pro dialog
Marino Vocci: Srebrenica e Alex Langer, 10 anni dopo

Non poteva essere che Gorizia a ricordare Alexander Langer, in questo 2005 che è il decimo anniversario del suo ultimo viaggio, ma anche l’anno della sconvolgente strage di Srebrenica. Lo ha fatto nei primi quattro giorni di dicembre , con una serie di appuntamenti diversi e tutti importanti e dedicati a Langer profeta della nuova Europa. Gorizia non Trieste, perché Gorizia ha saputo abbandonare le tendenze “necrofile” e non farsi travolgere da un passato che qui in queste nostre terre di confine sembra non voler passare mai. Una città che è anche uno degli esempi positivi di integrazione e per queste ragioni è il simbolo dell ‘Europa che si ricompone nell’Unione Europea che si è allargata a 25 Paesi. Gorizia perché ha un bravissimo e stimato presidente della provincia Giorgio Brandolin, che forse proprio per questo (perché è bravo e anche amato) molti vorrebbero mettere da parte ed anche un intelligente Assessore alle politiche transfrontaliere l’amico Marko Marincic.

Gorizia è stato il luogo nel quale riflettere a più voci e con approcci diversi sul tema dell’identità, del ruolo delle donne, della cultura del dialogo e del plurilinguismo e dei tanti confini che purtroppo ancora oggi resistono. E’ stato molto utile ascoltare le esperienze degli altri in merito al tema dell’identità fluide, mobili, plurime e ibride. Soprattutto della loro difficoltà di affermarsi, svilupparsi e consolidarsi in particolare , ricorro ad una metafora usata dal Consigliere regionale verde del Sudtirolo Riccardo dello Sbarba, in un territorio a lungo conteso: un territorio quello sudtirolese così come anche quello del nostro confine orientale, dove alternativamente ci sono stati vincitori e vinti. Dove spesso il vinto è in attesa e sogna a lungo la rivincita. Luoghi quindi dove tende a consolidarsi una società bloccata, che spesso nega l’affermazione del pieno diritto di cittadinanza ed è estremamente difficile. Per Bolzano si è parlato di una vera e propria cittadinanza amputata da … proporzionale etnica. In generale una cittadinanza e un’identità che trovano grande difficoltà ad affermarsi completamente e compiutamente e favorire un’appartenenza piena, con pari diritti e pari doveri in un territorio plurale. Da qui la necessità, per i “territori contesi”, di privilegiare , scegliere come ha fatto Alex, le “terre di nessuno” i “non luoghi” trasformandoli in luoghi d’incontro, confronto, scambio, contaminazioni e integrazioni.Tutto ciò significa vedere il confine come una soglia e non come muro/barriera e quindi questi nostri territori come un mosaico policromatico che necessita di grande attenzione, conoscenza, coerenza e lungimiranza per essere letto, interpretato e governato. Per questi motivi a Gorizia si è sentita la necessità di favorire e valorizzare gli strumenti del dialogo, non delle reciproche chiusure ed egoistiche autosufficienze e di costruire insieme Ponti, Cerniere, Most e Brucke. Partire da Alex Langer , per recuperare alcuni valori dimenticati e dare voce alle passioni, agli entusiasmi , ai sentimenti e alle emozioni. Un politico e in particolare un uomo vero generoso e lungimirante, che si spendeva, si immergeva tutto e ancor di più, in tutte le cose che faceva , ma allo stesso tempo sapeva vedere e cogliere quello che gli era vicino e anche lontano. Era un vero e proprio occhio aperto sulla realtà, che sapeva soprattutto mettersi nella condizione di cogliere le ragioni dell’altro. Era poi soprattutto una fonte inesauribile di frammenti di speranza e di pensieri intensi. Un uomo che pur essendo profondamente cosciente della difficoltà di essere portatori di speranza, ha continuato fino al 3 luglio 1995 ad essere messaggero e “contrabbandiere” di idee e di valori. Con l’obiettivo di abbattere i muri