fico - decidono di dar seguito all’iniziativa.

Se si guarda alle premiate ed ai premiati, ci vengono incontro persone che con il loro impegno per la pace, la giustizia, la salvaguardia dei diritti umani, dell’ambiente, della specie, stanno sulla strada di Alexander Langer. “E’una bella e interessante eterogeneità – osserva nel libro Anna Bravo, storica, componente del Comitato Scientifico della Fondazione Alexander Langer/Stiftung - ma soprattutto è una conferma che non esiste una ipotetica “personalità altruista”, un “tipo umano” predisposto al bene. Esistono, piuttosto, persone che scelgono il bene e continuano a sceglierlo di fronte a determinate situazioni, in primo luogo nell’incontro empatico con la vulnerabilità di chi soffre per l’ottusa banalità del male, per gli effetti della devastazione e dello sfruttamento, per l’avarizia del mondo di fronte all’enormità della tragedia delle migrazioni, per le guerre e il terrorismo. Mi sembra questo il punto di contatto più spiccato, che si intreccia al registro della cura, la virtù quotidiana cara a Todorov, la virtù di chi guarda agli esseri umani prima che alle ideologie e ai programmi cosiddetti complessivi”. Oggi, con i migranti fermati al Brennero o a Ventimiglia, con reticolati alzati, muri promessi, odio praticato, con il trionfo di politiche grette che respingono e non fanno incontrare, con l’esplosione delle guerre etniche e di religione, con il Mediterraneo diventato un grande cimitero come ha denunciato Papa Francesco, sono davvero profetiche le parole di Alexander Langer, appena lette da Rita Bonaga. Occuparsi del prossimo non è cosa facile in un mondo grande e terribile, in un’epoca di passioni tristi, di frammentazione sociale, di solitudini e di egoismi. Alexander Langer ci ha ricordato che i diritti umani sono universali e che debbono vivere nelle differenze di genere, etnia, territorio, cultura, latitudine. I diritti umani non sopportano alcun relativismo etico, richiedono cogenze e coerenze al diritto internazionale. Ma, soprattutto, essi vivono sull’esempio e sull’impegno di donne e uomini, oscuro per i media. Il Premio Internazionale Alexander Langer, raccontato nel libro - in lingua italiana e in lingua inglese grazie alla preziosa collaborazione di Umberto Cini – con il suo carico di dolori e speranze, con l’urgenza di riparare il mondo, con la staffetta tra generazioni e paesi diversi, trova qui, oggi, e l’ha trovato per vent’anni, un luogo degno per essere proposto all’attenzione di tutti. Alexander Langer, nei suoi quarantanove anni, è corso da un posto all’altro senza mai fermarsi. Sceglieva i luoghi dove accadevano le cose grandi della storia come la Praga del disgelo, l’Albania della grande emigrazione, Israele e il suo disperante conflitto o Rio de Janeiro quando nel 1992 le nazioni Unite organizzarono la conferenza mondiale su ambiente e sviluppo. Ma preferiva realtà meno appariscenti, dove pochi erano disposti ad intervenire e dove ad essere protagonisti erano in prima persona gli individui. Questo ininterrotto peregrinare aveva, però, un luogo di elezione in cui Langer faceva sempre ritorno: il Sudtirolo-Alto Adige delle sue origini, terra trilingue, che sin da ragazzo era stata la sua scuola, il posto dell’impegno per la convivenza arricchente tra diversi. Il luogo in cui era stato consigliere provinciale e regionale, quando alternava, parlando, la lingua tedesca a quella italiana, suscitando diffidenza e un po’di scandalo. A Bolzano, insieme ad altri, aveva fondato significativamente, la rivista “ Die Bruecke”, il ponte, alla fine degli anni Sessanta. In questa terra ha imparato che il viaggio è andare verso gli altri, muoversi in uno spazio mediano dove è lecito e anche giusto “tradire” la propria parte, non per rinnegarla ma per favorire l’incontro con chi sta compiendo il medesimo sforzo, venendo da altrove. Nel libro si possono leggere le parole di Alexander Langer accanto a quelle degli assegnatari del Premio. Persone che non sono eroine o eroi solitari ma esseri umani che sanno di operare in virtù di un’idea comune: non ci si volta dall’altra parte di fronte al destino degli altri. Non sono volti noti al grande pubblico. Il Premio ha dato loro “luce”, la svelato la bellezza di azioni positive, coraggiose, messe a punto in ogni angolo della terra e generalmente condannate all’invisibilità. Persone, in maggioranza donne, che nei loro Paesi, hanno saltato muri, esplorato frontiere, costruito ponti, mediato tra culture, etnie, appartenenze religiose diverse, suscitando l’attenzione della Fondazione Alexander Langer e del suo Presidente, Edi Rabini. Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, senatrice a vita dal 19 gennaio 2018, ricorda che accanto ad una “memoria del male” c’è una “memoria del bene” da non tradire e insegna ad usare nel modo migliore la storia e la memoria. I volti e le biografie di quanti hanno ricevuto il Premio Langer forniscono allora una rastrelliera di vicende che si possono intendere come “concrete memorie del bene”. Abbiamo un debito nei confronti di queste persone e del senso di responsabilità morale e civile che testimoniano.

