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Lettera: accesso alle misure d'accoglienza per i richiedenti protezione internazionale presenti nel territorio di Bolzano

A:
Commissariato di Governo per la Provincia di Bolzano
Questura di Bolzano
Presidente della Regione Autonoma Trentino – Alto-Adige / Südtirol
Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano
Comune di Bolzano
Assessore Politiche Sociali, Provincia Autonoma di Bolzano
Ripartizione Sociale, Provincia Autonoma di Bolzano
Asl, Provincia Autonoma di Bolzano
Protezione civile, Provincia Autonoma di Bolzano
Ministero Interno, Dipartimento libertà civili e immigrazione
Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

Per conoscenza:
UNHCR - CIR – OIM – UNAR

Oggetto: Accesso alle misure d'accoglienza per i richiedenti protezione internazionale presenti nel territorio di Bolzano

Le associazioni firmatarie della presente intendono porre all'attenzione delle competenti autorità la situazione dei richiedenti asilo presenti nel territorio della provincia di Bolzano.


Come noto, in Alto Adige esiste attualmente un sistema duplice di accoglienza: l'accoglienza gestita e finanziata a livello provinciale, per i cd. “profughi ordinari”, ovvero le persone che fanno richiesta di protezione internazionale accedendo direttamente alla questura di Bolzano, e l'accoglienza prefettizia delle persone destinate a Bolzano nel quadro del piano di distribuzione nazionale, ove all' Alto Adige spetta la quota del 0,9%; non esiste invece nessuna struttura del cd. Sistema di accoglienza territoriale perché la provincia di Bolzano non aderisce alla rete SPRAR.


Attualmente in Alto Adige dovrebbero dunque essere disponibili 132 posti messi a disposizione dalla Provincia e 976 posti per l’accoglienza prefettizia.In realtà, a fine febbraio, le persone effettivamente accolte in Alto Adige risultavano essere:
· circa 100 profughi “ordinari”, che hanno presentato richiesta di protezione in Alto Adige accedendo direttamente alla Questura di Bolzano
· circa 800 profughi accolti nei centri di accoglienza straordinari, destinati all'Alto Adige tramite la distribuzione nazionale.


La Provincia di Bolzano non ha quindi nemmeno raggiunto tramite l'accoglienza la quota che le spetterebbe nel quadro della distribuzione nazionale e anche nel sistema di accoglienza provinciale non si raggiungono i posti d'accoglienza previsti. Di contro, risultano esclusi da entrambe le forme di accoglienza territoriali molti richiedenti protezione internazionale giunti autonomamente che hanno iniziato il proprio iter di riconoscimento di protezione internazionale presso la Questura di Bolzano. Tra questi anche persone che sono state rimandate da altre Questure a Bolzano per formalizzare qui la domanda, in quanto fotosegnalati al Brennero. Le prime persone in lista sono dunque in attesa e escluse dall'accoglienza da maggio 2015, ovvero da 10 mesi.

In particolare, in Provincia di Bolzano ci sono attualmente almeno 240 persone che hanno fatto domanda di protezione internazionale presso la Questura, chiedendo contestualmente di accedere alle misure di accoglienza e che risultano prive di sistemazione alloggiativa adeguata ovvero utile a garantire le condizioni di accoglienza previste dalla Direttiva 2013/33/UE trasposta in Italia con il D. Lgs. 142/2015.


Infatti, mentre le famiglie in lista di attesa hanno ricevuto una collocazione alternativa, i richiedenti singoli hanno trascorso diversi mesi in strada e solo dopo diverse segnalazioni e una mobilitazione che ha denunciato tale situazione inaccettabile, a fine dicembre sono stati aumentati i posti letto del servizio “emergenza freddo” per persone senza fissa dimora a Bolzano. Così per esempio è stata aperta una struttura che ospita 90 persone in un'unica sala, più circa 12 gabinetti e 2 docce.

