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Austria: multe e confische di oggetti personali ai migranti. La storia ai Abdul entrato per sbaglio nel Paese

Abdul, nome di fantasia, è ospite presso un centro di accoglienza in una valle dell’Alto Adige. A maggio Abdul decide di andare a trovare degli amici che sono accolti presso una struttura sita in un’altra vallata. In linea d’aria la distanza è breve, ma il tragitto che si snoda tra valli e passi è abbastanza lungo e prevede diversi cambi di treno. Il ragazzo non è abituato a usare i mezzi di trasporto ed in uno di questi cambi compie uno sbaglio: sale su un treno diretto al Brennero, convinto di andare verso Brunico.

Giunto al confine, probabilmente spaesato, prosegue in direzione nord e sale sul primo convoglio disponibile, che si dirige a Innsbruck. La polizia italiana di frontiera non si accorge di lui, ma in territorio austriaco tutti i treni che si dirigono verso nord, a differenza di quelli in direzione sud, vengono ispezionati: alla prima stazione dopo il confine, Gries am Brenner, le forze dell’ordine austriache controllano che le persone con tratti somatici non europei abbiano i documenti necessari per poter entrare, o transitare, in Austria. Succede puntualmente anche il giorno in cui Abdul è sul treno. In possesso del solo permesso di soggiorno per richiesta asilo, il ragazzo viene fatto scendere e portato in Gendarmeria.

Dopo una serie di controlli, gli vengono posti sulla scrivania dei fogli da firmare. Sono scritti in tedesco, ed è assente un traduttore. Il ragazzo non ha idea idea di cosa siano e non può fare altro che firmare. L’unica copia di documento che riceve è quella della “Bescheinigung über eine vorlauefige Sicherheitsstellung”, ovvero l’attestazione della confisca temporanea: Abdul deve pagare una multa di 100 euro, ma non avendo soldi con sé, gli viene confiscato il cellulare come garanzia del pagamento.

La multa si riferisce all’ingresso irregolare in Austria ed è flessibile: il suo importo non è fisso, ma può variare da 100 a 1000 euro, secondo quanto si legge nel paragrafo 120 comma 1 della Fremdenpolizeigesetz (FPG) del 2005. Di fatto varia a seconda dei soldi in contanti o degli averi che un migrante possiede. E’ una ammenda discrezionale, a volte ammonta a 100 euro, altre a 150 euro, alle volte è anche più alta, solitamente corrisponde alla metà della cifra che una persona possiede. In questo caso il cellulare di Abdul è stato valutato per il valore di 100 euro, guarda caso quanto l’importo della sanzione.

A novembre dovrebbe entrare in vigore una versione modificata del paragrafo 120 comma 1c FPG, per la quale chi entra o si trattiene in modo irregolare in Austria sarà punibile con un’ammenda da 5000 a 15000 euro e in caso di non esigibilità della contravvenzione verrà punito con l’incarcerazione sino a sei settimane. Al termine della procedura, il ragazzo viene consegnato dalle forze dell’ordine austriache a quelle italiane.

“Capita che ci vengano consegnati migranti ai quali hanno sequestrato tutto, persino gli indumenti personali”, ci conferma il comandante della Polfer italiana intervistato al Brennero durante un’azione di monitoraggio. “La normativa austriaca prevede una sanzione pecuniaria per l’ingresso e transito irregolare - continua il comandante - ma ci dovrebbe essere un limite e qui si va ben oltre. Da noi questo non succede”.

Pochi giorni dopo l’avvenimento, quando abbiamo conosciuto Abdul e raccolto la sua storia, ci siamo chiesti come potrà riuscire a recuperare il suo cellulare. Dovrà necessariamente pagare la multa, non vi è altra strada. Oppure potrà scegliere di non pagarla, perdendo però il telefono. In quel dispositivo elettronico, come in quello di tutti i suoi coetanei italiani e austriaci, c’è una grande parte della sua vita passata e attuale: fotografie di familiari e amici, numeri di telefono, copie di documenti fotografati, i ricordi e la sua musica preferita. E la possibilità di poter accedere ad internet, per comunicare con familiari nel paese d’origine, con amici e conoscenti in Italia ed Europa. Il web è forse l’unica dimensione stabile nel mondo precario dei migranti: senza Internet la loro esistenza è in dubbio, perché non sono rintracciabili e le famiglie non possono più sapere dove sono, se sono vivi o morti. La rete è l’unico spazio, anche se virtuale, dove poter lasciare notizia di sé.

Abdul sceglie perciò di pagare. Non vuole perdere un pezzo di sé, i preziosi contatti e documenti contenuti nel telefono. Ma c’è un altro inghippo: anche volendo Abdul non può recarsi a pagare la multa e recuperare il cellulare. Non può entrare in Austria visto che non ha i documenti necessari. Tanto più che il suo telefono dalla Gendarmeria di Gries am Brenner è stato depositato nella Direzione di Polizia ad Innsbruck. Come potrebbe un richiedente asilo in questa situazione esercitare un suo diritto che in questo caso è anche un dovere? Come recuperare quel cellulare visto che non esiste un accordo di collaborazione tra le polizie di frontiera in tal senso?

Questa volta la storia ha un “lieto” fine: grazie ai contatti di Antenne Migranti con una associazione di consulenza legale di Innsbruck si trova il modo di avere una procura per pagare la multa e riprendere il cellulare. Ma cosa sarà stato spiegato a tutti gli altri migranti che hanno vissuto la stessa esperienza? Cosa avranno capito? E che possibilità di scelta avranno avuto? Il comandante della Polfer italiana, ad una nostra precisa domanda, ha risposto in modo laconico “la multa è usata come deterrente, e noi non possiamo farci niente”.

Quanto successo ad Abdul, a nostro parere, si configura come un abuso facilitato dal fatto che nonostante si tratti di un confine di Shenghen e siano previsti patti di collaborazione tra gli Stati membri e le polizie, nella realtà questa collaborazione è messa in atto solo per pattugliare i treni e le stazioni e rimpallarsi i migranti senza titolo di viaggio.