(Grazia Barbiero ha curato la redazione del libro)

 

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Edi Rabini: appunti presentazione del libro e dei Premi Langer 2001 e 2018

Ringrazio il Presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, per aver voluto dar seguito a questa per noi preziosa iniziativa, per ricordare Alexander Langer come uno degli interpreti significativi della cultura e della politica italiane ed europee.

Saluto e ringrazio le persone degli uffici competenti che hanno reso possibile questo incontro, a partire dal consigliere capo dell'ufficio del Cerimoniale dott. Mario Di Napoli, al consigliere capo della segreteria del Presidente dott.Antonio Esposito, agli addetti all'ufficio Rapporti Internazionali, all'ufficio Pubblicazioni, all'ufficio Interpreti con i due traduttori oggi all'opera.

Saluto e ringrazio gli ospiti Sami Adwan e Yaara Bar On , Muhanad Alkharaz e Shira Leon Tzchout che sono venuti dalla Palestina e da Israele, le parlamentari ed i parlamentari, le giornaliste ed i giornalisti e tra questi, uno per tutti, Furio Colombo che è stato Presidente del Comitato per i diritti umani in questa Camera, le amiche e gli amici della Fondazione, le signore ed i signori presenti. Un grazie particolare a Radio Radicale che renderà accessibile agli interessati questo appuntamento, a Rita Bonaga che leggerà alcuni passaggi di testi di Alexander Langer,Marina Sereni, Vicepresidente della Camera nella scorsa legislatura e Grazia Barbiero che si è presa cura del libro che oggi viene presentato.

Nel primo anniversario della morte di Alexander Langer, il 3 luglio 1996, fu un gruppo di parlamentari europei, appartenenti a diversi gruppi a proporci l'istituzione di un Premio alla sua memoria, offrendosi di finanziarne la dotazione di 20 milioni di lire, cosa che avvenne fino al termine della legislatura del 1999.

A gestirlo fu incaricata la piccola associazione promossa da Langer stesso nel 1994, con il nome provocante “Pro Europa”. Provocatorio prima di tutto in casa propria, nel gruppo parlamentare Verde che presiedeva allora, attestato su posizioni quasi antieuropeiste, inaccettabili per lui che fin da ragazzo aveva fatto dell'Europa una possibilità di tutela contro i sempre risorgenti nazionalismi.

Venne creato un Comitato Scientifico che fu presieduto da Renzo Imbeni fino alla sua morte nel 2005. Il Comitato scelse nel 1997 di destinare il primo Premio alla femminista algerina Khalida Toumi Messaudi, poi divenuta ministra della cultura, ma costretta allora a vivere in clandestinità nel suo paese per una fatwa emessa dal Fronte islamico di salvezza.

