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Michele Longo - Memoria e rinascita in Val di Stava

 

La valle di Stava, così come la vediamo oggi, non mostra più le ferite che il territorio subì il 19 luglio 1985 quando una colata di fango, fuoriuscita dai bacini di decantazione della miniera di fluorite di Prestavèl, distrusse Stava e la via Mulini del paese di Tesero provocando ingenti danni ambientali e materiali e la morte di 268 persone.

 

La rinascita di una comunità non si misura peraltro solamente dalla capacità di ripristinare i luoghi in cui essa vive. L’erba ricresce in fretta; le relazioni, il tessuto sociale, la volontà di guardare avanti hanno invece bisogno di tempo. Ed hanno bisogno di segni tangibili, di azioni pratiche, di confronto continuo per riaffermarsi dopo una tragedia di tali dimensioni.

L'opera di soccorso, immediatamente successiva alla catastrofe, fu un primo esempio della necessità di reazione attiva che per prima la stessa comunità colpita di Tesero ebbe. Il successivo imponente intervento della struttura volontaristica di soccorso, che nelle regioni alpine vanta una tradizione secolare, diede poi dimostrazione di quell’efficienza che, se da un lato non ebbe modo di tradursi in salvataggio di vite umane, salvo rari casi visti i pochissimi superstiti, contribuì dall’altro al superamento dei giorni che seguirono portando convinta e umana solidarietà.

La stessa solidarietà che venne da Longarone, il 9 ottobre 1985, nell’anniversario della catastrofe del Vajont. Fu infatti scoperta una stele a ricordo delle vittime di Stava nel cimitero di Fortogna dove riposano le oltre 1900 vittime di quella, sotto molti versi analoga, sciagura.

La conferma però che è l’azione collettiva, tesa ad un obiettivo, a generare uno dei più efficaci impulsi ad una elaborazione e superamento del lutto si ebbe il Natale di quell’anno. Con il sostegno degli ascoltatori e telespettatori della Radio-TV Bavarese fu possibile l’allestimento di un nuovo presepio a grandezza naturale nella piazza di Tesero. In Germania infatti era partita una raccolta di fondi per la pronta ricostruzione a Tesero di qualcosa in concreto e di utilità pubblica”. La costruzione del presepio venne intesa dall’Associazione Amici del presepio, portavoce in quell’occasione delle associazioni del paese, come un messaggio di rinascita intrinseco al significato stesso del Natale cristiano, il primo esempio di ricostruzione concreta dopo il luttuoso evento”.

 

Gli anniversari

Un anniversario è, nella comune accezione del termine, il momento di condivisione e riaffermazione collettiva di un evento accaduto nel passato. Più comunemente è un momento familiare. Spesso è momento storico o culturale. In ogni caso è occasione per ricordare. Perché la memoria, di qualunque evento essa sia espressione, porta immensamente più ricchezza di qualsiasi tentativo di rimozione.

E’ con questa consapevolezza che già dal luglio 1986, primo anniversario della catastrofe, la Parrocchia di Tesero decise di dedicare al suffragio delle vittime una Via Crucis lungo la Val di Stava e una Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Tesero.

Dal 1986, ogni anno, nella serata della vigilia, si tiene la Via Crucis e nella giornata dell’anniversario si svolge la Santa Messa con processione e preghiera sul cimitero delle vittime. Nel tempo altre iniziative hanno fatto da contorno e consolidato le celebrazioni del 19 luglio con mostre fotografiche, eventi musicali o culturali, convegni.

 

La memoria vissuta al di fuori della comunità di Tesero

Quando un evento straordinario colpisce un’intera comunità questo diviene, inevitabilmente, anche elemento di frattura temporale evidente nella storia della comunità stessa. I riferimenti al 19 luglio 1985, pur non espliciti, sono entrati nelle relazioni quotidiane tanto che a Tesero il “prima di Stava” o il “dopo Stava” emergono frequentemente nelle conversazioni come per i nostri nonni potevano essere il “prima della guerra” o il “dopo la guerra”.

Questa ricorrenza nella vita sociale unita al vivere fisicamente sui luoghi teatro dell’evento e all’inevitabile desiderio di volgere oltre lo sguardo hanno portato gli abitanti, comprensibilmente, ad affrontare con riservatezza, quasi con pudore i fatti di Stava.

Diametralmente opposta invece la situazione dei famigliari delle vittime, oltre tre quarti del totale non dimentichiamolo, provenienti da fuori paese e dall’esterno della Valle di Fiemme. Al di là dell’ambito strettamente famigliare la possibilità per essi di confronto su quanto successo è stata possibile solamente in rari momenti, spesso legati proprio agli anniversari.

Di qui quasi la contrapposizione fra la popolazione locale che “è sembrata”, vista da fuori, voler lasciar affievolire il ricordo e chi invece, tornando a Stava, avrebbe desiderato che non solo le persone ma ogni pietra testimoniasse, quasi gridasse quanto successo.

La coltivazione della memoria in tutte le sue forme ha permesso un graduale avvicinamento delle posizioni e ulteriori numerose iniziative, promosse dall’impegno dei famigliari nelle proprie comunità, si sono aggiunte a quelle nate a Tesero.