delle reciproche ignoranze, diffidenze, indifferenze , sospetti, sfiducie e stereotipi e costruire ponti di incontro dialogo, confronto e scambio. Molti sono stati gli stimoli e le riflessioni nella quattro giorni goriziana. Se vogliamo ricostruire questa nostra Europa del dopo 1989, del dopo 1 maggio 2004 e dei tanti dopo che dovranno ancora venire, dobbiamo partire da quanto detto e scritto con sapienza e lungimiranza da Alex. Ed anche da quello che in questi ultimi anni si è discusso a Bolzano nel corso dei diversi incontri di Euromediterranea. Manifestazione dedicate a Langer e organizzate dalla fondazione a lui intitolata che , da alcuni anni nella prima settimana di luglio, ha visto diventare Bolzano un punto di riferimento importante. Un’occasione per ragionare e progettare insieme un Europa più aperta, più giusta e soprattutto più desiderabile, non solo un ‘Europa economica. Un’Europa da ricostruire dopo le devastanti tragedie del secolo breve appena trascorso. Partendo da Euromediterranea, ma anche dalle esperienze e dalle memorie positive di queste nostre terre di fughe e di approdi e soprattutto da quanto detto a Gorizia. Ascoltando a Gorizia Marco Boato, che parlava di Alex autista generoso di un scassatissima Wolkswagen in viaggio dall’Italia verso la Norvegia attraverso l’Europa degli Anni Sessanta, mi sono venute in mente le parole di ricordo, scritte da un altro grande amico di Alex , Gad Lerner. Gad recentemente ha voluto ricordarlo così . “… Alex aveva avuto la fortuna di affinare da ragazzo quella sua preziosa esperienza di testimone e di frequentatore delle diversità. Trent' anni fa avevo incontrato quel volto da coniglio trafelato nella sede nazionale di Lotta continua, in via Dandolo a Roma . Me ne restavo timido e trattenuto al cospetto di dirigenti ancora giovani, ma che percepivo molto più vissuti di me. Alex era fra i più autorevoli, eppure veniva a cercarmi e per primo mi invitava a fare i conti con la molteplicità delle mie appartenenze. Gliene sarò grato per tutta la vita.” Anche noi. Presto è Natale la festa della Comunità della famiglia, della nascita e della speranza e la nostra grande speranza per il futuro, sono i giovani. Quelli che recentemente si sono assunti la responsabilità di guidare il futuro della Fondazione Alexander Langer e ai quali va assicurato tutto il nostro sostegno e soprattutto tutta la nostra riconoscenza e il nostro affetto e quelli ascoltati a Gorizia. Giovani che quando sono accompagnati nel loro percorso di crescita, di formazione e quindi di vita da buoni maestri come Michele Gangale , devono essere davvero visti direi accolti e non solo strumentalmente e retoricamente , come il nostro futuro. Perché ci portano parole fresche e nuove, parole che ci permettono di metterci tutti in viaggio e riprendere un viaggio lentius, profundius, suavius e camminare insieme verso un domani comune. Ecco le parole di due di questi giovani del Liceo Scientifico “Buonarroti” di Monfalcone, Enrico Magrin: “Il confine a volte è stato per me anche qualcosa di affascinante , per il carattere misterioso di quella lingua, della lingua dei vicini, così diversa dall’italiano” e Mattia Altran: “Ho avuto la fortuna di crescere con l’idea di essere né totalmente italiano, né sloveno, ma di aver ricevuto vari elementi dalle varie culture familiari e di non aver percepito il confine, ma non per questo non mi sono legato ai luoghi in cui sono nato; ma tale legame con il territorio natio non deve pregiudicare il dialogo e la collaborazione con chi vive in un paese diverso dal mio, ma anzi stimolare una curiosità volta a esplorare l’esterno, a uscire, a visitare luoghi e genti nuove, senza il bisogno di mostrare carte d’identità, senza bisogno di polizie e di barriere”.

Porti il Natale in tutte le Vostre case, ciò che più vi sta a cuore