Venimmo a sapere più tardi che l'ultimo intervento di Langer al PE era l'illustrazione, il 29.6.1995, di una mozione in favore delle donne algerine in cerca di asilo:

E in questo le donne in Algeria, organizzate o no che siano, le donne che oggi rivendicano i loro diritti spesso contro un forte pregiudizio, in cui l'essere donna diventa motivo di persecuzione, essere donna e rivendicare diritti politici diventa oggetto di ulteriori discriminazioni, aprendo noi le nostre porte a loro riconoscendole come perseguitate politiche, riconoscendo in loro delle titolari di diritto all'asilo, noi compiamo appunto un investimento democratico, un investimento di ripacificazione verso la società algerina, perché sappiamo bene che la società algerina avrà bisogno proprio di queste risorse per potersi evolvere in senso democratico. Quindi apriamo le nostre porte.”

Venne dalla Presidenza della Camera e dalle parlamentari donne nell'Ufficio di Presidenza, la proposta di ospitare la destinataria di quel Premio e nello stesso tempo di onorare la figura di Alexander Langer. Una tradizione che è poi continuata quasi ininterrottamente fino ad oggi, al di là del colore politico dei Presidenti che si sono succeduti Luciano Violante, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini, Laura Boldrini. Lo racconta splendidamente il prezioso libro introdotto dalla vice-presidente Marina Sereni, e curato con la ben nota passione da Grazia Barbiero che di Langer era stata collega in Consiglio provinciale a Bolzano, all'inizio degli anni '80.

Questo premio rivela una delle caratteristiche originali di Langer: pur sempre in cammino per le strade del mondo ad incontrare persone, gruppi, iniziative civiche trasversali, manteneva un grande rispetto per la funzione del suo mandato e delle istituzioni rappresentative in cui operava. Ed è per questo atteggiamento che le proposte da lui sottoposte al Parlamento europeo hanno spesso ottenuto il consenso delle maggioranze: da quelle sulla conversione ecologica e le biotecnologie ai tempi di Rio 92, e quelle per la costruzione di spazi di dialogo nel pieno della crisi di convivenza che ha insanguinato le regioni dell'ex-Jugoslavia.

 

La storica torinese Anna Bravo ha ben tratteggiato nel libro il filo che unisce i premi assegnati dal 1997 al 2017, come parte di una “geografia del coraggio” . Qui ora voglio solo ricordare le destinatarie e i destinatari che non hanno potuto essere tra noi:

- la madre di Tienanmen Ding Zilin, che con il marito Jiang Peikun, deceduto il 29 settembre 2015, ha dedicato la vita intera a dare un volto e una storia ai morti del 4 giugno 1989;

- i giovani dirigenti del villaggio Ayuub in Somalia, che nel 2008 furono sequestrati e uccisi lungo il tragitto che li portava all'aeroporto di Mogadiscio da dove volevano raggiungere Bolzano;

- la coraggiosa militante iraniana per i diritti umani, Narges Muhammadi che dal 2009 è stata arrestata, processata e ancora rinchiusa im carcere tra le molte e i molti altri “prigionieri di coscienza”.

 

Interventi di Marina Sereni e Grazia Barbiero...

PRESENTAZIONE del Premio 2001 e interventi di Sami Adwan e Yaara Bar On

Dan Bar On era venuto a Roma con Sami Adwan l'11 ottobre 2001, ad un mese di distanza dell'attentato alle Torri gemelle . Ricordo l'emozione e il lungo applauso dell'aula quando fu annunciata la loro presenza. Ricordo quando in momenti diversi misero la loro esperienza al servizio delle donne e dei ragazzi di Tuzla e Srebrenica.
Dan Bar On è morto il 4 settembre 2008, 10 anni fa. Sami Adwan e la figlia Yaarah ricorderanno il suo e loro impegno perché dessero frutti le speranze alimentate dallo studio vicendevole della “Storia degli altri”, un libro pubblicato in Italia dalla rivista Una città di Forlì che ne fece oggetto di studio in numerose scuole italiane.

