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Adopt Srebrenica

Al via la 3. settimana internazionale a Srebrenica
La terza edizione della Settimana internazionale della Memoria a Srebrenica (Bosni-Erzegovina) è ufficialmente iniziata domenica 23 agosto. L’ha aperta il discorso del portavoce del sindaco della città, Osman Sulijć, che tra le altre cose ha detto: “Eventi del passato vanno ricordati insieme, ma non bisogna fermarsi lì. La memoria è insufficiente, se l’uomo non ha il coraggio di guardare avanti. Ecco perché sosteniamo la Settimana internazionale della Memoria. A Srebrenica c’è un tessuto multietnico e qui ora i diritti umani sono garantiti per tutti”.

Ha proseguito la cerimonia il gruppo locale del progetto Adopt Srebrenica, un’iniziativa di cooperazione promossa dalla Fondazione Alexander Langer e dall’associazione Tuzlanska Amica. Gli undici giovani della città che fanno parte del gruppo hanno raccontato il passato e il presente di Srebrenica: “Prima della guerra questa era una città molto attiva con una popolazione di 36 mila abitanti. Oggi siamo circa 9 mila e l’industria che una volta ci faceva ricchi ora non c’è più. Ma qualche motivo per sperare l’abbiamo ancora. La risorsa più importante da valorizzare sono le persone, soprattutto i giovani. Speriamo che adotterete idealmente questa città e la porterete per sempre nel vostro cuore”.

Fausto Bertoncini, responsabile del Forum provinciale di Siena per la cooperazione e la solidarietà internazionale, ha ricordato i motivi per cui la Provincia di Siena ha deciso di rinnovare l’impegno per Srebrenica con il nuovo presidente, Simone Bezzini: “Non facciamo questo lavoro di cooperazione a favore della popolazione di Srebrenica perché siamo buoni, lo facciamo perché abbiamo un debito nei confronti della città”.

Lo spettacolo del Motus danza, a metà tra teatro, ballo e cinema, ha chiuso la cerimonia d’inaugurazione riscuotendo molti applausi. L’opera, Iris sotto il mare, è dedicata a Iris Noelia Palacio Cruz, una badante honduregna che morì buttandosi coraggiosamente nelle acque dell’Argentario per trarre in salvo il bambino di cui si prendeva cura. Rosanna Cieri, la regista dello spettacolo, ha dichiarato: “Siamo felici di partecipare alla rinascita culturale della ex Jugoslavia, dove veniamo spesso. Ci sentiamo amici dei bosniaci e per noi la capitale Sarajevo è una seconda casa”.

 

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