pro dialog
Fabiana Martini: se il chicco di grano non muore....

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto. Gv 12, 24

Stamattina nella chiesa parrocchiale di Villa Carsia a Opicina abbiamo dato l’ultimo saluto a Marino Vocci. Ma ultimo saluto è solo un modo di dire, perché tutti noi che l’abbiamo conosciuto e amato sappiamo che continueremo a incontrarlo e a incontrarci sui molti ponti che non si è mai stancato di costruire. Perché creare legami, tessere fili, promuovere il dialogo è sempre stata la sua attività principale: non sono i martelli ma gli incontri e i confronti che fanno cadere i muri, il riconoscersi diversi ma uguali senza prevaricazioni. È la via del noi insieme a voi, quella che Fulvio Tomizza chiamava la “catena delle minoranze”, vale a dire dal suo punto di vista una parità solidale tra triestini italiani, triestini sloveni, istriani profughi, istriani rimasti nelle terre cedute, istriani sloveni e istriani croati.
E continueremo a incontrarlo ogni volta che contempleremo il nostro Golfo o calpesteremo la terra d’Istria: una terra, quella istriana, che Marino ha percorso e fatto conoscere a tanti, dandone un’immagine solare, aperta, accogliente (come la sua casa in Caldania), non rancorosa, in una parola bella. Ma bella per lui era tutta la Terra: una ne abbiamo a disposizione e dobbiamo tramandarla ai nostri figli.
E continueremo a incontrarlo ogni volta che vivremo la politica, alla quale Marino ha dedicato tanto tempo e passione, come un servizio nei confronti di tutte le cittadine e i cittadini, scegliendo gli interessi generali e non quelli particolari.
E ogni volta che spezzeremo le parole di Alex Langer, il politico che Marino ha amato di più: colui che l’ha ispirato nel suo impegno civile, nel suo lavoro in difesa dell’ambiente, nel suo essere uomo di frontiera capace di andare oltre i confini.
E ogni volta che praticheremo l’ospitalità, aggiungendo un posto alla nostra tavola ma soprattutto aprendo il nostro cuore e facendo spazio all’altro attraverso la condivisione di buon cibo, che per Marino era il luogo dell’incontro per eccellenza: piacere e convivialità, dono e scambio, identità e memoria e soprattutto cultura.
E ogni volta che incroceremo lo sguardo di quelle splendide donne che sono sua moglie Liliana, sua figlia Martina e sua figlia Eva. La sua squadra: quella che condivideva i suoi obiettivi e gli dava forza.
Ogni volta che continueremo in ciò che è giusto, coltivando quel bene che Marino ha seminato. Un bene abbondante come evidenziato stamattina dal celebrante, che ha detto: «Non ho conosciuto Marino, ma la vostra numerosa presenza qui oggi testimonia il bene che ha fatto».