 

  • Yaarah Bar On

Yaarah Bar On è presidentessa del College ORANIM, uno dei più importanti centri universitari israeliani che promuove un’educazione e uno sviluppo di Israele basato sull’eguaglianza e su una società equa. Negli anni, la professoressa Bar On ha svolto ricerche sulla teoria femminista e il pensiero sociale per diverse università israeliane, pubblicando numerosi libri e promuovendo uno studio culturale (non religioso) della tradizione. È figlia di Dan Bar On, psicologo sociale, co-fondatore del PRIME e assegnatario del Premio Internazionale Alexander Langer nel 2001.

  • Sami Adwan

Sami Adwan già professore alla Università di Betlemme e co-direttore del PRIME (Istituto di Ricerca per la Pace del Medio Oriente). Nel 2001, assieme a Dan Bar On, ha ricevuto il Premio Internazionale Alexander Langer, per il suo contributo al progetto “La storia dell’altro”, una libro didattico per le scuole scritto da un gruppo misto di israeliani e palestinesi. Il suo lavoro come educatore e esperto di questioni palestinesi lo ha portato a collaborare con diversi istituzioni, istituti e università internazionali.

 

(Breve eventuale citazione motivazioni 2001).

 

Sami Adwan e Dan Bar On con il loro lavoro comune e con la fondazione del PRIME dalla fine del 1999, hanno dato un esempio pratico del fatto che la collaborazione fra gli appartenenti ad entrambi i popoli rappresenta il solo modo praticabile per uscire dal conflitto attuale tenendo conto di valori umani, democratici e ambientali. Con il loro lavoro concreto, svolto con grande impegno nonostante le crescenti difficoltà degli ultimi mesi e esponendosi a gravi rischi personali, assistiti da altre donne e altri uomini palestinesi e israeliane/i, Sami Adwan e Dan Bar On continuano a credere nella possibilità di trovare soluzioni democratiche ed ecologicamente-sostenibili per questa regione contesa”.

 

PRESENTAZIONE PREMIO 2018 e Interventi di Muhanad Alkharaz e Shira Leon Tzchout

Il Premio Alexander Langer 2018 ai progetti di collaborazione ambientale tra israeliani e palestinesi promossi dall’Istituto per le Scienze Ambientali ARAVA ha una lunga gestazione. Nasce dall'interno di un percorso avviato con la Fondazione dal 2016 che ci ha portato lungo le due coste della Rotta Adriatica, alla ricerca di buone pratiche di conversione ecologica dell'economia, del lavoro, degli stili di vita, ispirati da alcuni testi di Alexander Langer, ripresi e commentati nel libro “Una buona politica per riparare il mondo”, edito dalle edizione del Cigno di Legambiente. Quattro incontri a Isola del Piano nelle Marche, Pescara, Trieste/Pirano, Melpignano, guardando ad un secondo ciclo avviato in Albania, Bosnia Erzegovina, Istria italiana, slovena e croata. In luoghi cioè dove non può essere separata la promozione di un vero dialogo con la terra da quello per la promozione di spazi di convivenza.

Convivenza anche con le persone migranti che in diversi luoghi sono divenute il motore per il recupero e la valorizzazione di terre abbandonate, come è successo nel Comune di Riace del sindaco Domenico Lucano, arrestato oggi, nel giorno che precede la giornata nazionale della memoria e dell'accoglienza. A lui va tutta la nostra solidarietà.

Per questo ci ha interessato molto conoscere e incontrare il lavoro svolto dall'Istituto per le Scienze Ambientali Arava, che ha voluto farsi rappresentare qui da due giovani “alumni”, impegnati a promuovere il bisogno di convivenza tra gli umani e quello del dialogo con la terra.