Ultimamente tuttavia anche i posti nei tre centri d'emergenza freddo sono pieni e certe notti le persone possono nuovamente accedere solo a rotazione. Tuttora quindi ci sono richiedenti protezione internazionale costretti a dormire fuori.


Chi accede al dormitorio notturno deve lasciare il centro alle 6:30 e non ha alcuna possibilità di lasciare presso il centro i propri oggetti personali; Inoltre può usufruire di un solo pasto, a differenza di quanto previsto dal “Protocollo accoglienza profughi in Alto Adige” che dice che ai richiedenti d'asilo senza fissa dimora sul territorio devono essere forniti due pasti al giorno e accesso ai servizi d'igiene personale.


La risposta “umanitaria” individuata dalla Provincia per fronteggiare la situazione tramite l'apertura di ulteriori posti in dormitorio (emergenza freddo) ha creato di fatto una terza forma di accoglienza per richiedenti protezione internazionale non corrispondente ai criteri minimi di accoglienza del decreto 142/2015.


Qualcuno ha potuto iniziare un corso di lingua, ma è impensabile intraprendere un processo di inserimento linguistico e sociale, in condizioni in cui manca una risposta ai bisogni primari: cibo, un posto dove stare al riparo, accesso ai servizi igenici e docce; i mesi per strada e la mancanza di prospettiva di accedere all'accoglienza, hanno portato a un deterioramento dello stato di salute mentale e fisica delle persone.


Risulta, assolutamente inaccettabile, e non conforme alla normativa vigente, che ci siano richiedenti asilo esclusi dall'accoglienza, costretti a vivere da mesi in situazioni non dignitose, posto che tutti coloro che presentano domanda di protezione internazionale hanno diritto all’accoglienza.


Estremamente preoccupante il fatto che il 31 marzo è prevista la chiusura dei centri “emergenza freddo”; poiché il numero dei richiedenti protezione internazionale presenti sul territorio non andrà certo a diminuire, alle condizioni attuali il numero di persone prive di accoglienza appare destinato
ad aumentare.

 


Come già richiamato, l'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale trova la sua disciplina nella direttiva 2013/33/UE trasposta in Italia con il D. Lgs. 142/2015.


L'art. 1 cc. 1 e 2 del D. Lgs. 142/2015 stabilisce che le norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale si applica in tutto il territorio nazionale, comprese le frontiere e le relative zone di transito, nonché le acque territoriali e che le misure di accoglienza di cui al presente decreto si applicano dal momento della manifestazione della volontà di chiedere la protezione internazionale. Il successivo comma 3 del medesimo articolo prevede che le misure di accoglienza previste dal decreto si applicano anche ai richiedenti protezione internazionale soggetti al procedimento previsto dal regolamento (UE) n. 604/2013, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale.


Secondo quanto previsto dall'art. 8 del D. Lgs. 142/2015, il sistema di accoglienza per richiedenti protezione internazionale “si basa sulla leale collaborazione tra i livelli di governo interessati, secondo le forme di coordinamento nazionale e regionale” (con un richiamo all'art. 16 del medesimo decreto che stabilisce le forme di coordinamento nazionale e regionale) e si articola in una fase di prima accoglienza assicurata, da attuarsi nelle strutture di prima accoglienza e nei centri di accoglienza straordinaria, e in una fase di seconda accoglienza disposta nelle strutture del cd. SPRAR.


Oltre ad evidenziare l'assoluta inesistenza di questo secondo livello di accoglienza nel territorio provinciale, si osserva che molte delle garanzie e dei diritti previsti dal D. Lgs. 142/2015 non trovano piena attuazione nel contesto di accoglienza attuale.


L'art. 10 D. Lgs. 142/2015 prevede infatti che, anche nei centri di prima accoglienza, così come nei CAS, devono essere assicurati “il rispetto della sfera privata, comprese le differenze di genere, delle esigenze connesse all’età, la tutela della salute fisica e mentale dei richiedenti, l’unità dei nuclei familiari composti da coniugi e da parenti entro il primo grado, l’apprestamento delle misure necessarie per le persone portatrici di particolari esigenze. Sono adottate misure idonee a prevenire ogni forma di violenza e a garantire la sicurezza e la protezione dei richiedenti”.