Ne sono testimonianza, fra gli altri:

l’impegno delle ACLI Milanesi che furono duramente colpite avendo in gestione uno degli alberghi che ospitava molti ragazzi e famiglie;

la scuola primaria milanese dell’Istituto Comprensivo Arbe-Zara intitolata a Stefano e Tommaso Fabbri, due fratellini scomparsi a Stava;

la “Via Val di Stava” presente nella viabilità dei comuni di Cologno Monzese in provincia di Milano e Legnago in provincia di Verona;

le borse di studio del concorso” Paolo e Davide Disarò”, finanziato dall'Amministrazione del Comune di Cesano Maderno, dalle ACLI e dalla famiglia Disarò;

la staffetta podistica “Per non dimenticare” organizzata dal Gruppo Escursionisti Pian Seresia di Malgrate che partì dal Duomo di Milano ed in tre giorni di marcia raggiunse Stava;

la piccola Pieve del Pilastrino eretta a Roteglia, in provincia di Reggio Emilia a ricordo delle dieci vittime di quella comunità.

Insieme a tanti altri comuni, associazioni, enti e privati l’Associazione ACLI di Milano, il comune di Castellarano e il Comune di Cesano Maderno sono soci onorari della Fondazione Stava 1985 Onlus. Le loro iniziative, e molte altre, contribuiscono a rinnovare la "memoria attiva", com’è stata definita dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione dell'udienza concessa ai promotori della Fondazione al Palazzo del Quirinale il 22 settembre 1999. Una memoria che non sia fine a se stessa, ma che voglia creare e rafforzare quella coscienza delle proprie personali responsabilità che è mancata a Stava e che deve servire per evitare che si ripetano ancora avvenimenti simili, prevedibili ed evitabili.

 

La Fondazione Stava 1985 onlus

L’ Associazione Sinistrati Val di Stava, la Magnifica Comunità di Fiemme, i Comuni di Tesero, Longarone e Cavalese hanno dato vita alla Fondazione Stava 985 onlus.

La Fondazione lavora dal 2003 su progetti improntati alla memoria, all’informazione e alla formazione con l’obbiettivo di far conoscere diffusamente genesi, cause e responsabilità della catastrofe di Stava. Si contano a decine di migliaia i visitatori del sito web www.stava1985.it, del Sentiero della Memoria sul monte Prestavel e del Centro di documentazione dove assistono anche alla proiezione del cortometraggio "Stava 19 luglio".

Sono ormai migliaia anche gli spettatori della rappresentazione teatrale “Stava 19 luglio 1985” su testo di Luisa Pachera e allestimento del GAD Città di Trento; un lavoro che, nei teatri, ripercorre in forma drammaturgica i fatti che portarono al crollo delle discariche di Stava.

Il “Progetto Memoria” sviluppato in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino,ha visto la raccolta di più di 100 testimonianze sotto forma di video-intervista per un totale di oltre 85 ore di video-registrazione di quanti hanno vissuto in prima persona i fatti legati al 19 luglio 1985.

I rapporti instaurati con la comunità di Sgorigrad, in Bulgaria, dove nel 1966 un disastro analogo ha provocato centinaia di vittime testimoniano che quello è solo uno degli innumerevoli disastri provocati da crolli di discariche minerarie prima di Stava. Dopo Stava si contano più di 40 incidenti rilevanti di questo tipo nel mondo, l’ultimo pochi mesi fa a Kolontar e Devecser in Ungheria dove la fuoriuscita di fanghi altamente tossici residui della lavorazione della bauxite hanno provocato vittime e feriti inquinando una vasta area fino a raggiungere il Danubio.

Questi incidenti rinnovano la necessità di informare diffusamente e creare le condizioni per la formazione di tecnici competenti.

I commenti che esprimono, spesso anche scritti sul libro degli ospiti, le persone che vengono a Stava e visitano il Centro di Documentazione, uniti alle numerose dirette testimonianze raccolte, come quelle toccanti e significative espresse a Sgorigrad, rendono peraltro evidente quanto la possibilità, di ogni singola persona e della comunità a cui essa appartiene, di poter coltivare la memoria sia fondamentale per una graduale elaborazione del lutto.

La comunità di Tesero, dei famigliari e dei superstiti della Val di Stava e la Fondazione Stava 1985 sostanzialmente si impegnano in quello che già nel 1995 Franco De Battaglia, allora direttore del Quotidiano Alto Adige, scriveva nella prefazione al libro “Stava perché”,

Il vero monumento alle 268 vittime innocenti di Stava è limpegno silenzioso, costante, tenace che le famiglie sopravvissute hanno sofferto e trasmesso lungo tutti questi anni per mantenere vivo il ricordo dei loro cari e soprattutto perché quelle morti si liberassero dalla loro disperazione, per tradursi in un momento di vero riscatto civile, per far capire che quella di Stava non è stata una fatalità, per gridare la necessità di rapporti nuovi fra gli uomini.

Anche per questo la Fondazione ha ricevuto, nell’ambito di Euromediterranea 2010, il Premio Internazionale Alexander Langer.



Elaborato dal capitolo “Memoria e rinascita” a cura di Michele Longo - Stava|Tesero: la ricostruzione e la memoria – 1985-2010 a cura di Marco Viola, 227 pp.