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Federica Dalla Pria: Lungo la rotta del Brennero, il modello di accoglienza
26.10.2018, contributo a Dossier statistico 2018

Secondo i dati del Ministero dell'Interno- DLCI, al 31 dicembre 2017 in Trentino-Alto Adige è presente il 2% dei richiedenti asilo accolti a livello nazionale, con il numero di 3370 persone. E’ un dato in continua diminuzione, se si considera che al 1 dicembre 2017 lo stesso Ministero conteggia 3420 persone, di cui 149 accolte nello SPRAR. Il che indica come nel solo mese di dicembre, 50 persone hanno lasciato i centri di accoglienza, per sopravvenuta fine progetto o per altri motivi. D’altra parte questo non stupisce se si tiene presente che dal 31 luglio 2017 non vi è più stato alcun arrivo in Regione di nuovi richiedenti protezione internazionale mandati secondo il piano di riparto nazionale.

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio e quindi la tipologia di accoglienza, il Rapporto ANCI 2017 sulla protezione internazionale, mette in luce come l’incidenza della partecipazione dei Comuni all’organizzazione dell’accoglienza è la quarta più bassa in Italia, con il 25.9%, dopo Sardegna (17,8%), Abruzzo (19,3%) e Valle D’Aosta (20,3%). Questo dato andrà sicuramente a modificarsi nel corso del 2018 in seguito all’adesione alla rete Sprar di numerosi comuni altoatesini.

Stringendo lo sguardo sull'Alto Adige, a fine maggio del 2017, secondo quanto dichiarato dalla Provincia autonoma di Bolzano, le persone inviate dagli sbarchi ed accolte sul territorio provinciale sono circa 1630 a fronte dei 1940 previsti dal piano di riparto nazionale, che corrisponde allo 0.9% nazionale. Il dato rimane pressoché stabile per tutto il 2017, visto che a fine anno in Provincia sono accolte tra le 1650 e le 1769 persone, secondo i dati forniti rispettivamente dalla Provincia e dal Ministero degli Interni (Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate, Dossier statistici, 7 dicembre 2017 ). Di queste, secondo la relazione della Referente per i richiedenti asilo e rifugiati di Bolzano, circa 782 sono concentrate nella sola città di Bolzano all’interno di 9 strutture, il che rappresenta circa il 44% di tutte le presenze in Alto Adige. Le altre persone trovano accoglienza nel resto della provincia all’interno di 21 strutture, rispettivamente dislocate a: Malles, Silandro, Rifiano, Merano, Tesimo, Appiano, Ora, Laives, Renon, Castelrotto, Ortisei, Barbiano, Funes, Chiusa, Bressanone, Prati di Vizze, Vandoies, Brunico, San Candido, Lana, Nova Ponente.

Tra i principali paesi d’origine dei richiedenti asilo ci sono: Nigeria 25%, Pakistan 17%, Gambia 10%, Bangladesh 8%, Mali 7%, Senegal 6%, Afghanistan 5%, Costa d‘Avorio 4%.

Nel corso del 2017, oltre alle persone accolte nei centri, si rileva la presenza di altre 200-250 richiedenti protezione internazionale che non rientrano nella cosiddetta “quota ministeriale”, direttamente collegata al conteggio degli sbarchi nazionali. Si tratta di persone arrivate in modo autonomo in provincia di Bolzano, spesso attraversando le frontiere terrestri, che vengono chiamate comunemente “fuori quota”. Il 50% circa di questi arrivi autonomi è costituito da persone appartenenti a nuclei familiari, tra cui nuclei monoparentali madre e figlio mentre l'altra metà è costituita da uomini soli di nazionalità soprattutto afgana, pakistana e marocchina. Mentre i nuclei familiari sono accolti in alcune strutture alberghiere solo in seguito ad una verifica dei criteri definiti da una apposita circolare provinciale – nota come “circolare Critelli” dal nome del funzionario suo estensore, gli uomini non hanno accesso immediato ad alcun tipo di accoglienza, pur avendone la maggioranza di essi diritto perché inoltra a Bolzano la prima domanda di protezione internazionale sul suolo italiano; solo dopo molti mesi essi possono eventualmente entrare in un centro di prima accoglienza, dopo la verifica da parte del Commissariato del Governo dei requisiti richiesti.

