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Salvatore Saltarelli: sicurezza e degrado nel comune di Bolzano, alcune riflessioni sulle prospettive future in tema di migrazioni.

La sicurezza del territorio viene garantita anche attraverso scelte oculate di politica sociale: sostenere che il problema sia solo una questione di ordine pubblico è fuorviante e pericoloso; altrettanto pericoloso è pensare che al sindaco spetti solo la semplice “vivibilità” della città. Attraverso le scelte politiche municipali si opera a favore o contro il degrado del territorio e questo è immediatamente percepibile se spostiamo il ragionamento nell'ambito dell'accoglienza dei richiedenti asilo e dei profughi.

Il monitoraggio nell'ambito del progetto Antenne Migranti ci tiene costantemente aggiornati su quanto accade sulla rotta del Brennero. Sappiamo quali sono le persone che vivono in strada a Bolzano, la loro probabile provenienza e soprattutto il loro status giuridico. Dai report abbiamo appreso che il numero di persone in strada varia di settimana in settimana, dalle 40 alle 50, e che poco più della metà di loro ha presentato domanda di asilo alla questura di Bolzano. Questi ultimi, in base al D.Lgs 142/2015, avrebbero diritto ad essere accolti in strutture adeguate e a non dormire in strada o in locali di fortuna. 4/6 persone si dichiarano minori stranieri non accompagnati – soggetti definiti “vulnerabili” - e, in quanto tali, avrebbero diritto a speciali tutele. I restanti, si suddividono equamente tra coloro che hanno ricevuto il diniego dalle Commissioni territoriali, coloro che hanno il permesso di soggiorno scaduto, coloro che hanno un permesso di soggiorno per lavoro, coloro che non hanno ancora deciso dove presentare la domanda di asilo ed infine coloro che sono titolari di permessi umanitari ma risultano respinti dalla Germania e dall'Austria. Quest'ultimi hanno vista accolta la domanda di protezione internazionale: tuttavia, per loro, l'accoglienza messa in atto non ha previsto, oppure non ha permesso o non è stata in grado di realizzare, quei percorsi di integrazione validi e capaci di rispondere almeno ai suoi elementi base: casa e lavoro.

Orbene, è su questo versante dell'accoglienza ai richiedenti asilo e profughi, e precisamente sulle scelte politiche che attualmente la municipalità bolzanina deve realizzare nell'ambito della programmazione del territorio, che si gioca il vero futuro della sicurezza della nostra città, del suo sviluppo o del suo possibile progressivo degrado.

 

Risultano, per esempio, abbastanza incomprensibili le motivazioni che inducono il comune di Bolzano a non intraprendere, nel brevissimo periodo ed immediatamente, la strada dello SPRAR.

Una delle risposte che viene data alla domanda è che Bolzano non si può permettere di aderire alla rete nazionale SPRAR perché si trova in “over quota” ovvero è la città che ha più richiedenti asilo di tutta la provincia. Questo è vero: il 55% circa dei richiedenti asilo si trova nella città capoluogo. L'assessorato provinciale alle politiche sociali ha assunto l'impegno di diminuire per giungere quanto prima a una quota oscillante tra le 500 e le 600 persone. Ma si trascura di considerare che, per quelle municipalità che aderiscono al sistema nazionale di protezione internazionale definito SPRAR, scatta la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, stabilita da un apposito decreto del Ministero degli Interni, che prevede che l'assegnazione dei richiedenti asilo non possa in alcun modo superare la quota del 2,5 per mille della popolazione residente. Nel caso di Bolzano, ciò equivarrebbe ad una assegnazione di circa 220-250 persone al massimo: numeri ben diversi da quelli con i quali il nostro comune si trova attualmente a dover fare i conti.

 

E' augurabile poi che il comune di Bolzano si faccia promotore di percorsi ordinari di accoglienza dei richiedenti asilo, percorsi che siano in grado di mettere in moto sinergie attive col territorio e con le sue parti sociali. Necessita assolutamente garantire che sul territorio comunale vengano realizzati percorsi di “accoglienza integrata”, di carattere ordinario. La logica che sottende l'attuale accoglienza è sempre quella della straordinarietà ma, come da più parti sottolineato, non si può continuare ad affrontare la questione profughi e richiedenti asilo nell'ottica della eccezionalità del fenomeno. E' un fatto condiviso che le migrazioni siano ormai un tratto strutturale delle nostre società. Non si può continuare a pensare di sviluppare percorsi di integrazione in strutture pesantemente degradate, dai contesti relazionali disumani, con forti concentrazioni di persone: chi ha avuto modo di visitare le strutture dell'accoglienza bolzanina, peraltro precluse al pubblico per motivi di sicurezza, ha riportato la stessa sensazione avuta con la visita al carcere cittadino: gli odori, i colori e le sbarre sono simili. La lunga, forzata e inattiva permanenza presso i centri, in attesa della valutazione della domanda da parte delle Commissioni territoriali, rischia di evolvere in conflittualità diffusa e radicalizzazione sul territorio.

Questa situazione non è in alcun modo destinata a ridursi con l'arrivo della bella stagione e col passare del tempo. Sono infatti attesi nuovi arrivi visti i forti concentramenti di persone presenti sulle coste africane del Mediterraneo. Ad essi bisognerà sicuramente aggiungere coloro che non riusciranno più a transitare, vista la progressiva chiusura di alcune frontiere. Ed infine, questione molto importante ma non sufficientemente presa in considerazione, è la questione dei dinieghi delle Commissioni territoriali alle domande di asilo, dinieghi che stanno progressivamente ribaltando le logiche operative dei singoli territori. Nel 2016, secondo i dati del Ministero degli Interni, sono state presentate 123.600 domande di asilo (+ 47% rispetto al 2015): lo status di rifugiato è stato concesso solo al 5% delle domande esaminate; al 14% è stato assegnata la protezione sussidiaria, al 21% quella umanitaria e nel 56% dei casi c'è stato il diniego. Trasferendo i dati ai nostri 1470 richiedenti asilo, assegnati per il momento come quota nazionale, il diniego riguarderà dalle 800 alle 900 persone. Queste persone, dopo aver vissuto per 12/15 mesi in condizioni difficili nei centri di accoglienza approntati sul nostro territorio, con insufficienti e scarse iniziative di integrazione, si vedranno negare il mondo per il quale hanno intrapreso il loro viaggio. Dopo 12/15 mesi verranno messe sulla strada senza più titolo per rimanere nel nostro paese. Ad essi si dovranno aggiungere, per avere una corretta idea di quante saranno le persone a breve sulle nostre strade e nelle nostre piazze, i respinti dalla frontiera del Brennero, gli inevitabili fuori quota, i permessi di soggiorno scaduti... Se si è interessati veramente alla sicurezza del territorio di Bolzano, e si è sinceramente preoccupati del suo degrado, è assolutamente necessario pensare, sin d'ora, a come affrontare la questione “dinieghi” e quella dei respinti dalla frontiera del Brennero.

La violenza e la conflittualità, in assenza di adeguate misure di programmazione del territorio, saranno inevitabilmente destinate ad aumentare con pesanti ripercussioni sul tessuto socio-economico dell'intero sistema locale.

 

(pubblicato sui quotidiano Alto Adige del 27 marzo 2017