“Pace tra gli uomini e con la natura” ripeteva Alexander Langer.

L'abbiamo titolato “Umwelt und Menschlickeit – Una terra in dialogo” questo ciclo d'incontri che inizia oggi e continua tra Bolzano ed Assisi, con i nuovi entrati nella famiglia dei Premi Langer:

Breve anticipazione delle motivazioni:

L’Istituto Arava si è fatto costruttore di ponti, promuovendo la collaborazione transfrontaliera in ambito ambientale, come contributo concreto, dal basso, per l’individuazione e la soluzione di problemi comuni, nella convinzione che il conflitto non si possa risolvere prendendo di petto i nodi più spinosi e simbolici, ma si possa almeno smontare iniziando dalla soluzione di questioni trasversali, comuni a tutti gli abitanti di un territorio, indipendentemente dai confini che separano gli stati e non meno i membri delle stesse società.

Dove il dialogo è interrotto, ed anzi non è mai iniziato, il primo passo è la sua costruzione. La creazione di gruppi e spazi misti è tutt’altro che scontata in quei territori, e mette gli studenti a contatto, spesso per la prima volta nella loro vita, con realtà, prospettive e sensibilità profondamente diverse rispetto alle proprie. Solo attraverso questo percorso di conoscenza di se stesso attraverso l’altro, e della società attraverso il dialogo, è possibile creare la base comune che può portare alla soluzione di problemi e, nel lungo periodo, al superamento dei conflitti..

Ora il Premio ritorna in Israele e Palestina, facendosi cassa di risonanza del messaggio di Arava, che ricalca quello di Alexander Langer: la cura dell’ambiente, in una terra in conflitto, diventa cura dell’umanità attraverso il dialogo. Ad oggi sono oltre mille gli studenti che hanno frequentato i corsi di Arava. Sono loro i moltiplicatori delle idee e del metodo, e i creatori di soluzioni. Il premio è un riconoscimento al loro lavoro, ma anche un incoraggiamento a tutti coloro che cercano vie innovative per superare gli ostacoli del conflitto risolvendo, non creando problemi.

Muhanad Alkharaz

Muhanad Alkharaz ha frequentato i corsi dell’Istituto Arava dopo la laurea in Ingegneria idraulica alla An-Najah National University, Nablus, Palestina. L’esperienza all’Istituto Arava gli ha permesso di maturare come professionista e come persona, grazie al confronto con studenti e professionisti di diversa provenienza. Muhanad ha proseguito i suoi studi negli USA, per poi tornare in Palestina e continuare a cercare soluzioni innovative per migliorare la qualità dell’acqua.

 

Shira Leon Tzchout – ex alunna dell’Istituto Arava

Shira Leon Tzchout ha studiato all’Istituto Arava nel 2003, quando aveva 21 anni, subito dopo aver assolto all’obbligo di leva militare con l’esercito israeliano. L’anno accademico passato all’Istituto ha impresso alla sua vita una nuova direzione, personale e professionale, incentrata sulla tematica ambientale. Shira ha lavorato per EcoPeace Middle East e ora si occupa di promozione di uno stile di vita sostenibile nel suo comune di residenza.

Conclusione:

Tra i premi significativi vorrei citare, per ragioni personali e familiari, quello del 2013 ai “Donatori di musica”, che organizza da 10 anni regolari stagioni di concerti, con musicisti prestigiosi, nei reparti ospedalieri ed in particolare in oncologia. Ricordo la bella presentazione del premio e il concerto in questa stessa aula.
Credo sia uno dei tanti rami ancora fruttuosi in cui si è diffusa la concreta utopia di Franco Basaglia. E' quell'ARTE DEL PRENDERSI CURA, che testimoniano tutti e tutte le destinatarie del Premio Langer, e di cui tutte e tutti avremmo il desiderio di beneficiare.

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