pro dialog

Alexander Langer

Giulia Allegrini: Alexander Langer, anima nomade

Prima di scrivere questo racconto della vita di Alexander Langer ho in parte esplorato l’archivio dei suoi scritti presso la Fondazione che porta il suo nome. Mi sono così imbattuta in molti nomi di persone, colleghi, amici, compagni di strada, associazioni, che immagino siano state parte inseparabile e insostituibile della sua vita e del suo impegno. A loro, qui non nominati per artificio letterario, e a chi ancora cerca di dare anima, corpo, voce, al messaggio delicato e profondo che Langer ci ha lasciato, dedico questo lavoro.

Appartenenze plurime

Una valigia in mano, uno zainetto sulle spalle: è questa forse l’immagine più familiare di Alexander Langer, un autentico viaggiatore sempre pronto a partire, a mettersi in cammino verso mete difficili da raggiungere, pronto ad attraversare confini, ma soprattutto un uomo che ha fatto del suo impegno per una società più giusta, equa, pacifica, rispettosa della natura e del suo delicato equilibrio, la sua “grande causa” di vita. Una vita ricca di incontri, viaggi, lotte, speranze, anche di delusione e al tempo stesso di amore. Ripercorrendola, passando dalle terre del Sudtirolo, fino a quelle dell’Amazzonia, dei Balcani, dell’Europa dell’Est, rivedendo quei tanti movimenti sociali che sono stati parte della storia non solo dell’Italia ma anche di una parte del mondo intero che ha creduto e crede ancora in parole come pace, giustizia, rispetto, dignità, ci si accorge quanto questa vita abbia molto da dire ancora, e come possa suggerire delle direzioni, delle strade da percorrere, anche a chi, come chi scrive, non ha avuto la fortuna di conoscerlo, prima che, il 3 luglio 1995, decidesse di lasciare drasticamente e per sempre questa vita, questo mondo, a Pian dei Giullari, sulle colline di Firenze.
“Mi piace molto girare il mondo, e per fortuna i genitori me lo permettono, anche se vado molto da solo. A piedi, in montagna, nei dintorni di Sterzing; in bicicletta, con un raggio d'azione che arriva fino al lago di Garda, all'Engadina, nel Nordtirolo; poi con un ciclomotore che mi regalano: scopro la pianura padana, la Lombardia, la Toscana, l'Umbria, i monumenti studiati nella storia dell'arte, i luoghi di cui ho letto nei libri. Più tardi l'Europa. Mi piace dormire negli ostelli, conoscere giovani di altri paesi. Ho sempre trovato complicato spiegare da dove vengo”. I confini che amava attraversare, spinto da quest’animo teso alla ricerca e alla conoscenza, erano però non solo geografici ma anche e soprattutto linguistici e culturali, grazie alle sue profonde radici che, nel corso della vita, hanno fortemente influito sul suo instancabile impegno politico, civile e culturale.....


(ALLEGATO)

Allegrini-Langer2005.pdf (218 KB)