E ancora in tali centri deve essere “assicurata la facoltà di comunicare con i rappresentanti dell’UNHCR, degli enti di tutela dei titolari di protezione internazionale con esperienza consolidata nel settore, con i ministri di culto, nonché con gli avvocati e i familiari dei richiedenti”.
Nei centri “emergenza freddo” attualmente esistenti è assente ogni monitoraggio, incluso il checkup sanitario, ed è impossibile l'identificazione dei soggetti vulnerabili che, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 142/2015 deve essere assicurata fin dalle prime fasi dell'accoglienza.


Sebbene le condizioni per l'accesso alla procedura e all'accoglienza in provincia di Bolzano siano già state sanzionate dalla magistratura, la peculiarità del sistema di accoglienza locale, in parte estraneo al sistema delineato dal D. Lgs. 142/2015, continua a permanere così come continuano ad esistere il meccanismo della lista di attesa, esistente fin dal 2013, che vede alcune persone attendere da oltre 9 mesi.


Con la presente siamo dunque a chiedere quali provvedimenti le autorità intendono porre in essere per far fronte alla situazione e per provvedere alla collocazione adatta e conforme alla legge delle persone in lista di attesa, peraltro già identificate dalla questura come richiedenti protezione internazionale ed in attesa di audizione presso la commissione territoriale.


In particolare si richiede che entro il 31 marzo ai richiedenti asilo senza fissa dimora a Bolzano venga comunque concesso da subito di usufruire dei beni primari, in parte già prescritti dal “Protocollo accoglienza profughi in Alto Adige” (Circolare n.1/2015, punto 10; Ripartizione 24 – Politiche Sociali) ma non attuati (2 pasti e servizi d'igiene personale): alloggio diurno e notturno in locali riparati e riscaldati ove venga garantito l'accesso e la fruibilità di servizi igienici e acqua corrente potabile nonché energia elettrica e pasti.


Si sollecita, con riferimento agli art. 1, 8, 9 del Decreto Legislativo 142/2015, che il tavolo di coordinamento provinciale e il prefetto individuino le misure d'accoglienza in centri per richiedenti protezione internazionale.


Si chiede inoltre di garantire entro il 31 marzo il raggiungimento almeno della quota di posti in accoglienza prefettizia spettanti alla Provincia di Bolzano e la messa a disposizione effettiva di tutti i 132 posti previsti per l'accoglienza provinciale degli “ordinari”, nonché il rispetto del diritto all’accoglienza per tutti i richiedenti protezione internazionale presenti sul territorio provinciale.

 

Associazioni firmatarie (ordine alfabetico; provinciali, nazionali)

Associazione Porte Aperte – Offene Türen
Associazione Scioglilingua
Associazione per i popoli minacciati – Gesellschaft für bedrohte Völker
Biblioteca Culture del Mondo – Bibliothek Kulturen der Welt
Binario 1 – Gleis 1
Consulta immigrati del Comune di Bolzano – Gemeindebeirat der Ausländer/-innen von Bozen
Emergency Bolzano Bozen
Fondazione Alexander Langer Stiftung
Forum Prevenzione – Forum Prävention
“INCAS” - Associazione Latinoamerica
Operation Daywork
Organizzazione per un Mondo Solidale – Organisation für eine Solidarische Welt
Rete dei Diritti dei Senza Voce – Netzwerk der Rechte der Stimmlosen

Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, ASGI
Meltingpot

Bolzano, 10.03.2016

Lettera_Accesso_alle_misure_d_accoglienza_per_i_richiedenti_protezione_internazionale_presenti_nel_territorio_di_Bolzano_10.3.2015.pdf (89 KB)