 

A differenza della quasi totalità delle altre regioni italiane in cui è la Prefettura che si occupa di gestire l’accoglienza governativa, in Alto Adige essa è di competenza della Provincia, che opera in accordo con il Commissariato del Governo. La Provincia individua ed incarica il gestore di struttura in base ad una manifestazione di interesse e mantiene la facoltà di sostituire in qualsiasi momento sia l'ente gestore, sia le strutture di accoglienza messe a disposizione dello Stato.

Per molti anni si è avuto un duopolio degli enti gestori – Caritas e Volontarius;

a partire 2017 essi sono diventati quattro:
- Associazione Volontarius Onlus con la cooperativa sociale consociata River Equipe;

- Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone;

- Spes Srl impresa sociale;

- Croce Rossa Italiana.

Per tutto il 2017 la gestione dell’accoglienza è stata solamente di tipo straordinario con la presenza di strutture che, con terminologia nazionale, vengono identificate come Centri di accoglienza straordinaria (CAS). Sebbene nel protocollo di intesa tra Commissariato e Provincia si faccia riferimento a strutture di prima e di seconda accoglienza, le condizioni di accoglienza garantite non sempre differiscono nelle varie tipologie di struttura.

Nel settembre 2017 sei Comunità Comprensoriali, per un totale di 85 comuni, partecipano al bando SPRAR e vedono il loro progetto approvato con la delibera del Ministero dell’Interno del 30 dicembre; in totale saranno finanziati 223 posti e precisamente: nelle Comunità di Burgraviato (50), Oltreadige-Bassa Atesina (49), Salto-Sciliar (40), Val Pusteria (31), Valle Isarco (27), Val Venosta (26). In questo modo si vuole raggiungere un ulteriore obiettivo: la progressiva riduzione della presenza dei richiedenti asilo nel comune capoluogo Bolzano, che a fine 2017 ne ha accolti il 44% di tutta la presenza provinciale. Questo “sgravio” del comune di Bolzano, rappresenta un’ulteriore anomalia del sistema altoatesino rispetto al contesto nazionale: nei progetti Sprar locali, verranno infatti accolti solamente richiedenti protezione internazionale “locali”, cioè già inseriti nei CAS presenti in Provincia, ma non – stante alcune eccezioni – persone provenienti da altre Regioni.

E’ interessante notare che proprio l'alta concentrazione di migranti accolti a Bolzano sia la motivazione per la quale il Comune non mostri per ora interesse alla partecipazione alla rete Sprar, riservandosi un’eventuale adesione nel momento in cui le presenze in città diminuissero. In tal modo si viene a profilare un singolare modello di accoglienza provinciale per il quale nelle piccole comunità montane di lingua e cultura tedesca viene progressivamente implementato un modello di accoglienza diffusa, mentre nella città capoluogo, a maggioranza di lingua e cultura italiana, dominerà un modello basato su centri contraddistinti dai grandi numeri, allocati spesso in ex capannoni o strutture industriali dismesse.

Contributo di:

Federica Dalla Pria, Fondazione Langer – Stiftung, coordinatrice progetto “Antenne migranti”: l'approfondimento di questo tema è reperibile in “Lungo la rotta del Brennero. Rapporto di monitoraggio sulla situazione dei migranti a Bolzano e al Brennero, settembre 2017, Fondazione Alexander Langer, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione – ASGI, in:

http://www.alexanderlanger.org/files/ReportMonitoraggio20170925.pdf

 

Il Dossier Statistico Immigrazione, é un rapporto annuale a cura di IDOS e confluenze,  per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri/Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Il Dossier offre un’analisi organica delle migrazioni imperniata su vari aspetti, con un ampio supporto di dati statistici: il contesto internazionale; i flussi migratori e la presenza di immigrati e rifugiati in Italia; il mondo del lavoro; i diversi livelli di inserimento sociale; i contesti regionali.