Irfanka Pašagić
Irfanka Pašagić (1953-2023), psichiatra di Srebrenica, non ha mai conosciuto personalmente Alexander Langer – lui morì nel 1995, l'anno stesso del genocidio che segnò per sempre la sua città. Eppure il loro legame è profondo. Deportata da Srebrenica nell'aprile 1992 durante una delle prime ondate di pulizie etniche, Irfanka si rifugiò a Tuzla, la città interetnica che Langer aveva "adottato" e sostenuto come modello di convivenza nei Balcani devastati dalla guerra. Nel 2005 le fu assegnato il Premio internazionale Alex Langer per il suo instancabile lavoro con Tuzlanska Amica, l'associazione fondata nel 1993 che ha dato una famiglia a oltre 850 bambini e aiuto a migliaia di persone traumatizzate. Come Langer, Irfanka praticava il "passare le linee": creò team mobili per andare a cercare i casi più difficili e nascosti tra i 250.000 profughi del distretto. Come lui, rifiutava gli stereotipi etnici e credeva nella responsabilità individuale. Come lui, costruiva ponti concreti – tra Bosnia e Italia, tra passato e futuro – attraverso adozioni a distanza "ravvicinate" che incoraggiavano l'incontro diretto tra famiglie. Il suo motto era lo stesso spirito di Langer: "vieni a vedere". Non rancore, ma ascolto. Non divisioni etniche, ma umanità condivisa.